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Il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, visita la mostra dedicata al Simonino

La mostra è allestita al Museo Diocesano fino al 13 aprile 2020 e la visita è parte di un più ampio programma di incontri organizzata dalla sezione trentina dell'Associazione Italia-Israele

Pubblicato il - 14 febbraio 2020 - 19:00

TRENTO. Il presidente della Ucei-Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, visiterà domenica 16 febbraio la mostra "L'invenzione del colpevole. Il 'caso' di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia".

 

La mostra è allestita al Museo Diocesano fino al 13 aprile 2020 e la visita è parte di un più ampio programma di incontri organizzata dalla sezione trentina dell'Associazione Italia-Israele

 

La vicenda, risalente al XV secolo, si potrebbe oggi definire una clamorosa fake news del passato, nella quale si intrecciano sentimenti anti-ebraici, esigenze devozionali e ambizioni di politica ecclesiastica. L'esposizione intende richiamare l'attenzione del pubblico su una delle pagine più oscure dell'antisemitismo, per stimolare la riflessione sui meccanismi di ‘costruzione del nemico' e sul potere della propaganda.
 

A Trento il 23 marzo 1475, Simone, un bambino di circa due anni, scompare misteriosamente tra i vicoli dell'antica città alpina. Il giorno di Pasqua il suo corpo senza vita viene ritrovato nei pressi della casa di Samuele, tra i maggiori esponenti della piccola comunità ebraica locale.

 

Ritenuti responsabili del rapimento e dell’omicidio del bambino, gli ebrei sono subito incarcerati, processati e, sulla base di confessioni estorte con la tortura, condannati a morte. L’accusa si fondava sulla credenza, o leggenda, che gli ebrei compissero sacrifici rituali di fanciulli cristiani con lo scopo di reiterare la crocifissione di Gesù, servendosi del sangue della vittima per scopi magici e religiosi.

La prudenza e i dubbi della Chiesa non riescono infatti ad opporsi ad una venerazione tributata per via di fatto e costruita utilizzando due potenti mezzi di comunicazione: le immagini e il nuovissimo strumento della stampa tipografica. Grazie alla macchina della propaganda, abilmente orchestrata dal principe vescovo di Trento, Johannes Hinderbach, vero regista dell'intera operazione, il culto di Simonino si diffonde rapidamente, riuscendo a imporsi come prototipo di tutti i presunti omicidi rituali dei secoli a seguire.

Solo nel Novecento la rilettura critica delle fonti ha ristabilito la verità storica, dimostrando l’infondatezza delle accuse di omicidio rituale rivolte agli ebrei, maturate in un clima di radicati pregiudizi antigiudaici. Sulla base di questi studi la Chiesa, negli anni del Concilio Vaticano II, ha deciso di abrogare il culto del Simonino il 28 ottobre 1965.

 

L'esposizione è stata ideata in omaggio a monsignor Iginio Rogger (1919-2014), già direttore del Museo Diocesano Tridentino e coraggioso protagonista della storica revisione del culto di Simonino, di cui nel 2019 ricorre il centenario dalla nascita. A distanza di più di mezzo secolo dalla sua abolizione, la mostra intende fare il punto sul 'caso' di Simone da Trento e diffondere una più ampia conoscenza di questa delicata e attualissima vicenda tardo-medievale. 

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