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Supermercati chiusi la domenica, via libera in consiglio provinciale (con deroga per 18 giornate). Ora resta da scoprire a chi si applicherà

Nonostante esista già un parere del servizio legale del Consiglio provinciale che dice che la Corte Costituzionale si è già espressa molte volte a ribadire la competenza esclusiva dello Stato su questa materia (e già sette volte la Corte ha bocciato proposte normative regionali di questo tipo) Failoni e la Lega sono andati avanti e la norma è stata approvata. Il Pd: ''Se nel merito siamo d’accordo con l’obiettivo perseguito con questa legge non possiamo che dichiararci completamente in disaccordo ed estranei al metodo scelto''

Di Luca Pianesi - 02 luglio 2020 - 20:11

TRENTO. Via libera alla legge provinciale della Lega per tenere chiusi i supermercati la domenica e i festivi. L'iniziativa che tanto preoccupa le categorie economiche e che rischia di essere impugnata subito dallo Stato per essere cassata come incostituzionale (qui il precedente) è passata grazie ai voti della maggioranza compatta. In totale si sono avuti 21 voti favorevoli, 6 astenuti e 6 che non hanno partecipato al voto. Il tutto nonostante siano stati approvati degli emendamenti anche delle minoranze, come quello del consigliere De Godenz che nel dettaglio ha richiesto che in occasione di grandi eventi o manifestazioni che richiamano un notevole afflusso di persone i comuni possano derogare all'obbligo di chiusura domenicale e festiva per un numero maggiore di quindici giornate annue come inizialmente previsto.

 

"Grazie al mio intervento le domeniche sono diventate 18 - ha spiegato De Godenz - io, date le festività ravvicinate e l'importanza delle settimane vicine al Natale per i potenziali introiti di tutte le attività commerciali, avevo inizialmente richiesto che tutto il mese di dicembre venisse tolto dal computo ma in seguito, mediando con l'assessore competente, che ringrazio per aver capito la ratio della mia richiesta, abbiamo trovato come soluzione un'aggiunta che permette un miglioramento e quindi un maggior numero di giornate di apertura: lo ritengo un passo avanti, utile e importante". 

 

Resta il mistero su chi dovrà adeguarsi a questa normativa e chi no visto che al momento non si sa qual è l'elenco dei comuni turistici e quello dei comuni non turistici. La giunta Fugatti li definirà domani anche se quasi certamente dovrebbero restare fuori, di fatto, le città, Rovereto e Trento. Dura la presa di posizione del partito di maggioranza tra le opposizioni, il Pd: ''Siamo convinti che questo settore non può essere normato con leggi unilaterali calate dall'alto, non condivise né con le parti sociali né con i territori. Serve un processo che parta dal basso, con quello spirito concertativo che è stato per anni uno dei tratti distintivi della cultura di governo e amministrativa della nostra Provincia. (...) Con questa legge la Giunta Fugatti e la maggioranza consiliare vanno esattamente nella direzione opposta, calando dall'alto una proposta non condivisa, che mette contro le parti sociali e che esclude completamente i territori dal processo decisionale''.

 

E poi la consapevolezza che tale norma potrebbe essere presto respinta dalla Corte Costituzionale (la competenza esclusiva in materia è dello Stato) con conseguenze anche economiche per le casse pubbliche costrette, in caso di condanna, a ristorare le catene e i negozi del danno economico sopraggiunto nel tenerli chiusi ''illegittimamente'' in quella che per tutti è la seconda giornata più importante della settimana. ''La maggioranza leghista non sta facendo una legge che in precedenza non si è voluta fare, ma sta facendo una legge che ieri come oggi non si può fare, al solo scopo di alimentare una campagna elettorale permanente giocata sulle spalle dei lavoratori. A ciò si aggiunge un grave difetto di certezza del diritto - prosegue il gruppo consiliare del Pd -. Innanzitutto perché oggi il Consiglio provinciale ha approvato una legge che non si sa a chi e come sarà applicata, visto che i criteri applicativi saranno definiti nei prossimi giorni dalla Giunta provinciale e si applicheranno quindi qui e non là sulla base di un indice di turisticità che sarà la Giunta stessa a definire. Trento si o Trento no? Rovereto si o Rovereto no? Chi vivrà vedrà, alla faccia della programmazione e della pianificazione del settore del commercio''.

 

''Non si può infine tacere sul profilo di incostituzionalità di questa legge - conclude il Pd -. Esiste infatti un parere del servizio legale del Consiglio provinciale che dice che la Corte Costituzionale si è già espressa molte volte a ribadire la competenza esclusiva dello Stato su questa materia. A dimostrazione di ciò ricordiamo che già sette volte la Corte ha bocciato proposte normative regionali di questo tipo. Ciò che è peggio è che la Giunta ne è pienamente consapevole, come dimostra la richiesta fatta pervenire dai Presidenti Fugatti e Kompatscher alla Commissione dei Dodici per sollecitare una norma di attuazione in materia di regolazione commerciale. Se nel merito siamo d’accordo con l’obiettivo perseguito con questa legge non possiamo che dichiararci completamente in disaccordo ed estranei al metodo scelto da questa maggioranza, che rinnega il confronto ed esclude le parti sociali ed i territori e che illude i lavoratori con un'iniziativa legislativa messa in capo senza nemmeno averne la competenza. Si sarebbe potuto coinvolgere l'intero Consiglio nell’adozione di un atto di indirizzo volto a chiedere al Governo l'avvio nei tempi più rapidi possibili dell'iter per l'adozione di una norma di attuazione in grado di riconoscere la piena competenza della Provincia su questo settore. La maggioranza come spesso accade ha invece scelto una soluzione unilaterale ed escludente, incapace a nostro avviso di fare il bene del Trentino''.

 

Il ddl Failoni sulle chiusure domenicali e festive dei negozi è stato approvato con 21 sì, tra i quali quello di Filippo Degasperi di Onda Civica Trentino, 6 non partecipanti al voto Ugo Rossi, Paola Demagri (Dallapiccola non era presente in aula) del Patt, Paolo Ghezzi di Futura, Giorgio Tonini, Sara Ferrari e Luca Zeni del Pd e sei astenuti Alex Marini (Misto), Alessandro Olivi (Pd), Lucia Coppola (Verdi), Pietro De Godenz (Upt), Lorenzo Ossanna (Patt). Nella maggioranza si è astenuto Giorgio Leonardi di Forza Italia. 

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