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Approvato l’assestamento, ma la maggioranza si spacca sulle concessioni idroelettriche: il no di Fratelli d’Italia che voto contro assieme alle opposizioni

Sulle concessioni idroelettriche Fratelli d’Italia attacca la Lega: “Non si può andare contro l’autonomia, i piccoli imprenditori, i comuni”. L’affondo di Ambrosi: “Non riconosco più il presidente in questa azione e chiedo di cuore a nome dei trentini di fermare questa norma”. Il provvedimento approvato con 17 sì, 15 no 2 astenuti

Di T.G. - 30 luglio 2021 - 10:40

TRENTO. È stato approvato nella notte dopo una lunga maratona di votazioni il ddl di assestamento di bilancio promosso dalla Giunta Fugatti. Alla fine per il provvedimento ci sono stati 19 sì, 9 no e 4 astenuti (De Godenz Upt; Demagri, Dallapiccola e Ossanna del Patt). Eppure non tutto è andato liscio, in particolare durante la votazione dell’articolo sulle concessioni idroelettriche all’interno della maggioranza si è consumato uno strappo. Fratelli d’Italia e le opposizioni hanno votato contro il provvedimento (duramente criticato anche dal fassano Luca Guglielmi) che alla fine è stato approvato con 17 sì, 15 no 2 astenuti.

 

Sul provvedimento Alex Marini (M5s) ha sottolineato che si è votato irregolarmente un articolo che modifica due leggi. Dal canto suo Paola Demagri (Patt) ha ribadito che l’articolo 30 sulle concessioni idroelettriche andava abrogato e sospesa la legge Tonina di aprile per aprire un tavolo di confronto. Alessandro Olivi ha anche lui ripetuto che la norma rappresenta un vulnus e ha ricordato che il Pd ha presentato una serie di emendamenti per migliorare quest’articolo scritto dai ministeri e che rappresenta una debacle per l’autonomia. Vista l’impossibilità di modificare la norma Olivi ha ritirato i suoi emendamenti lasciando quindi le responsabilità fino in fondo alla Giunta. Paolo Zanella (Futura) ha anche lui evidenziato che si tratta di una norma chiesta dallo Stato che andrebbe eliminata in attesa di un intervento legislativo nazionale in accordo con la Ue. Cercando una via innovativa per tutelare le nostre aree di montagna.

 

Alessia Ambrosi (FdI) ha fatto un ultimo appello alla Giunta affinché fermasse la norma approvando gli emendamenti di FdI e ha ricordato le battaglie della Lega a favore delle comunità locali. Perché, ha aggiunto, non si può andare contro l’autonomia, i piccoli imprenditori, i comuni: “Non riconosco più il presidente in questa azione e chiedo di cuore a nome dei trentini di fermare questa norma”.

 

Invece, Alessio Manica (Pd) ha chiesto se in Consiglio ci sono conflitti di interesse per la presenza di parenti interessati a concessioni. E se il conflitto riguarda anche i soci di eventuali società concessionarie. Il presidente Kaswalder ha risposto che se ci fossero titolari di concessioni sarebbero ineleggibili e non ci sono dichiarazioni a riguardo da parte di consiglieri. Nel merito Manica ha detto che gli emendamenti cercavano di correggere una situazione che farà danni enormi perché introdurrà le gare e lo “strapuntino” del rinvio di tre anni conta poco. La soluzione, secondo il consigliere Dem, sarebbe quella di fermare tutto perché il tempo farà capire i danni che sono stati fatti.

 

A difesa del provvedimento si è schierato Ivano Job (Lega) che ha affermato che dopo tanti anni di governo di Centrosinistra autonomista questa Giunta ha il coraggio di arrivare al dunque: “È vero, la scelta crea un po’ di scompiglio, ci sono stati problemi ma ci sono concessioni che vengono prorogate da 10 anni e quindi era corretto arrivare ad un punto fermo”. Mario Tonina, rivolgendosi a tutti i consiglieri dopo l’appello di Ambrosi, ha detto che con un no il danno sarebbe stato sicuramente maggiore e rivolto ad Ambrosi ha detto che non sarebbe stato possibile riassegnare le concessioni. Fermare la norma avrebbe voluto dire, ha affermato Tonina, cedere al buio alle decisioni dello Stato e dell’Autority che sarebbero molti più rigidi.

 

Claudio Cia, capogruppo FdI ha ricordato la vicenda Itas: anche in questo caso, a detta degli esperti, tutto era regolare. Invece, l’articolo è stato impugnato. Cia ha ricordato che Ambrosi sulle concessioni ha fatto un lavoro certosino come quello per l’Itas sul quale ha avuto ragione. Se inoltre ci sono 40 sindaci che sottoscrivono un appello c’è qualcosa che non va: Fugatti in questi giorni non ha mai cercato il confronto con Fratelli d’Italia”.

 

L’emendamento del gruppo di Fdl e Luca Guglielmi di Fassa (chiedeva il rinvio fino all’introduzione delle normativa nazionale) votato con voto segreto, è stato bocciato con 17 no, 14 sì e 3 astenuti. Ambrosi ha dichiarato il no all’articolo di FdI e ha ricordato che non pare così scontata la disapplicazione del regio decreto del ‘33 che permette la riassegnazione delle concessioni. Gugliemi (Fassa) ha fatto sapere che sul tema concessioni non starà zitto.

 

Anche Zanella ha dichiarato il suo no e ha affermato che il presidente del Cal Gianmoena è stato prono anche sulla questione concessioni idroelettriche ed è chiaro che non tutti i comuni si sentono rappresentati. Oggi, ha concluso, togliamo le risorse idroelettriche. Lucia Coppola (Europa Verde) ha ricordato, con i sindaci, il referendum sull’acqua pubblica e ha espresso la perplessità sul fatto che nessuna regione ha legiferato in materia. Ugo Rossi (Azione) ha motivato il suo no perché questa norma corregge una norma di aprile e che si poteva non fare. L’errore di fondo è stato quello di legiferare senza andare a Roma ed è evidente che c’è stato un deficit di interlocuzione politica. Al Governo, ha aggiunto, c’è anche la Lega della quale fa parte la sottosegretaria Gava.

 

Filippo Degasperi (Onda Civica) ha detto di non credere che la norma di aprile sia stata un “pateracchio” proprio in funzione della reazione di Roma. Materia complicata certo, ha continuato, ma nessuno ha detto che ci sono fior fior di privati che da anni guadagnano sulle spalle del pubblico. Infine, Sara Ferrari (Pd) ha dichiarato il ritiro degli emendamenti ostruzionistici che aveva l’obiettivo di accendere un faro sul tema Comunità di valle e su quello che ha definito il “pasticcio dell’idroelettrico”.

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