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Rio (Grande Nord): "Obiettivo deviare le inchieste su un partito che non c'è più". La Lega Nord esce di scena, concluso il tesseramento per Salvini Premier

Nella giornata di martedì 4 agosto si è conclusa la campagna di tesseramento di Lega Salvini Premier, superando definitivamente la vecchia Lega Nord (che non può essere sciolta ufficialmente perché in debito con lo Stato di 49 milioni). Il dirigente trentino di Grande Nord Pier Candido Rio: "L'anima del partito è stata tradita. Creata una forza politica personale per opportunismo"

 

Di Davide Leveghi - 05 agosto 2020 - 12:06

TRENTO. Chiusa la campagna di tesseramento da parte del nuovo partito creato da Matteo Salvini (su ciò che rimaneva della Lega Nord), il tema di discussione principale rimangono i malumori presenti nella base, specie dopo le indiscrezioni secondo cui il “doge” Luca Zaia con il suo ampio consenso avrebbero espresso un certo malcontento rispetto all'atteggiamento del segretario nelle ultime settimane e alla questione autonomistica, mentre molti militanti della prima ora non avrebbero rinnovato la tessera.

 

Tra chi la Lega l'ha abbandonata da tempo, in rotta con il “restyling sovranista” (molto più simile a una vera e propria mutazione in senso nazionalista), c'è la componente che ha contribuito alla nascita di Grande Nord, una confederazione di movimenti che punta a mantenere gli obiettivi della Lega Nord primigenia: federalismo, autonomismo e secessione. E' l'anima della sezione trentina, lo storico rappresentante leghista delle Giudicarie Pier Candido Rio, non le manda certo a dire.

 

Affida ai social il suo pensiero, citando il Senatür Umberto Bossi e commentando amaro la nascita del nuovo partito “personale” (così lui lo definisce) del segretario Matteo Salvini. “Salvini ha un problema: può essere fascista e comunista nello stesso momento. È un opportunista, occupa gli spazi – e continua – da oggi ci sono due partiti, la 'vecchia' e la 'nuova' Lega. In politica, però, gli spazi non restano vuoti”.

 

 

Pier Candido Rio, come commenta la conclusione della mutazione della Lega da partito federalista e territoriale a partito nazionale e nazionalista?

Il mio commento è stato dimettermi dal partito nel 2018, dopo le elezioni provinciali. Un partito da cui non mi sentivo più rappresentato ormai da anni, da quando Salvini tastava il terreno al Sud creando un'associazione per capire quali sbocchi ci fossero lì. Non ero d'accordo con la scelta, alla base non la raccontava giusta. I famosi colonnelli forse sapevano qualcosa, ma noi delle periferie no. Io con lui ero schietto e gli ho detto che avrebbe portato a malumori. Lui rispondeva che essendo segretario sarebbe andato avanti, tutto per il bene del partito. Questo nella Lega mi ha portato a dei problemi. Io ho un ottimo rapporto con Fugatti, ma le logiche spartitorie non mi piacciono. Ho sempre pensato che dovessimo andare da soli alle elezioni, senza entrare in coalizione con partiti con cui dobbiamo scendere a compromessi. Invece ha vinto la logica democristiana che abbiamo sempre combattuto, quella partitocrazia fatta e finita che ora è anima e corpo della Lega, anche in Trentino. Per questo ho deciso di lasciare. La deriva nazionalista non è altro che il culmine di ciò che si paventava, mettendo per la sete di potere i nostri obiettivi al margine: noi siamo contro lo Stato fallito italiano, siamo per la territorialità, il federalismo, la Padania e anche la secessione.

 

Il Grande Nord, dunque, rappresenta l'anima della prima Lega. Ma questa, nel partito che ora è Lega Salvini Premier, si è perso anche nella nostra provincia?

Siamo in un partito benedetto da Bossi, giusto per dirlo. Dopo 30 anni di Lega io non cambierò certo i miei obiettivi e per questo nel 2018 ho deciso di uscire dopo aver partecipato da marginale alle provinciali ed essere stato affiancato nelle Giudicarie da chi, come Failoni, non era mai stato tesserato della Lega ed era più vicino ad altri partiti. Non voglio sapere gli accordi che hanno portato al centrodestra trentino, ma è chiaro che il malumore della vecchia base si è allargato. La nuova Lega ha visto crescere in maniera esponenziale il suo seguito ma questo a costo di ciò che voleva l'anima storica del partito. Questa nuova forza fa trend, è una moda, e questo perché Salvini è un imbonitore. I numeri per ora non ci danno ragione ma il fatto che molti elettori della Lega alle ultime elezioni si stiano spostando verso partiti come quello di Giorgia Meloni la dice lunga. Spero che l'anima leghista prevalga e che Matteo o capisca il problema o si faccia da parte, per far rinascere il partito degli albori.

 

E se ciò succedesse, voi saresti disposti a tornare nell'alveo?

Certo che no. Il nome Lega è già stato compromesso. Figuratevi se Matteo tornasse a parlare di Nord, Padania e federalismo quanto credibilità potrebbe avere. Noi in Lega non ci torneremo mai, anche se chi milita in Grande Nord ha l'anima leghista. Al tempo stesso siamo un movimento con più anime, siamo trasversali e più che tornare a un'eventuale Lega degli albori vorremmo che i leghisti scontenti venissero da noi. Per questo in Liguria siamo arrivati a proporre il nostro candidato alle prossime regionali, mentre io e Mauro Fruner ci candidiamo alle elezioni amministrative di settembre.

 

Su questo ci torniamo tra un attimo. Per chiudere il cerchio, dunque, Lei parla di opportunismo della Lega Salvini Premier e del suo segretario. L'opportunità colta ha a che fare anche con i 49 milioni?

E' indubbio. O fallisci e paghi le conseguenze o sei a rischio di indagine. Mi chiedo come abbiano fatto alcuni prestanome a lasciarsi prestare come responsabili della Lega Nord in dismissione, o non ci sei con la testa o non hai capito la grana. L'obiettivo è di deviare le inchieste su un partito che non c'è più, per fare gli affari propri sotto un altro titolo. Le mie però restano supposizioni e sarà la magistratura a fare il suo corso, le conseguenze le pagherà chi deve. Ad ogni modo, se niente della storia dei 49 milioni fosse vero non capisco perché Salvini non abbia combattuto la battaglia nel partito e se n'è creato uno personale. Io sono uscito perché gli obiettivi principali sono stati accantonati. Le questioni giudiziarie mi toccano poco.

 

Dunque vi presentate alle elezioni amministrative di Trento.

Solo a Trento, per ora, all'interno della lista del Patt. Noi siamo una confederazione di partiti e invitiamo chiunque condivida i nostri valori a entrare. Autonomia e indipendenza sono sì i nostri valori principali ma devono essere supportati dalla capacità di costruire.

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