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Agire contro Saviano: ''Non può attaccare Salvini''. Ma noi la pensiamo come Mentana: ''La scorta non è un benefit''

La redazione de ilDolomiti.it non condivide affatto le parole del candidato di Agire Robbi e sta con il direttore del Tg La7 Mentana che dice: "In un Paese democratico non esiste che la scorta sia considerata un benefit. Non è un'auto blu o un autista: viene data a chi rischia seriamente perché la criminalità organizzata gliel'ha giurata"

Di Redazione - 23 giugno 2018 - 12:52

TRENTO. “Saranno le istituzioni competenti a valutare se corre qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero quindi è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi. Però è l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione se ci sta guardando, a me mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto”.

 

Il ministro dell'interno Matteo Salvini ha pronunciato queste parole nel corso di una trasmissione televisiva. Il riferimento è allo scrittore e giornalista Roberto Saviano che dall'età di 26 anni è costretto a vivere sotto scorta per le continue minacce ricevute a seguito della pubblicazione di alcuni sui libri sulla criminalità organizzata. 

 

Un'uscita, quella del ministro dell'Interno, che fa discutere: non solo perché la scorta non è una concessione ma è la protezione che lo Stato garantisce a chi è minacciato dalla criminalità organizzata, ma anche perché a decidere se assegnare o togliere una scorta spetta all'Ufficio centrale interforze per la sicurezza, non direttamente dal Governo.

 

Roberto Saviano, nel rispondere a Salvini, lo ha definito “buffone”. Ora, in difesa di Salvini, scende in campo Gian Piero Robbi, candidato per le prossime elezioni provinciali per ''Agire''. Robbi ritiene ''inaccettabile'' che l'autore di Gomorra dia del buffone a un ministro della Repubblica.

 

“Roberto Saviano – scrive Robbi - dimostra ancora una volta di non avere il senso delle istituzioni, quelle stesse istituzioni che da 11 anni gli pagano la scorta e che gli stanno permettendo di accumulare 'serenamente' milioni di euro con ospitate televisive, libri, dichiarazioni, sceneggiature".

"Una persona sotto tutela dello Stato non può permettersi di dare del buffone a un Ministro della Repubblica Italiana solo perché mette in discussione la sua scorta. Io sono dell'idea che Salvini non dovrebbe tenergliela perché levandola darebbe linfa vitale a chi lo sta attaccando in tutti i modi, anche dal punto di vista personale. Di martiri ne abbiamo abbastanza”.

 

Per Gian Piero Robbi, qualche anno fa a essere “attaccato” era Berlusconi e oggi invece è Salvini.  “Leggo di gente che si augura la morte dei suoi figli, sui giornali ormai Salvini è diventato la vittima sacrificale di una sinistra ormai allo sbando che vive di attacchi, di odio, di polemiche infinite. Qualche anno fa era Berlusconi, ora è Salvini. Questi attacchi 'da sinistra' sono giustificati dal fatto che hanno paura, la Lega cresce continuamente nei sondaggi e non sanno come arginare questo cambiamento”.

 

“Saviano, invece di farci lezioni di morale e di etica, ci spieghi dov'era la sua sinistra in questi anni quando l'Italia stava naufragando. L'unico collante della sinistra è l'odio per Salvini, Purtroppo per loro, gli italiani se ne sono accorti”.

 

Saviano, dal canto suo, aveva già risposto a Salvini attraverso un video che qui riproponiamo per intero.  “Vivere sotto scorta è una tragedia e l'Italia è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti e pericolose del mondo. Eppure, nonostante questo, invece di liberare dai rischi i giornalisti sotto protezione, Matteo Salvini, ministro degli Interni, li minaccia”.

 


A rispondere a Salvini è stato anche il direttore del Tg La7, Enrico Mentana. “Non esiste in un Paese democratico che venga agitato come se fosse un benefit da dare o da togliere la possibilità di avere una scorta”.

 

La scorta, spiega Mentana “non è un'auto blu o un autista. La scorta viene data a chi rischia seriamente perché la criminalità organizzata gliel'ha giurata. Non si può giocare in pubblico e nemmeno in privato su questo”.

 

Parole, queste, che noi de “il Dolomiti” ci sentiamo di condividere. Le scorte non possono diventare un'arma di ricatto e tantomeno possono diventare propaganda per un partito o per un altro. 

 

 

(Video tratta da FB Gionalettismo)

 

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