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Al Teatro di Villazzano vietato dire "dove eravamo rimasti?"

Non è una ripartenza perché non hanno mai smesso di proporsi e di proporre facendo della necessità Covid una virtù creativa per logistica e forme di spettacolo. Adesso però sarà di nuovo "Stagione" con alcuni punti fermi e tante novità. Ridere e riflettere, incontrarsi e giocare con gli spazi. E un mostro sacro della scena come Germano che recita lontano dal palco per emozioni tridimensionali

Di Carmine Ragozzino - 06 ottobre 2021 - 15:59

 

TRENTO. Rieccoli. Presenti, fiduciosi, pimpanti. A prescindere. A prescindere da un anno e più vissuti nelle privazioni pandemiche. Tornano quelli di Villazzano, nel senso del Teatro di collina. Una fucina che si è guadagnata in cinque anni un credito sia cittadino che extra capoluogo. Timori e preoccupazioni – (la lunga chiusura, le riaperture limitate e limitanti) non possono, purtroppo, andare in archivio. Il Covid c’è ancora. È meno invadente ma c’è. Oggi può tornare lo spettacolo e le platee possono di nuovo ospitare gli emozionabili, seppure in numero ridotto.

 

  La guardia, però, deve restare alta in termini di precauzioni. Chi fa e propone spettacolo è tuttavia obbligato all’ottimismo. Tocca “fare” comunque. Una missione quasi più sociale che artistica. Lo spettacolo – tutte le forme di spettacolo – aggrega. Ed è di incontro che oggi, più che mai, c’è urgenza.

L’incontro promosso dalle iniziative del Teatro di Villazzano è multidisciplinare.

 

 La varietà dell’offerta, l’assenza di puzza al naso intellettualoide bilanciata dall’attitudine al rischio della contemporaneità e degli argomenti scomodi, è il brand che Mirko Corradini, famiglia e collaboratori hanno coniato. Lo hanno sviluppato in proprio e provando ad alzare il tiro dell’originalità anno dopo anno nella rete con i teatri di Pergine e Meano, con Portland.

 

  Il virus ha imposto un lungo stop alla normale fruizione del teatro inteso come “luogo”. Il virus non è riuscito ad annichilire la caparbia fantasia di chi senza bazzicare negli universi dell’arte varia non può e non vuole campare. Cosicché il Teatro di Villazzano è sopravvissuto all’aperto con un’estate post lockdown piuttosto fitta di creatività e di location all’aperto. Sopravvivenza sì. Necessità-virtù sì, ma anche il consolidamento di un’idea culturale che sarebbe stata valida anche se il Covid non avesse sbarrato le porte alla platea e al palcoscenico.

 

 Acqua passata? Ma no. Il benedetto “rientro” a casa è in fondo uno stimolo a continuare a spendere la passione con la convinzione che il Covid è stato insieme una batosta ma al tempo un’occasione per sperimentare diverse modalità di spettacolo, a partire dall’ibrido forzato delle rappresentazioni on line. Insomma, ripensarsi tra conferme e ardite inversioni.

 

 Una delle inversioni meditate dal team di Villazzano si materializzerà in un calendario che diversamente dal passato non è più una somma di stagioni – (prosa, musica, ragazzi, filodrammatiche, esperimenti, Fantasio).  Da novembre, anzi dapprima visto che in scena c’è un ottobre di pre stagione con otto appuntamenti, ci sarà una “stagione unica” con un un’ambizione marcata verso gli intrecci, lo scambio, il gusto della scoperta.


  Villazzano ha costruito un pubblico eterogeneo, sorprendentemente numeroso e via via più disponibile a lasciare la zona protetta del proprio gusto per approcciare anche “altro”. Era ora – spiega Mirko Corradini – di mescolare ancor più le carte senza dividere l’offerta in generi. Tutto insieme stavolta: il comico solo apparentemente leggero e il riflessivo solo apparentemente pesante, il divertimento e l’impegno amatoriale assieme alla ricerca, la provocazione.

 

 È un meditato balzo dentro un’incognita per chi organizza. È una meditata sfida al pubblico con l’invito a praticare anche terreni meno consueti, passando con curiosità da una tipologia di spettacolo ad un'altra.

 

 C’è di che farsi intrigare nel cartellone. C’è la risposta al bisogno di relax, (ma non delle mascelle) con la commedia all’italiana che ha fatto la fortuna dei passati calendari accomunando in una risata tutti i palati, compresi i sofisticati che se la godono senza darlo a vedere.

 C’è il coraggio di osare l’inconsueto – Patres - con l’ospitalità di un Telemaco moderno che recitando in calabrese stretto si è fatto capire prima dai cuori che dalle menti.  C’è il grande nome in forma atipica: Elio Germano darà un “Segnale d’allarme” tridimensionale. Lui, il grande attore, si godrà in cuffia. Una presenza-non presenza che apre strade tecno-fascinose alla prosa. Ci sarà il “fatto in casa” che punta ad uscire di casa: Coworking, (regia di Marafante per quel TeatroE che è, appunto, il teatro di Villazzano) darà una vena amaramente comica al precariato. E “Pugni chiusi” rinverdirà la memoria sul dimenticato di quelle Olimpiadi che fecero la storia dei diritti negati. Del cartellone, nove titoli, ci sarà tempo per i dettagli. Così come meriterà uno spazio meno striminzito l’idea di sfidare i giovani registi del premio Fantasio ad interpretare una poesia di Pasolini,  (Alla mia nazione),  con il chiaro intento di leggere il presente ed il futuro attraverso un autore orgogliosamente “fuori contesto”.  Ma cos’è fuori contesto nelle scelte del teatro di Villazzano? A leggere il calendario nulla. I Corradini, (madre e due figli, tutti e tre in asse con il palcoscenico) hanno sempre spiegato che un teatro è una “casa aperta” oppure non è. Ecco perché Villazzano insiste, e fa bene, ad innovare la forma della fruizione teatrale prima della sostanza.

 

 Se così è la riproposizione della Escape Theatre, l’Escape Room in teatro, è coerente con l’idea di un gioco dentro tutto il teatro, scantinati compresi, per trasformarsi da spettatore ad attore più o meno consapevole di una scena che cambia con il cambiare dei partecipanti. Con la riproposizione del “teatro sul divano”, inoltre, Villazzano abbatterà di nuovo ogni barriera fisica tra chi recita e chi ascolta.

 

 L’escamotage a perdita garantita fu inventato ai tempi della parzialissima ripresa di presenze in teatro di alcuni mesi fa. Perché rifarlo ora che finalmente più di mezza platea sarà utilizzabile? Perché quell’inconsueto logistico è stato la dimostrazione di quanto un teatro “a tu per tu”, quasi personalizzato, possa abbattere con più facilità la famosa “terza parete” che a volte separa attore e pubblico. L’inusuale si farà infine linguaggio artistico nella rassegna del politicamente non corretto su tabù sociali duri a morire. Altra piccola - grande scommessa di chi, a Villazzano, gioca la partita della cultura “di tutti e per tutti” usando un mezzo di carte in cui i Jolly abbondano.

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