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Case Itea, Ianeselli: ''La soluzione non è creare rivalità tra popolazione ugualmente in difficoltà''. I sindacati: ''Mesi che aspettiamo di incontrare l'assessora''

I sindacati Cgil, Cisl e Uil intervengono dopo i primi dati che emergono a seguito dell'applicazione dei 10 anni di residenza quale criterio per accedere alle case Itea: -15% in termini di assegnazione e -20% nel sostegno degli affitti

Di Luca Andreazza - 17 febbraio 2020 - 19:45

TRENTO. "Non è attraverso il taglio delle famiglie extracomunitarie dalle graduatorie per il sostegno al canone d’affitto e dalle graduatorie Itea che si risolve il fabbisogno abitativo dei trentini". Così Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil), che aggiungono: "L'unica strada per dare risposte ai cittadini è avviare una coraggiosa politica della casa, investire sulla nuova costruzione di alloggi pubblici e sulla ristrutturazione del patrimonio esistente".

 

I sindacati Cgil, Cisl e Uil intervengono dopo i primi dati che emergono a seguito dell'applicazione dei 10 anni di residenza quale criterio per accedere alle case Itea: -15% in termini di assegnazione e -20% nel sostegno degli affitti. Nel 2019 sono stati assegnati 340 appartamenti, circa l'11% delle domande pervenute e 4.117 contributi pubblici. Una platea per il 91,2% composto di italiani, 2,7% comunitari e 6,1% extra europei.

 

"La Giunta provinciale - proseguono Grosselli, Bezzi e Alotti - non vuole aprire un confronto. Sono passati mesi da quando abbiamo chiesto un incontro formale con l'assessora Stefania Segnana e non abbiamo ancora ottenuto riscontri. Chiediamo ancora alla titolare della delega sulle politiche abitative di poter entrare nel dettaglio degli ultimi dati relativi alle domande raccolte fino a questo momento per la casa Itea e l'integrazione al canone". 

 

La Giunta Fugatti ha stabilito che sono obbligatori 10 anni di residenza in Italia per poter accedere all’assegnazione di un alloggio popolare. "Solo se si parte dai numeri reali - spiegano i sindacati - si può quantificare l’impatto della stretta imposta da piazza Dante, che ha prodotto qualche risparmio per la cassa della Provincia: non ci sono state risposte per i trentini che hanno bisogno di una casa e ha escluso le famiglie non comunitarie. Un bilancio in cui c’è poco da vantarsi".

 

Le parti sociali rilanciano anche la proposta dell’Osservatorio sulle politiche abitative. “Doveva rappresentare il primo punto di partenza - evidenziano Cgil, Cisl e Uil - per avviare una riflessione costruttiva e oggettiva in materia, ma non è stato ancora avviato nulla. Sollecitiamo nuovamente assessorato e Itea a prendere in mano questa partita per aprire un confronto nel tentativo di costruire insieme risposte efficaci e non solo di mera propaganda".

 

I tre sindacati intervengono infine sul canone moderato, “risposta importante” per rispondere al fabbisogno abitativo di tanti cittadini che non trova sul libero mercato soluzioni accessibili, ma hanno un reddito sopra le soglie del canone sociale. “E’ opportuno - aggiungono Grosselli, Bezzi e Alotti - investire con determinazione anche su questo fronte, invece non sappiamo se è stata rinnovata la convenzione con le finanziarie per portare a termine il piano triennale di housing sociale".

 

Interviene anche il candidato sindaco per il centrosinistra e il Patt. "La giustizia si esprimerà sulla legittimità di questa scelta e sui ricorsi presentati - commenta Franco Ianeselli - ma non ho timore nel considerare questa decisione come politicamente sbagliata. Se esiste una domanda importante di alloggi popolari, e se il pubblico fatica a dare risposta ampia e positiva, quella di irrigidire i requisiti d’accesso in modo che una categoria risulti maggiormente esclusa a beneficio di un’altra per la quale l’accesso diventa più agevole, è una scorciatoia politica che finisce per aumentare i disagi, creando rivalità tra fasce di popolazione ugualmente in difficoltà".

 

Un provvedimento con il respiro corto. "La politica - conclude Ianeselli - non ha il compito di acuire le differenze e aumentare le difficoltà, la politica ha il compito di trovare gli strumenti più adeguati per dare risposta ai bisogni della popolazione. Se l'offerta attuale non è sufficiente vanno aumentati gli alloggi, non ridotte le famiglie che possono sperare di ottenere una casa".

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