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Walter Lenzi, candidato del Pd a Trento: ''A Gardolo c'è da rafforzare e da costruire. Un feudo leghista? C'è da ascoltare con umiltà invece di giudicare''

E' stato presidente della commissione politiche sociali della Circoscrizione di Gardolo, Walter Lenzi: "In Comune con l’orgoglio del 'gardoloto' ma senza strabismo campanilistico. La città funziona ma non sono tutte rose e fiori. E chi si accontenta, non gode”

Di Carmine Ragozzino - 23 agosto 2020 - 22:12

TRENTO. C’è il portico salvato dal degrado: stimolando la colorata creatività dei bambini delle elementari. Quel portico, rinato grazie all’impegno della fantasia, lo ha fatto dedicare ad un grande esempio di amore per la propria comunità: l’indimenticato Sabino Uber. Ci sono i totem che con la ceramica lasciano traccia del solido rapporto tra scuola – le Pigarelli – e il sobborgo.

 

Ci sono le casette per il “dai e prendi”: un libro non va negato a nessuno. Perché? Perché così andrà certo meglio. C’è anche quello che non ci stava (ma che si è realizzato) su un foglio A3 plasticato. Walter Lenzi se lo porta in giro per Gardolo in bicicletta. Si “promuove” anche con i biglietti che ha disegnato uno ad uno in acquerello, personalizzati. Per una Gardolo plurilingue.

 

Walter Lenzi si muove a destra e a manca per il sobborgo, senza guardare l’orologio. Ci vuole presenza, ci vuole costanza, per “agganciare” in simpatia chi valuta una persona prima di un partito. Per chi giudica i fatti prima delle parole.

 

Lenzi, candidato Pd per il Comune, di fatti ne ha fatti. E tanti. Nel suo impegno - istituzionalmente intermittente ma socialmente continuo - ha speso tutto quanto si può spendere in energia. Ma anche in rabbia per non poter fare di più.

 

In un passato recente ma nemmeno poi tanto, Lenzi è stato presidente della commissione politiche sociali della Circoscrizione di Gardolo. Una presidenza collettiva la sua: lui che indicava, proponeva, ci metteva del suo. Ma più di tutto coinvolgeva, calamitando prima curiosità e poi entusiasmi.

 

Tanta capacità di attivare collaborazione, insomma. Una collaborazione trasversale alle storie e alle idee politiche, nonostante l’idea politica progressista di Lenzi sia sempre stata nitida. Mai nascosta.

 

Il “metodo” Lenzi, il metodo del “poche chiacchiere ma sostanza” ha dato frutti. Innumerevoli le iniziative della commissione che guidò. Iniziative che a Gardolo ricorda anche chi se ne infischia delle appartenenze politiche e guarda al sodo.

 

Tra questi – di sicuro – ci sono i tanti italiani e stranieri che da quasi dieci anni frequentano il centro perla distribuzione del cibo fresco in scadenza, gestito dai volontari di Gardolo Solidale. Di questo centro Lenzi è promotore e coordinatore. Si tratta di un luogo dove le persone si incontrano, si conoscono, dialogano. Un progetto questo che nasce per promuovere la lotta allo spreco alimentare. Nelle borse stracolme, dunque, trovano anche tanta “relazione”.

 

“Ho l’orgoglio di aver messo in piedi la distribuzione a Gardolo – dice Lenzi – e da questo osservatorio credo di poter capire le difficoltà degli ultimi e dei penultimi. Anche senza partecipare ai convegni”.

 

A Gardolo, ma non solo a Gardolo, c’è chi nel vedere Lenzi in lizza per il Comune si è stupito un po’. Il commento comune: “Guarda Walter che per come sei fatto l’eccesso di mediazioni ti farà ammalare”. Ma gli stessi “perplessi”, per stima ed affetto ci hanno messo un niente a fare squadra: “Con Walter”.

 

Sull’altro lato della tua bici-elettorale c’è un fotone con una trentina di persone. Hai così tanti parenti?

Ma no. Ho voluto spiegare perché mi candido in Comune ai molti amici con i quali in questi anni abbiamo lavorato assieme. Con un motto in cui credo: “darsi una mano” per Gardolo. La loro spinta mi ha dato entusiasmo. La foto è gratitudine, un omaggio a loro. Ma questa foto ricorda a me che con la fiducia degli altri non si può scherzare.

 

Beh, questo significa che in Comune si scherza spesso con la fiducia altrui?

No, ma se ti eleggono anche per difendere il territorio dalle speculazioni non puoi farlo un giorno sì e uno no. È aperta la ferita inferta a Melta con il pasticcio del Prg – il via libera della maggioranza all’edificazione di un’area verde per paura dell’ostruzionismo della minoranza in consiglio comunale e in particolare dell’attuale candidato sindaco di destra.

 

Quindi se sarai eletto sarai un duro e puro?

Mai per partito preso. Mai pregiudizialmente. Ma mai disponibile a barattare valori e ideali per i quali oggi chiedo un voto.

 

Appunto, quali valori, quali Ideali?

Potrei cavarmela con un elenco: solidarietà, giustizia, ambiente (ho lavorato come tecnico all’Appa), eccetera. Ma io non ho mai messo piede nei promettifici. Ho da vendere solo la mia piccola storia e la sua morale minima: mai stare alla finestra quando qualcuno ha bisogno, mai scappare dalla difficoltà di un rapporto con chi non la pensa come te ma può cambiare idea se non lo tratti da reietto.

 

Gardolo è diventato un feudo leghista. C’è un perché?

Ce n’è un’infinità di perché. Ma il primo si chiama presunzione. Se il centrosinistra iniziasse ad “ascoltare” anziché “giudicare” si accorgerebbe finalmente che dietro le frasi fatte sulla paura degli stranieri ci sono spesso persone semplicemente confuse o abbindolate dagli slogan facili e ipocriti. Darle per perse queste persone è rintanarsi nel “solito” microcosmo. Ascoltarle, con umiltà, anziché indottrinarle dovrebbe essere il compito di chi desidera rappresentare una comunità composita e complessa.

 

Non è una tesi un po’ troppo ecumenica?

Predicare umiltà è ecumenico? Se ti ritiri da ogni confronto scomodo o imbarazzante lascerai sempre campo libero a ciò che vuoi combattere. Ma si combatte solo costruendo “ponti”. Con tutti e senza abdicare ai propri principi. Perché tra le persone c’è certo più paura, solitudine e confusione che razzismo.

 

A Gardolo c’è da combattere?

A Gardolo c’è da rafforzare e da costruire. Rafforzare la vitalità assicurata dall’associazionismo evitando però l’autoreferenzialità e guardando a coloro che sono più in credito di attenzione. Ad esempio i giovani. Non bisogna “fare per i giovani”. Bisogna “lasciar fare ai giovani”. Specie dopo il dramma del Covid va potenziato il rapporto tra territorio e scuola. Il dialogo non può essere episodico perché è dalla sinergia tra scuola e territorio che può crescere la cittadinanza attiva. E poi costruire un nuovo equilibrio nel sobborgo tra centro antico e periferie: Canova, Roncafort, Melta, Lamare e Spini. Come? Lavorando di coraggio e fantasia sui nuovi insediamenti urbani abitati da famiglie che non si conoscono tra loro. Socialità e prossimità sono parole vuote se non le riempi di iniziativa.

 

In Comune da “gardoloto”?

In Comune con l’orgoglio del “gardoloto” ma senza strabismo campanilistico. La città funziona ma non sono tutte rose e fiori. E “chi si accontenta, non gode”.

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