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Sgarbi risponde all'associazione Dracma: ''Falsità e arroganza''. E alle donne di Futura: ''Mi insultano, le porto in tribunale''

Arriva anche la presa di posizione di Silvia Mazza, storica dell'arte e giornalista, responsabile del "coordinamento tecnico delle procedure inerenti il prestito e l’intervento conservativo dell’opera" per rispondere a Dracma: "Alcune affermazioni dell'associazione sono inesatte quando non false. Apprendiamo in questo momento della loro l’esistenza"

Di Luca Andreazza - 02 luglio 2020 - 11:44

ROVERETO. "Falsità e arroganza di un gruppo di persone che mi insultano", queste le parole di Vittorio Sgarbi, presidente del Mart, che replica all'intervento dell'associazione Dracma (Qui articolo) ma anche agli esponenti di Futura di Rovereto (Qui articolo). L'oggetto del contendere è sempre l'opera "Il seppellimento di Santa Lucia" del Caravaggio e il comportamento del critico d'arte. "Mi attribuiscono pensieri e parole non dette e mortificano con le loro bugie le persone che mi sono vicine, la mia compagna e le mie figlie. Loro insultano, non io".

 

Le polemiche hanno accompagnato l’evolversi della vicenda in Trentino come in Sicilia. Questa volta è stata un’associazione dell’isola: che ha fatto sapere di aver presentato una richiesta formale di accesso agli atti al Mart di Rovereto. Analoga richiesta è stata avanzata nei confronti della Provincia di Trento e della Soprintendenza ai beni culturali e archeologici della provincia di Siracusa.

 

E' arrivata poi anche la presa di posizione di Futura per chiedere al critico d'arte di dimettersi dalla carica di numero uno del Mart. "L’ignoranza e l’arroganza caratterizzano le loro dichiarazioni. Con i principali editori italiani - continua Sgarbi - ho rappresentato e rappresento un riferimento per lettori e amatori d’arte che hanno seguito con passione, mostre, conferenze e conversazioni. Delle loro le offese e menzogne le persone di Futura risponderanno in tribunale e ho già dato mandato al mio avvocato per querelarle".

 

Rispedisce al mittente anche le accuse di una gestione claudicante del polo roveratano. "Per la mia gestione del Mart, mai così vivace, rimando alle mostre in corso e alle mostre programmate. E ricordo - prosegue il critico d'arte - che il mio mandato è iniziato celebrando una grande donna: Isadora Duncan, che solo una colpevole ignoranza può fingere di non aver visto. Le mie mostre parlano, gli insulti gratuiti ribaltano la verità. Le stesse persone che oggi non vedono, ripeto, ieri avrebbero censurato Marinetti e Depero".

 

Non solo. "Mentre delirano e non sono in grado di ragionare, fingono di dimenticare il 'Manifesto futurista', che dice quello che attribuiscono a me e che io non ho mai detto", aggiunge il critico d'arte che cita Marinetti nel "Noi vogliamo combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaristica. Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per indurle a prostrarsi davanti all'uomo. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna".

 

Arriva anche la presa di posizione di Silvia Mazzastorica dell'arte e giornalista, responsabile del "coordinamento tecnico delle procedure inerenti il prestito e l’intervento conservativo dell’opera" per rispondere a Dracma, intervento che pubblichiamo in forma integrale.

 

"La presente per rettificare alcune affermazioni dell'associazione Dracma, inesatte quando non false, riportate dalla vostra testata. Un’Associazione di cui con l’occasione apprendiamo l’esistenza, mentre Legambiente, che può vantare ben altra storia in difesa del patrimonio culturale e ambientale, si è detta “favorevole” al progetto Mart e ha stigmatizzato come “provinciali coloro i quali hanno creato un inutile polverone, cercando solo pubblicità con facili slogan e inutili allarmismi”.

 

E, dunque, cosa significa che l'attuale assessore regionale ai Beni culturali e all'Identità siciliana Alberto Samonà, all'epoca direttore del giornale online ilsicilia.it "firmava un articolo della Signora Mazza"? Evidentemente nulla. Si trattava in realtà di un'intervista che il Samonà mi fece nel 2017, in piena campagna elettorale per le regionali, in cui invitavo l'allora candidato a presidente Sgarbi a risollevare l'intero patrimonio culturale siciliano, di cui da anni mi occupo nelle mie inchieste, iniziando dal "Seppellimento di Santa Lucia", capolavoro dell'ultimo Caravaggio, scandalosamente dimenticato da tutti - Dracma compresa -  da dieci anni addossato alla pala d'altare della chiesa eponima in piazza Duomo, in Ortigia. Fatto in sé già deprecabile per la totale disattesa delle basilari nozioni sulla valorizzazione e fruizione delle opere d'arte, anche se la pala fosse opera di un pittore meno noto e non del polidoresco Deodato Guinaccia. Ma fatto ancor più grave alla luce dei danni che avrebbe potuto innescare sotto il profilo conservativo.

 

E non si trattava certo di impressioni soggettive, ma di dati oggettivi forniti dal Centro Regionale per il Restauro di Palermo, contenuti in una relazione resa pubblica durante il convegno tenutosi alla Galleria regionale di palazzo Bellomo a Siracusa, da me promosso qualche mese prima, dopo alcuni articoli con cui avevo sollevato la questione su "Il Giornale dell'Arte". Le indagini condotte nella chiesa tra il 2014 e il 2015 avevano, infatti,  rivelato che la temperatura e l'umidità relativa avevano superato il limite ottimale con percentuali che arrivavano al 100%. Ma non è tutto. Le indagini diagnostiche condotte dallo stesso Centro sul dipinto nel 2006 avevano evidenziato, tra l’altro, una macchia sospetta sul retro, da allora non più ispezionato. La sottoscritta non ha mai parlato di "pessime condizioni" del Caravaggio, ma solo della necessità di verificare le condizioni conservative sue e ambientali della chiesa che lo custodisce.

 

L'accertamento oggi finalmente effettuato dall'Istituto Centrale del Restauro di Roma delle "discrete condizioni" del dipinto non costituisce, dunque, alcuna "smentita" delle mie dichiarazioni rilasciate a Samonà. E’, invece, la risposta a una sollecitazione di verifica strettamente legata alla richiesta di prestito del dipinto da parte del Mart di Rovereto al Fec.

 

Il progetto del Museo di Rovereto non si risolve, infatti, alla sola mostra, ma è rivolto anche al miglioramento delle condizioni conservative ed espositive dell'opera, per il quale si impegna a coprire tutti i costi che gli organi preposti alla tutela riterranno necessari, con un loan fee di 100 mila euro destinati al Fec, sui 350 mila complessivi, utili anche per un climabox, se l'Icr lo riterrà necessario, come all’epoca previsto dal Centro di Palermo. Cifre sulle quali il deputato regionale di Italia Viva, Giovanni Cafeo, non smentisce nulla, ma fa solo una grande e probabilmente strumentale confusione.

 

Solo illazioni sono poi quelle secondo cui il dipinto avrebbe bisogno di "un semplice ritocco estetico", perché l'Icr nella sua relazione parla di ulteriori indagini da condurre nei propri laboratori romani, nulla anticipando degli interventi che intenderà effettuare.

 

Come pure un'illazione infine - per di più corredata da una minaccia di azione legale - è il sospetto che "le disponibilità economiche per il prestito e l'organizzazione della mostra fossero inferiori a quelle promesse in prima battuta". Su questo, sarà mia cura chiedere al presidente del Mart Vittorio Sgarbi di prendere in considerazione di adire lui le vie legali a tutela dell'immagine del Museo e per la costante interferenza condotta da mesi da Dracma e altri soggetti che a vario titolo vanno costruendo un inutile edificio di false informazioni".

 

Dottoressa Silvia Mazza, storica dell'arte e giornalista, responsabile del coordinamento tecnico delle procedure inerenti il prestito e l’intervento conservativo dell’opera.

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