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Conzatti lascia Forza Italia per Italia Viva. Intanto c'è chi si stupisce della mossa di Renzi anche se non lo ha mai sopportato (e si è stupito poco quando tutti gli altri se ne sono andati)

Mal sopportato da tempo l'ex sindaco di Firenze ha messo in sicurezza il partito (portandolo di nuovo al governo), ha atteso si formasse il governo (per non ridurre tutto a una questione ministeri e segretariati) e ha fatto quello che praticamente tutti, prima di lui, hanno fatto nel Pd: lasciarlo. La senatrice trentina: ''E una casa autenticamente europeista, popolare e liberale''

Di Luca Pianesi - 18 settembre 2019 - 17:21

ROMA. "Ho deciso di accettare l'invito che mi ha rivolto Matteo Renzi di partecipare sin dal principio, senza attese e tatticismi, alla fondazione di Italia Viva". Era nell'aria e ora è diventato ufficiale: la senatrice trentina Donatella Conzatti lascia Forza Italia per unirsi al nuovo movimento lanciato ieri dall'ex segretario del Pd.

 

Un approdo quasi naturale per l'ex segretaria dell'Upt da persona di centro, liberista, moderata, europeista e sostenitrice dei diritti. Negli scorsi giorni si era rifiutata di votare contro la nascita del governo Conte (con lei altri senatori di Forza Italia quali Modena, Stabile, Berutti e Giammanco) per evitare di farsi dettare la linea dalla Lega e da Fratelli d'Italia, una linea sovranista, populista, da ''braccio alzato'' in piazza (come accaduto durante la manifestazione di Roma del giorno prima). In pochi giorni, poi, tutto è cambiato.

 

Renzi dopo che Salvini si è alzato dalla sedia convinto di poter andare ad occupare lo scranno più importante, gliel'ha sfilata con un'abile operazione politica e ha contribuito fattivamente a far nascere il nuovo governo giallo-rosso. Messo in sicurezza il Pd (dopo averlo riportato al governo del Paese e posto a ricoprire le posizioni strategiche in Europa con David Sassoli alla presidenza del Parlamento europeo e Paolo Gentiloni commissario europeo per gli affari economici e monetari) ha atteso che venisse formato il governo, che venissero scelti i ministri e i segretari (per evitare che si potesse pensare che la sua ''scissione'' fosse un gioco al rialzo per avere qualche carica in più) e ha fatto la sua mossa.

 

Una mossa che oggi viene commentata, con stupore, come se fosse un errore soprattutto da quelli che, nel partito, da anni non aspettavano altro che se ne andasse. Una mossa che da molti, sempre nel partito, viene stigmatizzata come una sorta di tradimento quando storicamente dal Pd se ne sono andati praticamente tutti i segretari di questi anni: Veltroni (primo segretario dal 27/10/2007 al 21/2/2009 ha poi praticamente lasciato la politica); Pier Luigi Bersani (terzo segretario, dopo 8 mesi di Franceschini, dal 7/11/2009 al 20/4/2013 ha poi fondato un nuovo partito Articolo1); Guglielmo Epifani (segretario dall'11/5/2013 al 15/12/2013 ha poi aderito ad Articolo 1); Matteo Renzi (15/12/2013 - 12/3/2018 con una parentesi di tre mesi di Orfini da ieri ha fondato un nuovo partito). Solo Martina è sopravvissuto a sé stesso e ai compagni di partito e ora tocca a Zingaretti.

 

Poi ci sarebbero gli altri che hanno creato ''cose'' nuove (Rutelli è uscito nel 2009 e ha creato Alleanza per l'Italia; Civati è uscito nel 2015 e ha creato Possibile; Stefano Fassina è uscito nel 2015 e ha creato Futuro a Sinistra; Calenda appena eletto alle europee, pochi mesi fa, è durato 1 anno nel Pd ed è uscito per creare Siamo Europei) e i vari biggoni del partito che dopo aver perso primarie o sfide interne di potere se ne sono andati chi per abbandonare chi per entrare in altri partiti e movimenti (da Letta a D'Alema). Insomma in un'epoca dove il maggioritario è sempre più una chimera e il bipartitismo all'americana (con Democratici da una parte e Repubblicani dall'altra, che si regolano internamente i conti con le primarie, sfiorato a metà anni 2000 proprio con la nascita del Pd e con la presenza del Pdl dall'altra parte), per qualcuno, resta solo un sogno, Renzi ha fatto la sua mossa. 

 

In un sistema che pare condannato al proporzionale, paradossalmente, più sei ''grosso'' (come partito) e più hai bisogno di qualcuno di ''medio'' e ''medio-piccolo'' (non troppo piccolo perché sennò semplicemente non entri in parlamento) per governare e sicuramente spazio al centro ce n'è in questo momento con Forza Italia in dissoluzione e una parte di centrosinistra stufo dello stallo nel quale il Pd non pare capace di uscire ormai da qualche anno (resta lì su un 20% che a volte sale di due tre punti e a volte scende di due tre punti).

 

Ed ecco che già alcuni parlamentari si stanno riposizionando. Tra questi Donatella Conzatti che ha scelto Italia Viva: "Una casa dei riformisti e dei liberaldemocratici libera dalle contraddizioni interne mai risolte nel Pd e fieramente incompatibile con forze sovraniste che è ormai velleitario pensare di poter arginare con logiche diverse dalla contrapposizione politica". "In assenza di novità politiche di rilievo, - spiega - sarei rimasta nel gruppo parlamentare di FI, dove ho trovato e conosciuto molte persone di grande spessore umano, politico e culturale, molte delle quali vivono con disagio non dissimile dal mio la crescente consapevolezza di non poter più arginare, ma ormai soltanto subire le posizioni di matrice sovranista e antieuropeista. In questo scenario è nato un nuovo progetto autenticamente europeista, popolare e liberale: tutto ciò per cui mi sono sempre impegnata in politica. Non posso che anteporre, a ogni altra valutazione tattica su rischi, opportunità e piccole e grandi paure, il coraggio di dare il mio contributo perché Italia Viva abbia successo".

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