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Serata Segnana-Bisesti. Fugatti: ''Chiederemo pene severe per chi è entrato illegalmente''. Il racconto di chi c'era: ''Violenza ingiustificata''

Il presidente della Provincia rincara la dose dopo quanto accaduto ieri sera e annuncia segnalazioni per chi è entrato dalle porte laterali. Porte che erano aperte per un incontro pubblico con cittadinanza invitata. La ricostruzione delle associazioni che hanno protestato: ''Il gesto finale di Bisesti è stato un gesto gravissimo e pericoloso, fascista nei significati come nella pratica''

Di Luca Pianesi - 23 marzo 2019 - 18:41

TRENTO. "Si tratta di fatti inaccettabili, perché chi è entrato illegalmente dalle porte laterali del palazzo della Provincia, da parte nostra verrà segnalato alle autorità competenti. Perché non si entra illegalmente all'interno della Provincia come in nessun altro luogo. Ieri è avvenuto un atto di illegalità da parte di chi è entrato in modo forzoso all'interno della Provincia e ringrazio le forze dell'ordine per il lavoro che hanno fatto. Ringrazio il prefetto Lombardi, perché chi agisce illegalmente non può entrare nella sede provinciale. Chiederemo pene severe". Così Maurizio Fugatti (come riporta l'Ansa) sui fatti di ieri sera (QUI ARTICOLO) avvenuti dentro palazzo della Provincia in occasione della serata pubblica organizzata dagli assessorati all'istruzione e alle politiche sociali.

 

Un messaggio, quello del presidente della Pat, che non accenna a stemperare gli animi, anzi, se possibile finisce per gettare ulteriore benzina sul fuoco perché le porte erano aperte, l'incontro era pubblico, la cittadinanza era stata invitata a partecipare e chi si trovava lì non ha dovuto forzare nessun blocco o fare niente di speciale per arrivare in quel corridoio dove poi, molti cittadini, sono rimasti bloccati dalle forze dell'ordine. Con loro c'erano sindacalisti, politici, giornalisti. Sono entrati insieme e insieme sono rimasti in quel corridoio dove poi è cominciata la carica e lo sgombero dei presenti. Viene, quindi, da chiedersi a cosa si riferisca Fugatti. Questa invece la giornata di ieri vista dai tanti comitati che hanno protestato.

 

La giornata di ieri ci ha visti/e testimoni della distanza di valori tra la cittadinanza trentina e la giunta provinciale, a partire dal principio basilare di confronto democratico. Nello stesso giorno si sono svolti due momenti di segno opposto: nel pomeriggio, presso il Palazzo della Provincia, un "incontro pubblico" organizzato dagli assessori Bisesti e Segnana per “argomentare” la decisione di sospendere, di fatto cancellare, i corsi di educazione alla relazione di genere nelle scuole; in serata, presso l'Impact Hub, un incontro con la cittadinanza, che ha visto un centinaio di partecipanti, e che avrebbe dovuto trattare, con persone competenti in materia, tematiche relative all’educazione in ottica di genere.

 

L’incontro serale si è invece trasformato in una rielaborazione collettiva, partecipata e orizzontale, sui fatti violenti, nelle parole come nelle pratiche, accaduti nel pomeriggio. L'incontro pubblico organizzato dalla giunta ha avuto infatti ben poco di pubblico: la partecipazione era riservata, in realtà, a un gruppo selezionato di invitati (entrati da una porta laterale), mentre la maggioranza delle persone che aspettava di entrare è stata bloccata alla porta principale. All'interno si svolgeva un convegno dai contenuti fortemente antiscientifici, largamente superati (con grafici e statistiche risalenti al 1931) e offensivi, arrivando a definire "errori di natura" le persone intersessuali.

 

Di fronte a posizioni scientificamente imbarazzanti come disquisire del QI medio delle donne che - citiamo testualmente - "mentre cuociamo la pasta ci facciamo le unghiette", un gruppo di cittadini e cittadine disgustati/e ha manifestato il proprio dissenso, uscendo silenziosamente dalla sala, lasciando sulle sedie dei messaggi, pacifica espressione di contrarietà rispetto ai contenuti del convegno. Nel frattempo, le persone bloccate all'esterno, ragazzi e ragazze delle scuole, docenti, studenti e studentesse universitari/e, insegnanti e varie realtà del territorio, protestavano per la decisione di impedire l'ingresso nonostante i posti ancora liberi.

 

Qualcuno/a è entrato dall'entrata laterale, che era libera e aperta. Sono stati/e però bloccati/e nell'atrio, dove hanno chiesto a gran voce un confronto, espresso anche da molti/e insegnanti. Mentre tutte e tutti ascoltavano l’intervento di una docente, le forze dell'ordine, in maniera inaspettata, hanno deciso di sgomberare violentemente l’atrio, caricando le persone presenti. Come chiaramente visibile dai video, dal primo e unico ordine di sgomberare non sono passati che pochi secondi prima della carica della polizia. Quello che è successo ieri è sotto gli occhi di tutta la città: un’espressione di dissenso pacifica, che ha coinvolto studenti e studentesse del liceo e dell'università, associazioni, enti e collettivi, consiglieri provinciali, sindacati, forze politiche e professori universitari di tutte le età e opinioni politiche, è stata repressa in maniera violenta.

 

La violenza istituzionale non è mai giustificata, ma in questo caso è ulteriormente aggravata dal fatto che tra le persone minacciate nella loro incolumità, c’erano donne incinte, minorenni e persone anziane, tutte e tutti usciti sconvolti e contusi da una carica ingiustificata. Tra i colpiti, un docente universitario ferito al braccio, costretto ad andare al pronto soccorso, una ragazza colpita al costato, un altro al collo e una studentessa minorenne con evidenti contusioni al braccio. A molte delle persone che cercavano di filmare quanto accaduto sono stati illegittimamente sequestrati i cellulari, nel tentativo di non far trapelare la realtà dei fatti.

 

Le persone, ancora in stato di shock, si sono quindi spostate davanti al palazzo della provincia, cercando di metabolizzare l’accaduto e tranquillizzare soprattutto i più giovani. È stato in questo frangente che l’assessore Bisesti, contro ogni regola di buon senso e di ordine pubblico, ha deciso di uscire dal palazzo dall’ingresso principale, con la lucida volontà di provocare, scortato da un ingente numero di rappresentati delle forze dell’ordine. Coloro che dovrebbero garantire la sicurezza di tutti/e hanno invece prestato il fianco a un provocatore che cercava lo scontro, con una nuova carica contro cittadine e cittadini.

 

Riteniamo tutto questo un gesto gravissimo e pericoloso, fascista nei significati come nella pratica. È importante sottolineare come la violenza non si sia limitata alla carica reiterata: il "convegno", organizzato da rappresentanti delle istituzioni con soldi pubblici e in uno spazio pubblico, ha espresso posizioni inaccettabili, che generano odio, intolleranza, violenza. Idee che non ammettono spazi di confronto, contrarie al sapere e al metodo scientifico. Tutto questo esprime, di fatto, la posizione ideologica della giunta provinciale, che tenta di cancellare l’esistenza di intere categorie di persone.

 

Dal desiderio di confronto è partito invece l’incontro che ha concluso la lunga e complessa giornata di ieri. Uno spazio aperto, di discussione collettiva per costruire una proposta sociale e culturale che parta dalla pluralità come punto di forza nella costruzione di reti di partecipazione e solidarietà. In quest’ottica proporremo anche, nei prossimi mesi, incontri su tutto il territorio provinciale per promuovere momenti di scambio e confronto sui temi trattati nei percorsi scolastici sospesi.

 

Questi tempi ci chiamano a una responsabilità collettiva, a partire dalla risposta al Convegno Mondiale delle Famiglie, organizzato a Verona il 29-31 marzo, contenitore di posizioni esplicitamente misogine e repressive nei confronti delle persone LGBTQI+. I tentativi, come quello di ieri, di reprimere violentemente le espressioni di dissenso e critica, creando un generale clima di paura e intimidazione, ci trovano resistenti, determinati e determinate.

Siamo tanti/e, saremo sempre di più. Ci vediamo a Verona!

 

 

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