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Coronavirus, le minoranze chiedono una commissione d'indagine sui dati: ''Solo da dicembre non comunicati a Roma oltre 54 mila tamponi? Serve trasparenza''

La risposta di piazza Dante a istituire una commissione d'indagine potrebbe arrivare tra una settimana, le minoranze attendono un'informativa dalla Provincia per un aggiornamento dell'emergenza Covid-19. In questa sede la Giunta Fugatti si dovrebbe pronunciare sulla volontà di acconsentire a procedere in questo senso

Di Luca Andreazza - 26 gennaio 2021 - 16:19

TRENTO. "Non ci piace chiedere una commissione d'indagine; ci fa soffrire, ma dobbiamo procedere in questo modo  anche per operare un servizio alla popolazione". Così l'ex presidente della Provincia, Ugo Rossi, spiega le ragioni che hanno portato a questa decisione: una commissione d'indagine per ottenere trasparenza sui dati e sulla situazione epidemiologica in Trentino. "Forse qualche altra decisione presa in anticipo sarebbe tornata utile nei mesi successivi e magari la lettura di qualche dato non sarebbe così negativo se in possesso di una fotografia trasparente del contagio".

 

Presumibilmente la risposta per istituire una commissione d'indagine potrebbe arrivare tra una settimana, le minoranze attendono un'informativa dalla Provincia per un aggiornamento dell'emergenza Covid-19. In questa sede piazza Dante si dovrebbe pronunciare sulla volontà di acconsentire a procedere in questo senso. "Consideriamo a questo punto del tutto necessarie chiarezza e trasparenza - aggiunge Rossi - nell’affrontare le implicazioni di una pandemia che colpisce tutti per gravità e drammaticità. Ci siamo complimentati con l'esecutivo per l'approccio nella campagna di vaccinazione e dispiace dover intervenire così sul tema dei dati. Non c'è strumentalizzazione quanto la necessaria richiesta di oggettività".

 

Prima è arrivata una interrogazione del Patt per avere un quadro dei contagi "reali" avvenuti in Trentino. A inizio dicembre le opposizioni avevano presentato una risoluzione per chiedere conto dei numeri effettivi: la Giunta si era impegnata a fornire finalmente una serie di dati, che però dopo 48 giorni sono stati diffusi in maniera incompleta (Qui articolo), tanto che il Pd e Zeni intendono fare un accesso agli atti (Qui articolo).

 

Quella dati diffusi in maniera parziale è una criticità sollevata più volte in passato anche da Il Dolomiti con una serie di inchieste che hanno dimostrato una certa discordanza nei numeri del contagio, ma anche ospedalizzazioni, terapie intensive e decessi fuori scala rispetto a una diffusione dell'epidemia che appariva più importante di quanto quotidianamente comunicato nelle conferenze stampa.

 

Nessuno fa il tifo per una zona rossa, quanto per la trasparenza rispetto a una situazione epidemiologica complessa. A far scattare la necessità di istituire una commissione d'indagine proprio la risposta della Pat alla risoluzione. Seppur la parzialità del documento, qualcosa sembra non tornare nei dati. "Sembra che ci siano 54.079 tamponi antigenici effettuati dall'inizio di dicembre e non entrati nel conteggio di quanto inviato a Roma. La somma dei tamponi (molecolari e rapidi) - dice Rossi - effettuati al 14 gennaio e fornita nella risposta alla risoluzione è di 534.699; quello contenuto nella tabella ufficiale del 15 gennaio della Protezione civile, quindi dati inviati dalla Pat, riporta 480.520. 

 

Questi tamponi sembra non siano stati conteggiati nei dati trasmessi a Roma dalla Provincia nel periodo 4 dicembre 2020-14 gennaio 2021. "Se così fosse - evidenzia l'ex presidente - sarebbe importante conoscere le motivazioni di questa discrepanza. E sarebbe anche importante eventualmente conoscere quante siano state le positività rispetto ai 54.079 tamponi effettuati. Manca poi tutta la consistenza per quanto riguarda il mese di novembre".

 

Tra gli slogan della Pat quello "di aver fatto più tamponi di tutti". "C'è il vanto di aver eseguito 450.000 tamponi - dice Paola Demagri (Patt) - ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta di un test di massa alla popolazione. Non è mai stato comunicato un dato relativo alle persone effettivamente testate. I dati forniti sono sempre incompleti e quindi diventa difficile valutare la reale situazione del contagio in Trentino". 

 

Una richiesta di commissione d'indagine che vede la compattezza delle opposizioni in Consiglio provinciale. "Le risposte sono sempre state elusive. La Pat - continua Filippo Degasperi (Onda Civica) - ha sempre detto di essere trasparenti e aver detto la verità, però sono state tante le occasioni in cui sono stati chiesti determinati dati per ottenere soltanto informazioni e informative parziali. E' necessario fare luce sulla reale situazione del contagio in Trentino".

 

Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, tra uscite contraddittorie sulla modalità di procedere per confermare le positività riscontrate da antigenico e le circolari del ministero, si è sempre giustificato nel ricordare che i dati inviati a Roma siano sempre stati corretti.

 

"Sono due le questioni principali. La mancanza di trasparenza - commenta Paolo Zanella (Futura)verso la cittadinanza che aveva e ha tutto il diritto di conoscere i dati puntuali sull'andamento della pandemia e che sono stati omessi per tutto il mese di novembre, con l'alibi che il Ministero non li avrebbe richiesti. Ma i dati sugli antigenici, anche se il Ministero non li voleva sapere, il Consiglio e i cittadini li chiedevano. Perché non darli? Se i positivi al solo tampone antigenico erano considerati come casi infetti e comunicati ai sindaci, dovevano essere considerati nella definizione del quadro epidemiologico della nostra Provincia. Non li si è considerati solo perché dipingevano un Trentino con il triplo di positivi rispetto a quelli dichiarati col solo molecolare e questo avrebbe difficilmente giustificato il permanere in zona gialla".

 

C'è anche un difetto nel metodo di conteggio. "Un'interpretazione delle circolari ministeriali - prosegue Zanella - che è stata sicuramente originale rispetto a quello usato da altri territori (molecolare di conferma al decimo o dopo il decimo giorno, tamponi conteggiati in ritardo). Altrimenti non si spiegherebbero dei dati completamente fuori scala rispetto a tutte le altre Regioni tra tasso di ospedalizzazione, ricoveri e decessi/100.000 abitanti, tasso di ospedalizzazione, ricoveri e decessi/numero di tamponi positivi comunicati a Iss. Una situazione che continuiamo a vedere. Difficile capire se e quanto aver bluffato sui numeri abbia influito sulla determinazione della classificazione del rischio e quindi sull'attuazione di misure di contenimento e quindi sull'andamento dei contagi e dei decessi. Gli approfondimenti sono necessari".

 

E' sempre stata sottolineata l'importanza di fornire i dati completi e la situazione reale rispetto a una fragile rassicurazioni. Un modo per informare e rendere consapevole la cittadinanza sulla diffusione dell'epidemia.

 

"I dati non sono un’opinione politica - spiega Sara Ferrari (Pd) - rappresentano la realtà e per questo vanno comunicati in modo trasparente, completo e puntuale. Perché sulla trasparenza dei dati si fonda la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, ma anche la possibilità di un’analisi veritiera della situazione e quindi la capacità di prendere decisioni corrette e di controllare e valutare l’operato di chi governa. Nascondere i dati, significa nascondere la gravità di una situazione e mettere in pericolo la salute e la sicurezza dei trentini. La sensazione è che la Giunta abbia trasformato la gestione dell’emergenza in una gara di popolarità, costi quel costi. Ma i dati, quelli veri, quelli vissuti sulla pelle dalle persone, ci raccontano invece di un tasso di mortalità tra i più alti in Italia, di un tasso di ospedalizzazione tra i più alti d’Italia, di un tasso di occupazione delle terapie intensive tra i più alti d’Italia".

 

Dopo mesi di risposte non soddisfacenti da parte di piazza Dante, le opposizioni affondano un altro colpo per riuscire a finalmente conoscere tutti i dati. Se il Trentino si trova in zona gialla è un bene, ma bisogna valutare a quale costo. L'unico colore che chiediamo per la nostra Provincia è il trasparente, quello della verità", conclude l'ex assessore Michele Dallapiccola.

 

 

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