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Coronavirus, il governo affida ai Comuni il compito di gestire la movida. E' scontro. Il sindaco di Belluno: "Misura totalmente inapplicabile"

C'è tensione fra i vari livelli istituzionali dopo il nuovo Dpcm annunciato nella serata di domenica 18 ottobre dal premier Giuseppe Conte. In particolare, a creare attrito fra governo e Comuni è la scelta di addossare a questi ultimi il compito di decidere se e quali zone delle città chiudere per evitare che si creino assembramenti. Il presidente dell'Anci Decaro: "Scaricabarile". Il sindaco di Belluno Jacopo Massaro: "Misura totalmente inapplicabile. Ci fanno fare i chirurghi con cacciavite e carta vetrata"

Di Davide Leveghi - 19 ottobre 2020 - 08:42

TRENTO. C'è tensione nell'aria dopo il Dpcm con cui il presidente Giuseppe Conte e l'esecutivo “giallo-rosso” hanno dato una stretta nel tentativo di frenare la diffusione del virus. In una giornata caratterizzata da oltre 11mila contagi a livello nazionale, dopo dure trattative all'interno dello stesso governo, le parole del premier hanno lasciato non pochi malumori nelle istituzioni locali, sentitesi caricate del peso peggiore, quello di dover imporre limitazioni alla socialità delle persone.

 

Il grande assente – di cui si vociferava tanto – è infatti il “coprifuoco”. La linea morbida di una certa componente del governo, tra cui i ministri dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e quello di Economia e Finanze Roberto Gualtieri, che volevano tutelare le imprese sembra aver avuto la meglio, per ora. “Non voglio nemmeno sentire nominare la parola lockdown, per questo abbiamo deciso di adottare queste misure”, ha detto in conferenza stampa il presidente del Consiglio Conte.

 

Tante, allora, le novità introdotte. I locali con il servizio al tavolo potranno rimanere aperti fino alle 24, a patto che ai tavoli non ci siano più di 6 persone. Tutti i locali che servono al bancone, invece, dovranno chiudere alle 18. Anche per i ristoratori ci sarà la possibilità di tenere aperto fino a mezzanotte, ma non si potrà consumare il proprio pasto nelle adiacenze del locale. Stop a feste pubbliche e private, mentre c'è la "forte raccomandazione" ad evitare gli eventi in casa.

 

Le misure più importanti sul fronte scuola provano invece ad alleggerire il peso sui mezzi pubblici. Scuole elementari e medie proseguiranno come fatto fino ad ora, mentre per le superiori l'ingresso sarà spostato alle 9 di mattina, prevedendo inoltre un maggior ricorso alle ore pomeridiane e una ricalibrazione degli orari con più ore spalmate sulla didattica a distanza integrativa. Anche lo smart working tornerà a interessare sempre più persone, con l'obiettivo almeno per il comparto pubblico di portarlo in breve tempo al 70%.

 

Continueranno a rimanere aperte cinema, teatri, parrucchieri ed estetisti. Con ingressi contingentati e protocolli severi, potranno proseguire la propria attività a differenza di sale gioco e bingo che alle 21 avranno l'obbligo di abbassare le serrande. Fiere e sagre, invece, saranno sospese. Per quanto riguarda lo sport, infine, stop ad ogni attività di contatto a livello amatoriale, così come divieto per le gare dilettantistiche a livello provinciale.

 

La questione più spinosa riguarda però, come accennato, la movida. Secondo il nuovo Dpcm, infatti, saranno le amministrazioni comunali a dover decidere se chiudere aree sensibili sotto questo profilo. Oltre alla chiusura anticipata dei locali, i sindaci potranno limitare gli assembramenti decidendo di chiudere al pubblico piazze e vie dove si creano situazioni in cui non c'è rispetto dell'obbligo di distanza.

 

In questa direzione, nelle scorse settimane, il sindaco di Trento Franco Ianeselli aveva adottato misure simili nella zona di Santa Maria Maddalena, dove normalmente si raccoglie la “movida” trentina. “E' uno scaricabarile”, ha tuonato il presidente dell'Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro, spalleggiato dai colleghi di tutta la penisola.

 

L'accusa è chiara: il governo non si vuole assumere la responsabilità di dichiarare il coprifuoco. I dubbi di Decaro riguardano poi il rispetto delle eventuali chiusure. Come agiranno le forze dell'ordine? “In un momento di difficoltà le istituzioni dovrebbero collaborare, non scaricarsi addosso le responsabilità altrui”, ha commentato piccato. A rincarare la dose ci ha poi pensato il sindaco di Belluno Jacopo Massaro, che sui social ha tuonato: “Per mesi abbiamo chiesto di poter decidere a livello locale alcune misure su come governare l'emergenza covid: autonomia di spesa e di assunzione per poter disporre del personale adeguato alla gestione dell'emergenza (educatrici degli asili nido, assistenti di sociali, polizia locale, etc.). Nulla di tutto questo ci è stato consentito, abbiamo i bilanci in rosso, ma abbiamo comunque continuato a partecipare alle riunioni con governo e regioni sulla gestione dell'emergenza. Ieri sera, nonostante la mattina avessimo partecipato ad una riunione col Governo durante la quale non ne è stato fatto cenno, il Presidente del Consiglio annuncia che i sindaci potranno chiuderanno vie e piazze affollate dalle 21”.

 

Una misura non concordata, assurda: se ci fosse stato chiesto un'opinione, avremmo spiegato che è una misura TOTALMENTE INAPPLICABILE e che rappresenterebbe un coprifuoco nazionale mascherato da coprifuoco comunale. Come chiuderemo le piazze? Ma poi, se chiudo piazza delle Erbe, non è che la gente si sposta in piazza del Duomo accalcandosi ancora di più? Come faremo con ristoratori e baristi (e loro clienti) che possono comunque tenere aperto dopo le 21, ma si trovano nelle strade e nelle piazze chiuse dal Sindaco?”

 

La chiusura delle piazze e le conseguenze che una misura del genere potrebbe portare per le amministrazioni comunali rappresenta quindi il nocciolo della questione, secondo i sindaci. “Ci chiedono di fare i chirurghi con cacciavite e carta vetrata. Ecco perché siamo arrabbiati”, conclude amaro.

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