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Coronavirus, pochi tamponi in Trentino? Per Fugatti la colpa è dell'ordine dei medici che gli ha fatto cambiare idea troppo tardi

Il presidente della Provincia è tornato sul tema dei tamponi accusando i medici di avergli chiesto di farne di più solo il 18 marzo di fatto ammettendo di non aver avuto una politica sanitaria chiara da seguire dall'inizio. ''Se ce l'avessero detto prima - ha detto - avremmo potuto fare anche di più. Ognuno si prenda le proprie responsabilità''

Di Luca Pianesi - 27 marzo 2020 - 18:35

TRENTO. ''Il calo sperato nei giorni scorsi non s'è verificato ma le Rsa coinvolte sono sempre quelle e, soprattutto Val di Fassa e Fiemme tengono abbastanza bene''. Così il direttore per l'integrazione socio sanitaria Enrico Nava sulla situazione sempre più difficile delle case di riposo. ''Contiamo 450 casi registrati Covid o sintomatici - ha aggiunto  - e da ieri a oggi i casi sono aumentati di 40 unità con 5 decessi nelle nostre strutture''. Dati, insomma, che fotografano una realtà ancora molto complicata, sempre più complicata con 114 nuovi casi di contagio generali (di questi 94 con tampone e 20 senza tampone) accertati nelle ultime 24 ore che portano il totale dei positivi a 2236 casi totali.

 

I morti oggi sono stati 16 per un totale in Trentino di 102 decessi dall'inizio dell'epidemia. ''Una crescita pesante - ha detto il presidente della Provincia Fugatti - ma che se la guardiamo negli ultimi tre giorni forse vi è una stabilizzazione di questa crescita pesante, ma stabile. Nel giro di due tre giorni capiremo se questa stabilizzazione ci sarà. I dati sono molto variabili e vanno analizzati in cinque-sette giorni''. Il presidente ha quindi spiegato che la Pat ha fatto un accordo con la curia per l'estrema unzione. ''Come sapete è già impossibile salutare per i parenti i loro cari - ha spiegato - e allora oggi abbiamo fatto un accordo con la curia perché alcuni sacerdoti possano entrare con i dispositivi di sicurezza per dare l'estrema unzione''.

 

Fugatti è quindi tornato sui concetti di ieri spiegando che ora la strategia della Provincia di Trento è cambiata, di fatto cercando di uniformarsi al resto del Paese, e si punta ad eseguire più tamponi di quelli che si facevamo prima. In particolare ha detto che l'obiettivo è arrivare a farne 1.500 al giorno ma ha anche ricordato che ''noi sentiamo le richieste del mondo della sanità ma dobbiamo ricordare (di nuovo ndr qui l'approfondimento di ieri) che l'ordine dei medici prima del 18 marzo non ci aveva chiesto di fare più tamponi. Oggi li chiedono e va benissimo. Però tempo al tempo. La lettera per chiederne di più l'hanno mandata il 18 marzo. Se ce l'avessero detto prima, avremmo potuto fare anche di più. Ognuno si prenda le proprie responsabilità''.

 

Insomma, nemmeno tanto velatamente, il presidente Fugatti ha collegato le politiche sanitarie del Trentino all'ordine dei medici, come se il presidente dell'ordine avesse delle responsabilità anche di politica generale, dovesse insomma fare quello che ci si aspetterebbe facesse l'assessore competente alla salute. Da quanto detto da Fugatti si evince quasi che la politica sanitaria della giunta non seguisse, di fatto, nessuna direzione specifica se oggi si scopre dallo stesso presidente che la colpa dei pochi tamponi fatti sino ad oggi è dell'ordine dei medici che non ha chiesto prima di cambiare rotta.

 

Insomma la guida del territorio chiede ai medici che ci si assumano le proprie responsabilità per non averlo fermato prima? Ma, poi, prima quando? Evidentemente, anche per non passare da prevenuti, si arriva a inviare una missiva al governatore di una provincia autonoma solo dopo aver fatto passare del tempo (in realtà nemmeno tanto se si pensa che il dpcm del governo nazionale più stringente è dell'11 marzo: quindi l'ordine dei medici ha atteso, di fatto, una settimana esatta) perché prima c'è da valutare attentamente quel che sta succedendo, se la strategia politica intrapresa funziona o meno. Oggi scopriamo che lo stesso Fugatti avrebbe voluto essere fermato prima. ''Se ce l'avessero detto prima - ha detto - avremmo potuto fare anche di più. Ognuno si prenda le proprie responsabilità''.

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