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Macellazione fai da te? Il Comune di Mori: ''No, leggi italiane rispettate''. La comunità musulmana nel mirino della Lega in cerca di rabbia e consensi

Da Riva a Trento, passando per Mori e Lavis candidati leghisti stanno lanciando post (confusi e sconclusionati) contro le comunità musulmane. L'attacco più forte è arrivato a seguito di una foto di un ovino su un balcone di Mori, spammata con commenti del tipo ''macellazione casalinga''. In realtà le cose sono andate diversamente (e ci sono le ricevute che documento che la macellazione è avvenuta a Caprino Veronese). Alzif Ahmed: ''Sono metodi fascisti. La famiglia, perfettamente integrata e felice di stare a Mori, si sente malissimo per quanto accaduto e per l'ingiusto attacco ricevuto''

Di Luca Pianesi - 02 agosto 2020 - 17:14

MORI. Ancora una volta gli aspiranti odiatori di professione hanno provato a soffiare sul fuoco del contrasto etnicoreligioso nel loro tentativo di aizzare folle sdegnate per fotografie scattate da chilometri di distanza, nascosti nell'ombra, e caricate sui social accompagnandole con frasi di sdegno tipo ''#robedapazzi'' o ''l'invasione'' o ''incredibile'', eccetera, eccetera. Poi, capita anche che quotidiani locali si accontentino di quelle immagini e di quanto detto loro proprio da questi politici e finiscano per assecondare il ''#robedapazzi'' di qua sopra.  

 

D'altronde da giorni assistiamo in ogni comune del Trentino al tentativo di candidati leghisti alle amministrative di colpire la comunità musulmana. Qualche giorno fa vi avevamo raccontato del militante leghista Daniele Demattè che era scivolato su un post da lui realizzato dove ritraeva due persone, fotografate di spalle mentre stavano facendo un picnic in Piazza Dante, a Trento, e le accusava di essersi portate la macchina all'interno del parco, senza sapere che quell'auto parcheggiata davanti a loro era di un tecnico incaricato dal Comune. Contemporaneamente il consigliere comunale del carroccio di Riva del Garda, Luca (Balota) Grazioli, faceva un post contro la comunità musulmana riunita in preghiera (come previsto dalla nostra Costituzione) in un campo da calcio (come dovuto per le leggi italiane anti-coronavirus) e guarda caso un post praticamente identico (confuso e contraddittorio) lo faceva la candidata sindaca della Lega a Lavis Monica Ceccato.

 

 

Qualcosa di simile è accaduto a Mori. Il solito Daniele Demattè questa volta ha varcato i confini del capoluogo e si è spinto in Vallagarina per fare la solita cosa, spammare un suo post per scatenare rabbia e odio verso qualcuno. Lo ha fatto su ''Sei di Mori se...'': foto rubata (come al solito) da chilometri di distanza e commento di accompagnamento che recita ''Macellazione casalinga'' e stato d'animo ''disgustato''. Purtroppo, poi, a giudicare dagli insulti, strappati tra i commenti e spesso scritti con un italiano talmente sgrammaticato da far impallidire qualsiasi straniero che semplicemente si avvicina alla nostra lingua, l'obbiettivo (scatenare odio e contrasti) è stato raggiunto

 

Ma facciamo un passo indietro. La vicenda è avvenuta proprio a Mori qualche giorno fa ma c'è un ma. Tutto era in regola ma quanto accaduto è servito, senza dubbio, ad aprire una ferita nella realtà di Mori, a dividere una comunità coesa, che ha un'importante parte di popolazione che è musulmana e che da sempre vive e convive perfettamente con quella ''storica'' (famosi, per esempio, sono i corsi di arabo che vengono fatti dalla comunità musulmana nell'oratorio della Chiesa per chi parla l'italiano). Sarebbe bastato informarsi per evitare quanto accaduto, ma forse la volontà era proprio che accadesse tutto ciò. Sarebbe bastato poco per evitare di mettere alla gogna una persona esponendosi, poi, una volta ricostruita la realtà dei fatti, all'ennesima figuraccia come spesso accade agli aspiranti odiatori, ma tant'è.

 

''Abbiamo fatto subito le verifiche del caso - ci spiega l'assessore alle politiche sociali di Mori Roberto Caliari - ed è tutto in regola. Ci sono leggi precise che governano in Italia lo svolgimento della Festa del Sacrificio e da quanto ricostruito sono state rispettate tutte. Quell'ovino che si vede sul balcone è stato regolarmente macellato in una struttura del veronese mentre era stato acquistato da un allevatore trentino. Abbiamo visto le fatture e ogni situazione è stata ricostruita. L'animale, poi, dopo l'eviscerazione, è stato portato a Mori ed esposto all'aria come da tradizione islamica, per poi essere diviso in tre parti uguali''. Ed effettivamente i fatti si sono svolti in questo modo, stando alle carte. L'animale è stato acquistato da un allevatore di Folgaria che si è occupato del trasporto dell'animale a Cavaion veronese dove si trova il macello che ha ucciso e lavorato la bestia (come documentato anche dalle ricevute).

 

''Poi portato a Mori, come da tradizione per questa importante festa, è stato lasciato all'aperto per alcune ore - prosegue Alzif Ahmed, una delle anime della comunità musulmana della zona, che ha seguito la vicenda -. E' una nostra usanza, ma l'animale era già stato macellato e ogni legge italiana era stata rispettata. A quel punto l'animale doveva essere diviso in tre parti, ancora una volta come prevede la nostra religione: una parte da consumare con tutta la famiglia, una parte trattata con il sale per poi conservarla e una parte data a persone povere che non hanno da mangiare. L'attacco fascista che c'è stato verso quella famiglia, senza sapere nulla di nulla, ci ha fatto davvero molto male. La famiglia coinvolta, che è sempre stata in pace con tutti e viveva felice a Mori, si è sentita tradita, offesa, attaccata nella sua privacy nel modo più becero e vigliacco. Se qualcuno aveva qualche dubbio o sospetto poteva segnalare l'accaduto alle forze dell'ordine o cercare il confronto e invece si è preferito agire con una foto e un post sui social, in questo modo davvero vigliacco, lo ripeto''.   

 

''Io dico a questi signori di informarsi, di cercare di capire prima di scagliare le loro accuse. Bisogna cercare la convivenza nelle differenze - conclude Ahmen -. Io devo rispettare le leggi italiane e me stesso, come ogni libero cittadino. Lavoriamo per la tolleranza e per la convivenza. Vivere nell'odio non porta a niente, mai e non serve a nessuno''. 

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