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Coronavirus, i pediatri: ''Pressione altissima e le famiglie sono confuse e si sentono abbandonate: manca un messaggio univoco da parte delle istituzioni''

Recentemente la Pat ha modificato i criteri dell'isolamento della classe: 2 alunni per il primo ciclo dell'infanzia, 1 studente negli istituti superiori. I pediatri: "Sono decisioni politiche. I minorenni sono spesso asintomatici e pauci-sintomatici e questo è rassicurante dal punto di vista del decorso della malattia, ma comunque c'è un fattore di rischio legato alla contagiosità che poi può arrivare in famiglia"

Di Luca Andreazza - 27 ottobre 2020 - 20:24

TRENTO. "Il rischio è quello di non reggere l'urto". Così Lorena Filippi, consigliera dell'Ordine dei medici e pediatra a San Michele all'Adige, che aggiunge: "La pressione è già altissima, un impegno particolarmente importante e gravoso è quello di rassicurare le famiglie, che sono confuse e si sentono abbandonate: manca un messaggio univoco da parte delle istituzioni". 

 

I medici sono scesi in campo per chiedere decisione nell'affrontare questa fase dell'emergenza Covid-19 e anche un supplemento di responsabilità alla popolazione perché il momento è complicato (Qui articolo). La scuola è un settore che rappresenta una fonte di stress a livello di prevenzione e in pochi giorni le scuole sottoposte a misure di quarantena sono praticamente raddoppiate. Attualmente sono 142 le classi in isolamento, +11 rispetto a quanto comunicato lunedì 26 ottobre. Il Dpcm prevede alle superiori il ricorso alla didattica a distanza, direttiva non recepita dalla Provincia di Trento, mentre in generale elementari e medie possono proseguire in presenza. 

 

Recentemente la Pat ha modificato i criteri dell'isolamento della classe: 2 alunni per il primo ciclo dell'infanzia, 1 studente negli istituti superiori. "Sono decisioni politiche. I minorenni - dice Filippi - sono spesso asintomatici e pauci-sintomatici e questo è rassicurante dal punto di vista del decorso della malattia, ma comunque c'è un fattore di rischio legato alla contagiosità che poi può arrivare in famiglia: se non si osserva un periodo di quarantena perché non arriva una comunicazione ufficiale dell'Apss non si riesce a spezzare la trasmissione del coronavirus".

 

Il contact tracing è finito in difficoltà con l'aumento dei casi delle ultime settimane e quindi diventa difficile ricostruire tutto il quadro e il rischio è quello che l'infezione acceleri velocemente per perdere il controllo della curva epidemica. "Il tampone - evidenzia la pediatra - viene visto un po' come uno spauracchio perché si teme di traumatizzare il bambino ma è l'unico strumento che consente di mantenere l'epidemia controllata".

 

Un caso di contagio tra i bimbi può emergere, ma l'isolamento non scatta e poi i piccoli tornano a casa: qui il coronavirus potrebbe trovare terreno fertile. "I controlli sono fondamentali e se non si può procedere a tampone per tempi e impegno nell'analisi immediata - evidenzia Filippi - allora ci sono i test rapidi che sono molto sensibili: c'è la concreta possibilità che gli asintomatici non risultino positivi, però in generale sul gruppo classe può fornire utili indicazioni sulla situazione complessiva. Questa misura di prevenzione può assolutamente essere efficace".

 

I pediatri sono pronti a fare la propria parte. "Il lockdown ha funzionato ma non si possono nascondere gli effetti sui bambini - prosegue la pediatra - l'apprendimento e la socialità deve avvenire in presenza e vogliamo collaborare per scongiurare questa eventualità. Però dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter operare nel miglior modo possibile: possiamo eseguire i test rapidi ma si tengano gli ambulatori Covid-free. Le istituzioni ci mettano a disposizione dei luoghi ad hoc nei territori dove poter effettuare le indagini epidemiologiche".

 

Non c'è, infatti, solo Covid-19. "Va bene la prevenzione sul coronavirus ma non possiamo dimenticare tutto il resto, come i piccoli che presentano deficit di apprendimento o sindromi di autismo, patologie e malattie. E' impensabile sanificare tutto in continuazione con la mole di lavoro che affrontiamo in questo momento tra aspetti tecnici e burocratici, telefonate e visite. La sicurezza è ovviamente fondamentale per tutti".

 

La richiesta alle famiglie è quella di fidarsi. "I genitori - dice la pediatra - devono seguire pediatrici e medici di medicina generale. Se c'è un sospetto o un rischio è preferibile auto-imporsi un periodo di isolamento, evitare che i figli vedano i nonni per un periodo. Se le procedure sono inceppate e rallentate, abbiamo tutti il compito di prestare attenzione per senso civico: siamo troppo vicini a perdere il controllo della situazione".

 

I medici ritornano a chiedere di accelerare sui test rapidi. "Si devono usare tutti gli strumenti e si deve sensibilizzare la popolazione. Se le regole non vengono rispettate, le autorità intervengano attraverso sanzioni e multe. E se ci sono sintomi sospetti riconducibili a Covid-19, il cittadino deve interessare le autorità sanitarie senza paura. Una diagnosi precoce - evidenzia il presidente Marco Ioppi - permette di curare i pazienti a domicilio e evitare l'ospedalizzazione che mette sotto pressione l'intero sistema".

 

Da alcuni parti si chiede di far indossare le mascherine anche in classe (Qui articolo). "Se ci sono i distanziamenti - conclude Ioppi - non sarebbe necessario, però si deve valutare ogni situazione con buonsenso per limitare la diffusione del coronavirus". 

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