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Sulle candidature l'autonomia non vale, decide tutto Roma (e Arcore). Per la destra, la sinistra e pure per i 5 Stelle

Tutti aspettano il placet dei partiti nazionali. Pd, Lega, Forza Italia, i 5 Stelle e, di riflesso, anche l'Upt sta a guardare cosa succede nella capitale. Tra pochi giorni la parola definitiva su tutte le candidature e potrebbero essere tante le sorprese

Di Donatello Baldo - 18 gennaio 2018 - 06:01

TRENTO. L'autonomia, i territori, il rapporto diretto tra eletti ed elettori. Macché, sulle candidature decide tutto Roma, o Arcore. Comunque il centro della politica, non certo la periferia, seppur 'speciale' come il Trentino. E questo vale un po' per tutti i partiti che concorreranno alle elezioni del prossimo 4 marzo.

 

Il Pd, la Lega, Forza Italia e anche il Movimento 5 Stelle. E paradossalmente anche l'Upt che si vanta di essere territoriale. Si salvano solo le Stelle Alpine che grazie all'asse con l'Svp i suoi conti li può fare in casa, semmai deve ottenere il placet di Bolzano

 

Vediamo allora la situazione di ognuna delle forze in campo. Per tutte vale quel motto latino del Roma locuta, causa finita. Dicevano così i legati pontefici quando i problemi delle province sembravano irrisolvibili: Roma ha parlato, fine della storia. Adesso funziona allo stesso modo, tutti stanno aspettando che a Roma (o ad Arcore) qualcuno dica l'ultima parola, e ci si adegua. 

 

Forza Italia e la Lega aspettano Berlusconi. Sarà nella villa dell'ex Cavaliere che nelle ultime ore si comporranno le tessere di un puzzle che deve tener conto delle quote da spartire tra le componenti della coalizione. E sarà lì che verrà sciolta la questione che riguarda Michaela Biancofiore e Maurizio Fugatti, entrambi interessati al collegio della Valsugana

 

Un collegio ambito anche da Giacomo Bezzi che da tempo va dicendo che se sarà candidato, sarà candidato solo lì. Ma anche su questo decide Berlusconi, e tutti in questi giorni corrono appresso al suo entourage per fare pressioni, per ingraziarsi qualcuno a lui vicino. 

 

"Al presidente Berlusconi - dice Bezzi - sono arrivati sul tavolo 4 mila curriculum. Deciderà lui l'ultimo giorno". E tra quei curriculum c'è anche il suo: "Con la foto, con tutto, bisogna pur tenersi pronti perché tutto può succedere e non sarebbe la prima volta che le certezze del giorno prima si dissolvono nel giro di una notte". 

 

Il Partito democratico aspetta Renzi. E Italo Gilmozzi è già la seconda volta che fa su e giù da Trento a Roma, che varca le porte del Nazareno per cercare benedizioni o indicazioni. Il tema che sarà discusso a livello nazionale è quello dei nomi forti 'imposti' sul proporzionale. 

 

Si parla di Graziano Delrio, si era parlato anche della stessa Maria Elena Boschi. Ma poi con il partito nazionale c'è da discutere della candidatura di Michele Nicoletti, del fatto che Renzi lo vuole presidente della delegazione parlamentare del Consiglio d'Europa. 

 

Ma per fargli posto, e assicurargli la rielezione, si dovrà candidare in un collegio altoatesino, così da garantire al vicepresidente Alessandro Olivi di candidarsi a Trento o a Rovereto. Così da garantire a due donne di presentarsi sui collegi del Trentino. Ma dove? Un'altro problema, ma su questo Renzi non si espone. Se non, forse, per chiedere che una di queste sia Elisa Filippi, sua fedelissima

 

E i 5 Stelle? Anche loro, indipendentemente dalle parlamentarie decise on-line dalla base degli iscritti, dovranno passare dalla selezione insindacabile del capo politico Luigi Di Maio. Le parlamentarie, infatti, riguardano soltanto la quota proporzionale di Camera e Senato. 

 

Si sa già che il primo in lizza per la Regione alla Camera sarà Fraccaro, come si suppone che al Senato la candidatura sarà per Cristiano Zanella. Verrà quasi di sicuro eletto il primo, mentre per il secondo le possibilità sono pura fantasia. Ma i sei candidati da mettere sui collegi uninominali? Decide Di Maio, solo lui.

 

Lui e Fraccaro, con cui di sicuro si confronterà. E la scelta non è nemmeno detto che ricada sulla rosa dei candidati alle parlamentarie. In questo caso la decisione non è democratica e popolare, non decide la base on-line. Decide il capo.

 

Per l'Upt la questione 'romana' si pone solo di riflesso. Dellai è leader nazionale della sua nuova formazione e con il Pd sta trattando per avere alcuni seggi sicuri su cui piazzare se stesso e gli altri esponenti di Civica popolare. Se riuscirà nell'intento lascerà libero il posto della Valsugana aprendo una questione non da poco: il rientro tra le candidature di Vittorio Fravezzi.

 

Il senatore uscente, infatti, sembrava dato per escluso ma con questa ipotesi il suo nome prende nuovamente quota. Ma c'è un problema, il suo collegio naturale è quello di Rovereto, lo stesso che ha adocchiato Tiziano Mellarini che vuole andare sul sicuro e non se la sente di mettersi alla prova in Valsugana. 

 

In un modo o nell'altro decide Roma, oppure Arcore. A poche ore dalla formulazione delle candidature i telefoni squillano e il prefisso che da qui tutti compongono è lo 06. Tante pressioni, tanti viaggi, tante speranze messe nelle mani di chi parlerà col capo. Vale per tutti, destra e sinistra, e vale pure per i 5 Stelle

 

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