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Dopo la ''Teoria del Gender'', la Lega deposita in Comune, a Trento, la mozione contro l'aborto copiata da Verona

Prima firmataria la mamma di Bisesti, Bruna Giuliani. Con questo documento si chiede di ''proclamare ufficialmente Trento città a favore della vita''. Ancora un attacco reazionario del partito di governo in provincia a diritti faticosamente conquistati e oggi sempre più messi in discussione

A sinistra la prima pagina della mozione, a destra le proteste di Non una di Meno a Verona quando era stato approvato il documento
Di Luca Pianesi - 12 marzo 2019 - 05:01

TRENTO. E' una politica sempre più reazionaria quella che la Lega sta cercando di imporre al Trentino. Un ritorno al passato dai contorni inquietanti fatto di famiglie tradizionali modello Mulino Bianco (che ormai non esistono più nemmeno negli spot della nota azienda dolciaria), crocefissi alle pareti degli edifici pubblici e presepi come simbolo del Natale (salvo poi lasciare a spasso profughi e persone in difficoltà), paure per fantomatiche ''Teorie del Gender'' che, come quelle sulle scie chimiche, starebbero cercando di cambiare l'umanità spingendolo verso chissà quali futuri apocalittici.

 

E ora arriva anche una dichiarata presa di posizione antiabortista. A depositarla in Comune a Trento la mamma dell'assessore provinciale all'istruzione Bisesti, la capogruppo in consiglio comunale della Lega Bruna Giuliani. Si tratta di una mozione copiata per filo e per segno da un'identica mozione depositata il 4 ottobre 2018 in Comune a Verona (SI VEDA IL CONFRONTO TRA I DUE DOCUMENTI SOTTO), che chiede al sindaco e alla giunta di impegnarsi a sostenere le associazioni operanti a Trento ''con progetti a sostegno della vita e della famiglia'', ''di promuovere le politiche a favore della vita con una campagna di sensibilizzazione apposita da svolgersi anche con il coinvolgimento delle circoscrizioni ed eventi dedicati nel corso dell'anno''. Infine di ''proclamare ufficialmente Trento città a favore della vita''.

 

 

 

 

 

Insomma mentre il figlio organizza, in veste di assessore provinciale all'istruzione con la sua collega delle politiche sociali Stefania Segnana, un incontro con tanto di marchio Pat modello ''Cazzenger'' tutto dedicato a spiegare alla comunità come esista davvero la ''Teoria del Gender'' e invita alcuni dei più quotati sostenitori di questa vulgata (tutte figure legate al mondo del Family Day e del movimento Pro Vita QUI ARTICOLO), la mamma si batte contro l'aborto. Lo fa citando una dichiarazione della stessa assessora Segnana che sul tema, il 20 gennaio, spiegava che ''in un momento in cui la politica provinciale si pone degli obiettivi per contrastare la denatalità e aiutare le coppie ad avere figli, leggere di un aumento dei casi di aborto volontario richiede un'analisi approfondita e una valutazione attenta''. 

 

 

 

 

 

Un commento arrivato a margine della presentazione dei dati (QUI ARTICOLO) che fissavano, per il 2017, 703 casi di aborto in Trentino contro i 684 dell'anno precedente. Un lieve aumento che, però, ai fini statistici non significa nulla visto che quel dato resta il più basso della storia (dopo il 2016 appunto) e il trend si dimostra comunque in calo costante (si pensi che dieci anni prima, nel 2006, erano 1358). Abortire in sicurezza, poi, per fortuna, dal 22 maggio 1978 è un diritto della donna garantito dalla legge. 

 

Prima dell’introduzione della 194, infatti, in Italia era considerato reato interrompere volontariamente la gravidanza e chi era coinvolto rischiava dai sei mesi ai dodici anni di reclusione. Risultato: le donne ricorrevano all'aborto clandestino, per paura di trovarsi di fronte a condanne, con conseguenze spesso mortali. Una conquista importante, la legge 194, arrivata tre anni prima dell'abrogazione del delitto d'onore (nel 1981 la legge che prevedeva un'attenuante nel caso di delitto perpetrato al fine di salvaguardare l'onore e quindi l'uccisione della coniuge adultera o dell'amante di lei o di entrambi fu definitivamente accantonata) e quattro anni dopo il referendum sul divorzio. Passi in avanti fondamentali sul piano dell'evoluzione civile, conquiste che oggi riteniamo acquisite e connaturate al nostro background culturale. O forse no?

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