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Piano sviluppo provinciale, la road map (in questo momento accidentata) di Fugatti e della giunta

Gli obiettivi sono organizzati in sette aree strategiche, che hanno l’ambizione di voler alimentare un confronto permanente tra tutti i protagonisti della vita collettiva: la politica, le istituzioni, le espressioni più rappresentative della cultura, della società, dell’economia, del territorio, della cittadinanza delle aree urbane e delle valli 

Di Luca Andreazza - 19 luglio 2019 - 19:16

TRENTO. "Si apre una stagione nuova, nella quale il Trentino e la sua autonomia si trovano a operare in un contesto territoriale e relazionale totalmente diverso, destinato a ridefinire il nostro stesso modello di sviluppo", questo il commento del presidente Maurizio Fugatti nel varare il Programma di sviluppo provinciale per la XVI legislatura, il principale documento di programmazione generale della Provincia, redatto all'inizio di ogni governo per tradurre gli orientamenti politici in obiettivi e strategie di medio e lungo termine. 

 

Gli obiettivi sono organizzati in sette aree strategiche, che hanno l’ambizione di voler alimentare un confronto permanente tra tutti i protagonisti della vita collettiva: la politica, le istituzioni, le espressioni più rappresentative della cultura, della società, dell’economia, del territorio, della cittadinanza delle aree urbane e delle valli (Qui articolo).

 

"L'aggravante è che il quadro delle risorse finanziarie disponibili - aggiunge il governatore - non può più contare sugli ingenti flussi di gettiti arretrati che hanno caratterizzato gli anni più recenti". Le risorse sono strutturalmente in calo e certo non aiuta aver lasciato per strada i 5 milioni del dissesto idrogeologico (Qui articolo) oppure i 70 milioni dell'emendamento salva Trentino sfumato nella finanziaria nazionale e votata con la fiducia proprio di Fugatti, allora in parlamento (Qui articolo). 

 

Il bilancio della Provincia, come detto, si assottiglia e tra i tratti distintivi del nuovo corso sono "l’ascolto, il contatto diretto con il mondo reale, le sue istanze, le sue attese. È il metodo - prosegue Fugatti - fondante e permanente per elaborare, realizzare e riaggiustare lungo la strada l’azione di governo. Scelta, questa, necessaria per realizzare un Programma in grado di mantenersi collegato con il Trentino di oggi".

 

Se però l'ascolto si traduce negli Stati generali della montagna (Qui articolo), il rischio è più quello di perdere (o prendere) tempo per arrivare a conclusioni non proprio impossibili per le figure che governano: la provincia di Trento è una comunità piuttosto piccola e che grazie anche all'autonomia, i rappresentanti dei territori sono sempre in contatto con l'amministrazione provinciale tra tantissimi enti intermedi che quotidianamente si confrontano e si relazionano con Trento, senza dimenticare e gli stessi consiglieri provinciali sono rappresentanti di territori.

 

Non solo, le operazioni ascolto, che sempre ci sono state e quindi non è proprio un elemento di novità introdotta dal governo del cambiamento, sono comunque azioni delicate. E in questi primi mesi, qualcuno è comunque restato alla porta: il mondo ambientalista proprio agli Stati generali della montagna (Qui articolo) oppure in occasione della soppressione del comitato faunistico (Qui articolo), ma anche in materia cooperazione e solidarietà internazionale, dove l'assessore Achille Spinelli non sembra ancora intenzionato ad accogliere le richieste di incontro delle associazioni e la Valdastico, ferma ai box (Qui articolo).

 

Capitolo contatto diretto con il mondo reale. Un mondo che non si esaurisce però a Salorno e Borghetto, il territorio è certamente fondamentale, ma non meno di avere rapporti sereni con Roma, piaccia o non piaccia, autonomia o non autonomia. Nonostante il governo amico la capitale sembra distante: il ministro Sergio Costa è apertamente e senza nascondersi irritato per la gestione M49-Papillon (Qui articolo), mentre Matteo Salvini non è mai intervenuto in materia grandi carnivori, accorre se c'è qualche campagna elettorale da trainare, ma a compito esaurito preferisce qualche altro palco, come nel caso del Festival dell'Economia (Qui articolo).

 

Altra caratteristica messa in luce nel Psp è quella della discontinuità rispetto al passato. Una discontinuità che  richiede "un’autonomia - continua il governatore - concepita come plurale e non come un monolite governato da Trento. E' necessario far crescere un sistema di autonomie a vari livelli territoriale, istituzionale, socio-culturale e economico, dove ogni soggetto mantiene la sua identità, ma concorre a realizzare il bene di tutti. Quindi il privato, in tutte le sue espressioni più qualificate, rappresenta un fattore co-essenziale allo stesso 'essere' dell’autonomia e non un suo semplice corollario. Certo, distinto nei ruoli e nelle funzioni, ma alla pari in termini di responsabilità verso le comunità in cui viviamo e operiamo".

 

Una discontinuità che però ha portato a innescare diverse volte la retromarcia, come quelli in materia punti nascite (Qui articolo), ma anche l'incertezza nel futuro post-contratto triennale tra Trentino e Rcs a lunga vita al Festival dello sport in quel di Trento (Qui articolo). A questo si aggiungono la sanità (Qui articolo) e protonterapia (Qui articolo), il mercato del lavoro (Qui articolo), i ritiri calcistici (Qui articolo), salvo poi ricevere il "due di picche" dalla Roma a raduno organizzato a tempo di record (Qui articolo) e il Festival dell'Economia (Qui articolo). A questo si aggiunge qualche prima pagina, ma in negativo, a livello nazionale e internazionale tra lupi (Qui articolo) e orsi, nel caso di M49-Papillon dopo la Bbc, anche il britannico Guardian e quotidiani spagnoli parlano della vicenda (Qui articolo).

 

"Il Programma di sviluppo provinciale per la XVI Legislatura non vuole - conclude Fugatti - indicare solo la natura e gli indirizzi dei vari campi di intervento, ma anche e soprattutto una nuova visione del futuro del Trentino e dell’autonomia che lo deve e lo dovrà accompagnare. Ci aiuta la consapevolezza di avere alle spalle una storia e una cultura orientate allo sviluppo sussidiario, alla condivisione di responsabilità e impegni, al cooperativismo, insomma al 'fare assieme'. E' questo il punto di forza che ci rende ottimisti. In una fase non facile, anzi sfidante, nella quale dovremo confrontarci tutti insieme – privato e pubblico, periferie e centri, donne e uomini, giovani e meno giovani – in un passaggio di ciclo arduo, inserito in dinamiche più grandi di noi e fortemente problematiche. Un passaggio non facile, anche perché lo dovremo affrontare in condizioni istituzionali e di finanza pubblica che risentono di un quadro nazionale dai profili incerti. Se vogliamo guardare il futuro con fondato ottimismo è questa una ragione in più per presentarci compatti nella sfida che ci vede parte delle vicende del mondo, senza trascurare, anzi rinforzando, i tratti distintivi che ci caratterizzano come comunità trentina".

 

Insomma, non c'è grandissima fiducia nel governo amico sul lato nazionale, definito incerto. Un po' come avviene qui nel documento di assestamento di bilancio con l'ipotesi riduzione delle agevolazioni ai redditi bassi rimandata a ottobre, quando si fa sul serio, come ammesso nei giorni scorsi proprio dalla Provincia (Qui articolo). 

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