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In Trentino si urla ''Al lupo, al lupo", mentre in Veneto il vertice in Prefettura: "Nessun allarme per la pubblica incolumità''

In Veneto c'è preoccupazione, ma si forniscono i dati e si punta sull'impegno a proseguire e rafforzare le iniziative di prevenzione a tutela del settore zootecnico e di corretta informazione alla popolazione con un approccio finalizzato ad assicurare un supporto diretto al singolo interessato, in stretto raccordo con la Regione del Veneto e le associazioni di categoria

Di Luca Andreazza - 18 settembre 2019 - 06:01

TRENTO. "Nessun pericolo per la pubblica incolumità ma è un fenomeno che occorre continuare a monitorare per i danni che provoca alle attività zooteniche", questo in estrema sintesi il risultato del tavolo tecnico in Prefettura a Belluno di oggi, martedì 17 settembre. L'argomento? Il lupo. E se la situazione tra consistenza degli esemplari e danni è simile a quella in Trentino, la differenza di statuto ordinario-autonomo e disponibilità di risorse e competenze c'è, come quella di vedute è abbastanza evidente. Qui un vertice simile aveva stabilito invece che ci sarebbe pericolo per la pubblica incolumità. 

 

A fronte della campagna elettorale, la Provincia in salsa leghista non ha portato grossissimi risultati in materia lupi. Tanti proclami, la convocazione del comitato di ordine pubblico e l'effetto boomerang a livello nazionaleun botta e risposta in quel di Ala (Qui articolo), il coinvolgimento della polizia locale ben presto finito nel cassetto (Qui articolo), quindi in linea generale poche idee e ben confuse (Qui articolo). 

 

Non solo, piazza Dante si era ritrovata a incassare un "Altolà" anche da Sergio Costa sulle richiesta di deroghe alle norme nazionali e internazionali per procedere autonomamente anche con l'abbattimento degli esemplari più pericolosi, promuovendo un "patto del nord" anti-lupo. "Spesso si grida al lupo, al lupo ma alla fine si tratta di ibridi o di cani. Con questo piano ribadiamo che non servono gli abbattimenti, ma una strategia, che abbiamo delineato in 22 azioni''.

 

Nonostante l'aver costruito, anche, intorno a questo argomento una campagna elettorale, i fatti non sono ancora arrivati. Il tutto poi è stato oscurato da M49, ma si sa come è andata a finire. Nel mezzo della vicenda Papillon c'era poi stata la manifestazione di Coldiretti spalla a spalla con la Provincia (Qui articolo). Ma il nuovo corso intanto non sembra aver portato a casa grossi risultati. 

 

E ora arriva, indirettamente, un colpo all'amministrazione trentina. La situazione lupo in Veneto è piuttosto simile a quella sul territorio provinciale, ma la differenza tra slogan e proclami, analisi e concretezza è evidente: non si cavalca la paura. Nessun pericolo per la pubblica incolumità. Gli amministratori hanno, sì, sottolineato la preoccupazione delle rispettive comunità, soprattutto quella dei residenti nelle zone più isolate, ma evidenziato anche che non si registrano casi documentati di aggressione o uccisione di persone da parte del predatore.

 

In Veneto si punta sull'esigenza e sull'impegno a proseguire e rafforzare le iniziative di prevenzione a tutela del settore zootecnico e di corretta informazione alla popolazione con un approccio finalizzato ad assicurare un supporto diretto al singolo interessato, in stretto raccordo con la Regione del Veneto e le associazioni di categoria.

E seduti intorno al tavolo del maxi vertice erano davvero in tanti tra Provincia di Belluno, carabinieri forestali e moltissimi comuni come Alano di Piave, Alleghe, Alpago, Arsiè, Belluno, Borgo Valbelluna, Cesiomaggiore Chies d’Alpago, Colle S. Lucia, Cortina d’Ampezzo, Falcade, Feltre, Fonzaso, Lamon, Limana, Livinallongo del Col di Lana, Ponte nelle Alpi, Quero Vas, Rocca Pietore, Selva di Cadore, Seren del Grappa, SovramonteTambre.

 

Dati alla mano, quelli del rapporto grandi carnivori che l'assessora Giulia Zanotelli si è rifiutata di presentare nella classica serata di informazione, anche se i dati per il 2018 evidenziano che un allarme non c'è: 222 danni da grandi carnivori (nel 2017 erano state 216) dei quali 157 da orso e 65 da lupo, mentre la lince resta a quota zero. Sono stati complessivamente liquidati 171.567,46 euro, 94.977,52 dei quali per danni da orso e 76.589,94 euro per danni da lupo, contro rispettivamente gli oltre 130 mila euro del 2017 (82.979,54 euro per danni da orso bruno e 46.925,59 euro da lupo)

 

Nell'incontro bellunese è emerso che le iniziative assunte attraverso i contributi regionali, tra le quali l’installazione di recinti elettrici e l'acquisto di cani da guardiania, si sono dimostrate efficaci. Infatti, a fronte del maggior numero di lupi, nei primi due quadrimestri dell’anno si è registrato un calo delle predazioni segnalate di circa il 50% (63 capi predati nel periodo gennaio – agosto 2019 a fronte dei 114 dell’analogo periodo del 2018 e dei 96 del 2017).

 

Nel mirino anche il fenomeno dell'ibridazione, dovuta all’incrocio tra il lupo e il cane. Sebbene gli studi scientifici sull’argomento siano ancora in corso, il rappresentante dei carabinieri forestali ha evidenziato che non ci sono, attualmente, elementi per affermare che l’animale “ibrido” possa avere, nel proprio patrimonio genetico, caratteristiche tali da renderlo più pericoloso per l’uomo. Al contrario, tale incrocio potrebbe incidere negativamente sulla preservazione del lupo.

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