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Betta e Mosaner pagano pegno, il Patt dimezza i consensi mentre la Destra si gioca tutto al ballottaggio. Exploit di Parisi che deciderà le sorti di Arco

Mosaner e Betta non vincono al primo turno e sono costretti a un insidioso ballottaggio. Malfer e Parisi hanno la possibilità di influenzare pesantemente il voto del 4 ottobre, mentre la Lega si giocherà il tutto per tutto puntando forte su Santi e Bernardi. Nell’Alto Garda domina l’incertezza

Di Tiziano Grottolo - 23 settembre 2020 - 19:31

ALTO GARDA. Si può vincere senza arrivare al ballottaggio e con “solo” il 23% dei voti? Chiara Parisi lo ha fatto perché in pochi si sarebbero aspettati un risultato simile da parte della coalizione ambientalista. In pochi avrebbero scommesso su uno schieramento composto da tre liste civiche senza nemmeno il sostegno di un partito. Eppure Parisi può considerarsi la vincitrice morale delle elezioni arcensi perché è stata in grado di convincere gli elettori con una proposta nuova incentrata su ambientalismo, partecipazione e giovani.

 

Lei, unica candidata donna nonché la più giovane, ha costruito una squadra in grado di impensierire i due principali schieramenti che fanno riferimento ad Alessandro Betta (Centrosinistra) e Giacomo Bernardi (Destra). Quest’ultimo è arrivato al ballottaggio con soli 78 voti di vantaggio sulla candidata ambientalista. Non è un caso che la candidata con il maggior numero di preferenze, Arianna Fiorio, appartenga alla “Civica Olivaia” una lista che in alcune sezioni ha superato persino il Partito Democratico. Ora però, arriva la parte difficile, con i suoi voti Parisi sarà l’ago della bilancia: decidere di non decidere sarebbe già di per sé una sconfitta, mentre sostenere uno dei due candidati, magari in cambio dell’assessorato all’ambiente o all’urbanistica (o entrambi), potrebbe darle la giusta visibilità per prepararsi al grande salto fra 5 anni. Prima del voto ci sono già stati dei tentativi di abboccamento con il Centrosinistra, adesso la posta in gioco è più alta. 

 

Gettando uno sguardo sull’altro fronte, Betta è stato lo spauracchio degli ambientalisti ed è proprio contro di lui che si è concentrata la campagna elettorale di Parisi & Co. Il sindaco uscente paga a caro prezzo il muro contro muro su alcuni temi, fra tutti la Variante 15 portata avanti con ostinata determinazione. La “non vittoria” di Betta è simile in tutto e per tutto a quella di Adalberto Mosaner. Se ad Arco il Partito Democratico ha tenuto (anche se in percentuale è calato) a Riva i Dem hanno perso circa 450 voti passando dal 25,85% del 2015 al 16,62%. Betta e Mosaner hanno dimostrato di essere amministratori capaci (al netto delle diverse opinioni politiche) ma ciò, a differenza di un tempo, non è più sufficiente per vincere. Entrambi sono stati poco inclini ad ascoltare le critiche che provenivano dall’esterno e ora pagano pegno. Verso fine legislatura, sia a Riva che ad Arco, le maggioranze si sono sfilacciate perdendo il Patt, inoltre non è un mistero che tra i due circoli democratici non scorra buon sangue. Sulle sponde del lago di Garda covano personalismi mai risolti che negli anni non hanno permesso (a un territorio che conta su un bacino di oltre 40.000 abitanti) di eleggere un rappresentante locale in Provincia. Riva e Arco sono due cittadine intrappolate nel loro provincialismo.

 

In tutto questo se possibile c’è persino chi è uscito con le ossa ancora più rotte dalla tornata elettorale altogardesana: gli autonomisti ad Arco sono passati dal 20% a un misero 4%, mentre a Riva è andata meglio (ma solo di poco) scendendo dal 20% all’8%. Calcolatrice alla mano fanno 1906 voti sfumati in 5 anni. Forse, le strategie politiche dei vertici locali non si sono dimostrate molto acute. Gli autonomisti rivani hanno avuto il pregio di puntare su un candidato, Mauro Malfer, che è riuscito a catalizzare quasi il 28% dei consensi. Se il piano era quello di presentarsi al ballottaggio con Mosaner è stato un fallimento, se l’obiettivo invece era quello di pesare di più in sede di contrattazione allora si tratta di una strategia spregiudicata.

 

Chi festeggia è sicuramente la Destra, almeno sentendo il segretario leghista Mirko Bisesti che parla di “ottimi risultati”, nonostante la Lega sia stata sconfitta quasi ovunque. Su una cosa però il segretario leghista ha ragione: per Riva e Arco (a Rovereto serve un miracolo) la partita è aperta, benché Cristina Santi e Giacomo Bernardi partano svantaggiati la prima è staccata di soli 163 voti, mentre il candidato arcense è indietro di oltre 10 punti percentuali ma con ogni probabilità potrà contare su parte dei voti che al primo turno sono andati a Roberto De Laurentis. Nell’Alto Garda la Destra si gioca il tutto per tutto: Riva e Arco sono gli unici Comuni che potrebbero risollevare una performance elettorale disastrosa. C’è da scommettere che anche la Giunta scenderà in campo (come peraltro già avvenuto durante il primo turno) nel tentativo di spostare gli equilibri.

 

Sulle spalle di Betta e Mosaner grava un pesante fardello: non dev’essere piacevole essere ricordati come quelli (praticamente gli unici in tutto il Trentino) che hanno consegnato le chiavi della città alla Destra. Da qui al 4 ottobre, data del ballottaggio, ci sono più o meno 10 giorni a loro spetta l’onere della prima mossa, entrambi dovranno mettere da parte l’orgoglio ferito e sedersi al tavolo delle trattative. La politica è l’arte del compromesso e se, guardandosi in faccia, si scopre che quelli che sono stati degli avversari agguerriti non sono poi tanto diversi, ci si potrebbe addirittura rendere conto che l’accordo è a portata di mano, più vicino di quanto si crede. Quel che è certo è che una sconfitta, agli occhi dell’elettorato di Centrosinistra, sarebbe imperdonabile.

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