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Alice Barbu, candidata italo-rumena a Trento: “Serve più integrazione, mettere le persone le une contro le altre, come fa la Lega, non serve”

Si dice che sia stata la prima a presentarsi per ritirare i materiali elettorali, Alice Barbu si candida per rappresentare la sua comunità e tutti i lavoratori stranieri che vivono a Trento: “In città ci sono ancora molti ostacoli da superare”. Di Ianeselli dice: “È uno che si dà veramente da fare”, mentre sulle chiusure domenicali: “Non mi pare una buona idea impedire a noi imprenditori di lavorare”

Di Tiziano Grottolo - 05 agosto 2020 - 12:48

TRENTO. Di lei dicono che sia stata la prima a presentarsi nella sede di +TrentoViva per ritirare i materiali elettorali appena stampati, “una macchina da guerra” l’ha definita Roberto Sani il coordinatore provinciale di Italia Viva. Oggi incomincia il viaggio de Il Dolomiti alla scoperta dei candidati e delle candidate del Capoluogo alle prossime amministrative. Se c’è una cosa che non manca ad Alice Barbu è proprio la grinta: cittadina italo-rumena da 15 anni in Italia è diventata un punto di riferimento per la sua comunità. Una persona a cui rivolgersi quando ci si trova in difficoltà o si ha bisogno di aiuto.

 

Barbu, 41 anni sposata con un figlio di 17enne, gestisce da tempo un negozio di prodotti tipici della Romania in piazza Mostra. Non un negozio qualunque perché se serve una mano questo è anche il luogo giusto dove rivolgersi. Quando la sua candidatura è stata ufficializzata il suo post su Facebook è stato sommerso da centinaia di “mi piace” e quasi 100 condivisioni, un “bottino virtuale” di tutto rispetto che potrebbe contribuire alla sua elezione in consiglio comunale a Trento.

 

Perchè ha scelto di candidarsi e come è nata la sua passione per la politica?

“Sono sempre stata impegnata in diverse attività di volontariato con associazioni e gruppi cittadini, ma grazie alla lista +Trento Viva ho conosciuto una bella squadra di persone che possono migliorare questa città, che mi ospita da oltre 15 anni, e Franco Ianeselli è un candidato che si dà veramente da fare. Poi da tempo sono un punto di riferimento per la gente del mio Paese, parliamo di una comunità molto ampia che conta oltre 10mila persone”.

 

Solitamente di che genere di aiuto hanno bisogno le persone che vengono da lei?

“Spesso chi è appena arrivato ha bisogno di informazioni, per i documenti, contratti di lavoro, per iscrivere i figli a scuola o se sfortunatamente ci si ammala. Ad esempio molti bambini rumeni si rivolgono al centro di Centro di Protonterapia per la cura dei tumori ma quando le famiglie arrivano in Trentino non sanno a chi rivolgersi, dove andare ma soprattutto hanno difficoltà con la lingua. Così faccio da traduttrice, perché per molte famiglie Trento rappresenta una speranza”.

 

Altre questione che le è stato chiesto di affrontare?

Ci sono tante persone, come le badanti, che dopo il lockdown stanno tornando in Italia per lavorare ma devono sottoporsi a 14 giorni di quarantena, eppure non sanno né come fare né a chi rivolgersi per farsi aiutare. Anche questi possono essere degli ostacoli difficili da superare. Un altro piccolo-grande problema riguarda i camionisti stranieri che arrivano a Trento nel fine settimana ma la domenica non possono ripartire e per di più trovano tutti i supermercati chiusi. Può sembrare una cosa da poco ma per chi non conosce la città e non può spostarsi diventa un problema.

 

Pare di capire che la legge sulle chiusure domenicali non le sia piaciuta molto?

Fugatti costringe noi imprenditori a tenere chiuse le nostre attività e dopo lo stop imposto dal lockdown non mi pare una buona idea. È anche per far sentire la voce della mia comunità e dei tanti lavoratori stranieri che vivono in Trentino che ho scelto di candidarmi. In Provincia e in Città c'è bisogno più integrazione, non serve mettere le persone le une contro le altre come fa la Lega, altrimenti nessuno guarderà al futuro con fiducia e a crescere saranno solo i problemi”.

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