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Lotta alla Drosophila, via libera all'uso dell'imenottero asiatico, ma il Trentino resta al palo

Ci potrebbe essere un'arma in più per fronteggiare la Drosophila, ma il Trentino sembra ancora fermo. La Provincia non avrebbe ancora stanziato risorse per fronteggiare eventuali danni e le ricerche della Fondazione Mach sono andate in tutt'altra direzione, senza però apparentemente produrre i risultati sperati, almeno fino a questo momento

Di Luca Andreazza - 22 giugno 2019 - 06:01

TRENTO. Se non è una rivoluzione nella lotta alla Drosophila, si va poco lontano. Via libera all'utilizzo dell'imenottero asiatico da parte del presidente della Repubblica. Ci potrebbe essere un'arma in più, ma il Trentino sembra ancora fermo. La Provincia non avrebbe ancora stanziato risorse per fronteggiare eventuali danni e le ricerche della Fondazione Mach sono andate in tutt'altra direzione, senza però apparentemente produrre i risultati sperati, almeno fino a questo momento.

 

Una situazione di stallo, nonostante l'allarme lanciato da Michele Dallapiccola un mese fa (Qui articolo). "Ci sono nuove disposizioni - dice l'ex assessore che ritorna a interrogare la giunta - che permetterebbero di superare quei vincoli che da sempre hanno impedito l'importazione indiscriminata di specie aliene per contrastare infestazioni ambientali attraverso il metodo biologico e l’utilizzo di parassitoidi".

 

A Roma è stato, infatti, approvato un provvedimento per derogare al divieto di reintroduzione, introduzione e popolamento in natura di specie non autoctone nel territorio in caso di assenza di effetti negativi. Il significato? Il documento sgombera il campo all'uso dell'imenottero asiatico, che è in fase avanzata di sperimentazione in Svizzera, mentre la Fondazione Mach ha preso altre direzioni. 

 

Una "liberalizzazione" nell'articolo 12 del decreto 357 del presidente della Repubblica che certifica la possibilità di ricorrere all'imenottero asiatico e che permette "su istanza delle Regioni, delle Province autonome di Trento e di Bolzano o degli enti di gestione delle aree protette nazionali - si legge nel dispositivo - l'immissione in natura delle specie e delle popolazioni non autoctone di cui al comma 3 può essere autorizzata per motivate ragioni di rilevante interesse pubblico, connesse a esigenze ambientali, economiche, sociali e culturali, e comunque in modo che non sia arrecato alcun pregiudizio agli habitat naturali nella loro area di ripartizione naturale né alla fauna e alla flora selvatiche locali. L’autorizzazione è rilasciata con provvedimento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo e il Ministero della salute, previo parere del Consiglio del Sistema Nazionale".

 

Un provvedimento che avrebbe ulteriormente alzato la tensione all'assessora Giulia Zanotelli, che sarebbe già sotto pressione sul tema, la quale si sarebbe recata negli uffici di San Michele nella giornata di giovedì 20 giugno per cercare di trovare una soluzione, un piano d'azione e una strategia nella lotta alla Drosophila, un moscerino che può provocare ingentissimi danni alle coltivazioni della provincia e mettere in seria difficoltà soprattutto i coltivatori di piccoli frutti e ciliegie.

 

"Questo adeguamento normativo - commenta il consigliere provinciale del Patt - permetterebbe però agli imprenditori agricoli privati di disporre fin da subito della possibilità di intervenire contro questo terribile flagello per la frutta trentina e non solo. In particolare questo provvedimento potrebbe permettere l'utilizzo di Ganapsis Brasiliensis che allo stato dell'arte di studi internazionali sembra possa offrire la miglior performance nella riduzione dell'incidenza dei danni da Drosophila".

 

La Drosophila suzukii è, infatti, un parassita polifago che può attaccare tutte le specie frutticole e viticole per arrivare a distruggere anche l'80% della produzione di una pianta (fonte Dipartimento Ripartizione agricoltura della Provincia di Bolzano). Ora poi ci sono le condizioni ideali per la diffusione di questo insetto: alte temperature unite al tasso di umidità, un incubo per gli agricoltori che dal 2009 registrano danni gravi e crescenti. 

 

 

Attualmente tra i metodi più efficaci e sicuri per bloccare la Drosophila resta quello delle reti, ma è di difficile applicazione: vero che permette di mettere in sicurezza la pianta senza ricorrere a pesticidi e veleni, ma il problema è quello di dover coprire tutti gli impianti e questo si traduce in diversi anni di lavoro e ingenti investimenti.

 

Il ricorso all'imenottero asiatico, invece, presenta un'altra criticità: l'utilizzo non garantisce ancora il risultato di sconfiggere l'insetto e poi ci sono i discorsi sulla necessità di doversi adattare a un nuovo insetto nell'ambiente. Nel mezzo c'è la sperimentazione della Fondazione Mach, che però si è concentrata soprattutto sullo sviluppo di un progetto per il rilascio nell'ambiente di maschi sterili della Drosophila.

 

"Il lavoro della Fondazione Mach - conclude Dallapiccola - è importante, un progetto di rilievo, ma ancora non ha portato soluzioni pratiche. Mi chiedo se la giunta provinciale intenda attivarsi e cambiare indirizzo politico alla luce di questo provvedimento che cambia completamente le carte in tavola".

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