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"Bisogna tornare indietro, alle tradizioni, per non disgregarci". Claudia Mattarei, con Popoli Liberi di Primon, sostiene Silvia Zanetti sindaca

Claudia Mattarei, 54 anni di Cles, da oltre vent'anni trapiantata in città, si candiderà alle prossime elezioni amministrative di Trento nella lista che riunisce a sostegno di Silvia Zanetti alcune forze civiche e territoriali. Capolista per Popoli Liberi-Freie Völker alle ultime provinciali, cercherà di portare le sue idee su città e comunità nel prossimo Consiglio comunale. "Per fare meglio del centrosinistra non ci vuole niente. E' un'amministrazione ferma da vent'anni"

Di Davide Leveghi - 20 agosto 2020 - 18:15

TRENTO. Capolista alle elezioni provinciali del 2018 con Popoli Liberi-Freie Völker, Claudia Mattarei ha già alle spalle una candidatura alle comunali di Trento. Era il 2005, a sfidare l'uscente Alberto Pacher c'era il forzista Ettore Zampiccoli. Mattarei, giunta da poco a Trento dalla nativa Val di Non, è iscritta nelle liste del partito di Silvio Berlusconi. Quell'esperienza, però, l'avrebbe cambiata, allontanandola dalla politica per oltre un decennio, spegnendo una passione riaccesa solo dall'incontro con Paolo Primon e il suo movimento autonomista tirolese.

 

Inserita nella lista che unisce Popoli Liberi a Liberi Civici Trentini e Progetto Trentino di Silvano Grisenti, Mattarei, 54 anni, lean manager di un bar cittadino, crede profondamente nell'iniziativa politica che sosterrà la candidatura a sindaco di Silvia Zanetti. D'altronde, non è un caso che lo stesso leader di Popoli Liberi Primon abbia deciso di “rompere” la tradizionale solitudine con cui il partito si candida alle elezioni per convergere in una forza sganciata dalle sigle nazionali (“e nazionaliste”) e radicata nel territorio.

 

Con questa intervista, pertanto, il Dolomiti prosegue nel suo viaggio tra i candidati e le candidate alle elezioni comunali di Trento previste per il 20 e il 21 settembre 2020.

 

Claudia Mattarei, qual è il percorso che l'ha portata a candidarsi alle elezioni comunali nella lista dove è confluito il Suo partito?

 

"La passione per la politica ce l'ho avuta da sempre. Già a Cles, dove vivevo prima, avevo dato vita ad alcune iniziative una ventina di anni fa. Quando arrivai a Trento, poi, mi fu proposto di candidarmi alle elezioni comunali nella lista di Forza Italia. Il candidato a sindaco era Ettore Zampiccoli. Io al tempo gestivo un bar, ero un po' ingenua, non avevo mai fatto nulla di simile. A capo del partito c'era Malossini. Concluse le elezioni, riuniti in un incontro, capii che dovevo abbandonare. Mi ritirai perché non ne volevo più sapere di quello schifo. Da quel momento il mio progetto della politica è stato messo da parte. Nel 2017, però, mentre ero direttrice della Roccaforte Trentina, conosco Primon. Vestivo il dindl, l'abito tradizionale tirolese. Vistami vestita in quel modo, Paolo comincia a parlarmi del Tirolo, della nostra storia, mi addentra in un mondo che subito mi appassiona. Capisco che quel sangue che mi bolliva dentro era questo, l'amore per le origini. D'altronde il leitmotiv di mio padre, quando vivevamo in Germania, dove si era trasferito per lavorare, era che noi trentini non eravamo italiani. A me questo al tempo infastidiva. Nata a Stoccarda, nonesa di Cles ma oriunda delle Val di Rabbi, mi sono così riavvicinata alle origini e nelle elezioni provinciali del 2018 ho fatto la capolista per Popoli Liberi, prendendo anche un bel po' di voti e sfiorando le 400 preferenze. Sono a Trento da vent'anni, conosco la città. Ho lavorato nel settore alberghiero e turistico, nella fascia dei bar e della ristorazione. Ora sono lean manager in un locale qui a Trento, quella figura che ci occupa di portare lo spreco a 0".

 

Popoli Liberi ha deciso per la prima volta di non correre da solo, entrando in una lista che riunisce diverse forze politiche territoriali. Cosa ne pensa?

 

"La grande novità è che Popoli Liberi si associa e si ingloba in un ulteriore movimento. Siamo sempre andati da soli, in maniera idealistica e da sognatori, nonostante la difficoltà e la fatica. Noi siamo dei puri e se dobbiamo allearci con forze nazionaliste non ci interessa. Siamo tutta gente che lavora, non abbiamo bisogno della 'carega', ci candidiamo per passione e dovere civico. Questo esperimento nasce da un confronto che ha portato all'unione di tre forze, non a caso si chiama 'Si può fare'. Non è vero che più simboli ci sono più si è forti, io credo fermamente che sia il contrario. Se qualcuno aveva perplessità su Grisenti, in virtù delle condanne subite, dico che non bisogna storcere il naso perché lui ha fatto come Durnwalder, ha sostenuto delle aziende trentine. Il discorso territoriale è quindi ciò che lega questi tre partiti confluiti nella lista che sostiene Silvia Zanetti. Una popolazione è tale perché appartiene a un suolo e a un passato. Primon, in quanto puro di ideali, non può che essere il garante di una buona amministrazione. Abbiamo creato un movimento sganciato dai partiti nazionalisti, che non guarda a Roma o a Milano ma è provinciale. L'idea, se questo progetto viene capito, è di portalo avanti. La forza è nell'insieme di idee e non nella quantità".

 

Il turismo, dunque, è tema a Lei caro, visto il Suo percorso professionale. Quali sono le questioni che Lei sente come prioritarie in questa tornata elettorale cittadina?

 

"Innanzitutto dobbiamo riappropriarci delle nostre tradizioni. Anche banalmente, ora non si fanno più i carri a Carnevale per una serie di questioni. È il trionfo dell'arte di non far niente. Ciò però porta alla disgregazione sociale. Una volta c'erano gli oratori, le circoscrizioni, le tradizioni a unire e fare comunità, ora questa non c'è più. Bisogna quindi tornare indietro, anche se sembra uno slogan in controtendenza nel 2020. bisogna tornare indietro perché stiamo andando verso il disastro, trasformandoci in un realtà come una metropoli. Fare aggregazione è dunque il primo tema che metterei come priorità. Turisticamente, invece, dico che è triste pensare che i turisti vengano a Trento solo per trovare i negozi aperti. Il discorso che va fatto deve essere a tutto tondo; l'apertura domenicale è un falso problema, si sta parlando del sesso degli angeli. Ci vuole più attenzione, non ci sono segnalazioni ad esempio in centro. E poi sul Bondone tutti siamo d'accordo che debba essere fatta la funicolare ma il problema principale è che il centro del Bondone dev'essere Trento. Sciare è un'attrazione della città, gli alberghi vanno fatti qui pertanto non in montagna".

 

Qual è il bilancio dell'amministrazione della città da parte del centrosinistra?

 

"Per migliorare quello che ha fatto il centrosinistra basta poco perché non hanno fatto niente. L'ultimo sindaco è un desaparecido, hanno portato avanti per vent'anni dei progetti dell'amministrazione Goio. L'unica cosa nuova è aver portato 4 casette dei Mercatini di Natale nella 'piazza del traditore' (il “riferimento tirolese” è a Piazza Cesare Battisti, ndA). Le cose da fare dunque sono tante. Bisognerebbe sburocratizzare: per organizzare feste ed eventi servono tanti documenti e permessi, perché non creare dunque un posto già attrezzato dove fare gli eventi dagli Alpini agli Schützen o ai concerti? Per mettere un tavolino ci vogliono mesi, un mio collega ha dovuti aspettare 90 giorni, un'eternità per chi lavora".

 

Equidistanti tra centrodestra e centrosinistra, non temete un certo affollamento al centro con la candidatura a sindaco di Marcello Carli?

 

"Carli è al centro solo e unicamente perché non l'hanno voluto a destra. Questa è la verità".

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