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Il Soccorso alpino verso i 900 interventi estivi. A breve oltre 100 nuovi operatori: ''Tanti giovani che vogliono mettersi a disposizione della comunità''

I dati tra il 19 giugno e il 16 settembre non sono ancora ufficializzati perché si attende la conclusione della stagione, molti rifugi sono ancora aperti e operativi, le montagne ancora frequentate dai turisti. A fronte di numeri non ancora consolidati, ci si aggira comunque sui 900 interventi durante l'estate con il 2020 che si è chiuso a 854 operazioni e il 2019 a 661 chiamate al soccorso alpino

Di Luca Andreazza - 19 settembre 2021 - 20:25

TRENTO. "Le operazioni sono nelle media rispetto gli ultimi periodi estivi". Queste le parole di Walter Cainelli, presidente del soccorso alpino trentino. "La frequentazione delle nostre montagne è aumentata e ci troviamo a dover intervenire anche per escursionisti che sbagliano a valutare i tempi di percorrenza e che restano bloccati, questo dispiace perché si corre il rischio di dover impegnare una squadra per rimediare a pianificazioni errate degli itinerari".

 

Capita, sempre più spesso, che le persone compiano un errore di valutazione. Tempi sbagliati e persone che restano sorpresi in quota dalla chiusura degli impianti. Invece che scendere a piedi, questi escursionisti preferiscono poi chiamare il Numero unico per le emergenze e farsi venire a prendere. "In questo modo - evidenzia Cainelli - si sottraggono risorse e forze per eventuali attività più urgenti ma fortunatamente siamo sempre riusciti a garantire tutti gli interventi".

 

Un'estate particolarmente intensa per il soccorso alpino, così come per il sistema di protezione civile, per portare avanti le attività sul territorio. Le montagne sono state prese d'assalto durante l'estate e soprattutto Ferragosto rappresenta sempre un periodo particolarmente critico per l'alta affluenza sulle vette trentine (Qui articolo). I social, poi, favoriscono la conoscenza di nuovi posti ma hanno anche creato, forse, un po’ di illusione che tutto sia facile e alla portata di chiunque.  

 

"La montagna è sempre di più una motivazione di vacanza - prosegue il numero uno del soccorso alpino - come testimoniano anche i dati dei flussi delle varie Aziende per il turismo e in parte questo è dovuto anche per l'emergenza Covid: ci sono clienti nuovi nelle aree a vocazione turistica. Se uno sportivo preparato conosce il gradi di allenamento e riesce ad ascoltare il proprio fisico, magari qualche persona è più impreparata. Le difficoltà nascono anche dalla scarsa dimestichezza nel preparare un'escursione. I nostri volontari operano con dedizione e scrupolosità per gestire ogni emergenza con tempestività e sicurezza ma la sensibilizzazione e la prevenzione sono attività essenziali". 

 

I dati tra il 19 giugno e il 16 settembre non sono ancora ufficializzati perché si attende la conclusione della stagione, molti rifugi sono ancora aperti e operativi, le montagne ancora frequentate dai turisti. A fronte di numeri non ancora consolidati, ci si aggira comunque sui 900 interventi durante l'estate con il 2020 che si è chiuso a 854 operazioni e il 2019 a 661 chiamate al soccorso alpino.

 

Per il 2021 non ci si dovrebbe discostare molto dai trend degli anni precedenti. Nell'estate del 2020 sono state soccorse 504 persone in attività di escursionismo (57,9% del totale), 117 in mountain bike (13,4%), 42 lungo le vie ferrate del Trentino (4,8%) e 41 alpinisti (4,7%). Sono stati 14 le morti in quota tra infortuni e malori nel 2020, in leggera flessione rispetto ai 18 tra giugno e settembre del 2019. 

 

Nel 2019 invece si parla di 439 persone soccorso durante le escursioni (58,5%), 83 in mountain bike (11,1%), 75 alpinisti (10%) e 22 fungaioli (2,9%). Queste sono rispettivamente le 4 principali attività d'intervento. "Adesso ci avviamo alla fase autunnale. In questo periodo si dovrebbe assistere alla flessione delle varie operazioni sul territorio provinciale per poi assistere alla ripresa nel corso dell'inverno".

 

Addestrati e formati ai massimi livelli, fortunatamente le unità del soccorso alpino vengono spesso interessate per interventi di ruotine che comportano comunque sempre un rischio, seppur minimo, per i volontari. E le nuove motivazioni di vacanza e i nuovi modi per scoprire un territorio sintetizzano che ci sono più casistiche di attività.

 

Sono circa 650 gli operatori di soccorso alpino. Nonostante il grande impegno e l'emergenza Covid, questo ente si prepara all'ingresso di altri 110 donne e uomini. "Rispetto agli altri anni - prosegue Cainelli - le iscrizioni sono raddoppiate, ma questo numero è dovuto all'epidemia. L'anno scorso abbiamo dovuto bloccare le selezioni. E' comunque un segnale importante: ci sono tanti giovani che vogliono mettersi a disposizione della comunità".

 

Gli uomini e le donne del soccorso alpino sono naturalmente dotati di una grande passione per la montagna. Persone che trovano importantissimo mettere a disposizione le capacità tecniche per aiutare escursionisti in difficoltà.

 

Ma come si entra a far parte delle squadre? "Bisogna essere buoni alpinisti con capacità e conoscenze tecniche per potersi muovere sulle varie superfici per svolgere arrampicata, scialpinismo e destreggiarsi sui ghiacciai. E' fondamentale portare a termine tutte le attività in sicurezza. C'è un percorso da completare che prevede anche diverse ore di formazione. Al termine dell'anno un aspirante socio affronta gli esami pratici e se supera le prove viene ritenuto idoneo a far parte del soccorso alpino", conclude Cainelli.

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