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La politica chiede più ore di cultura ma gli istituti professionali usano la ''flessibilità'' per non cambiare. Intanto i cuochi insegnano informatica

La dirigente della Formazione professionale ha detto che questo è il primo anno dei nuovi piani di studio e quindi sono 12 mesi di assestamento. Ma la riorganizzazione indicata dall'assessorato e condivisa anche dai consiglieri provinciali sembra essere rimasta sulla carta. Scontro tra ore pratiche e teoriche, mentre sugli insegnamenti un laureato in lettere copre la cattedra delle materie economiche

Di Luca Andreazza - 17 settembre 2021 - 06:01

TRENTO. La Provincia "ordina" un nuovo assetto per valorizzare il settore, le scuole di formazione professionale proseguono per la loro strada e si avvalgono dell'autonomia nella definizione dei piani di studio per praticamente ritornare al punto di partenza. Nel braccio di ferro tra gli istituti che dicono "No" al calo delle ore pratiche e chi invece punta sull'aumento del livello culturale, il cambiamento ipotizzato dall'assessore Mirko Bisesti e approvato anche dal Consiglio provinciale sembra essere stato archiviato e rimasto grosso modo sulla carta nell'ultimo anno scolastico.

 

La dirigente della Formazione professionale, Cristina Ioriatti, ha detto che questo è il primo anno dei nuovi piani di studio e quindi sono 12 mesi di assestamento. "Ma la scuola ha bisogno di adeguarsi ai tempi e la flessibilità concessa agli istituti di poter 'giostrare' il 20 per cento delle ore tra la parte culturale a quella tecnica è indispensabile per adattare l’offerta formativa. Nei prossimi mesi si lavorerà per rendere più coerenti i titoli di studio dei docenti con le materie insegnate. Tenendo conto del pregresso e del fatto che si devono trovare gli insegnanti". Soprattutto c'è la necessità di mantenere anche quelli in organico.

 

Insomma, oggi tutto sembra fermo e anzi potrebbero esserci stati dei passi indietro, per una situazione che appare complicata all'interno della formazione professionale trentina in difficoltà nell'applicare gli indirizzi politici: l'indicazione è quella di riservare più ore alla cultura di base, ma il piano sembra essere stato disatteso mentre informatica viene insegnata dai cuochi e le materie economiche da professori laureati in lettere. C'è poi il laboratorio di cucina con gli studenti che saltano la parte più teorico-pratica per passare direttamente alla produzione. Se per esempio alle Scuole professionali extra provinciali gli alunni realizzano i piatti per un gruppo di 26 persone, quelli trentini sfornano pietanze per 400 coetanei e svolgono sostanzialmente il servizio mensa per alcune giornate.

 

Sono solo alcuni dei nodi critici emersi nel corso delle audizioni per fare il punto della situazione nella V Commissione provinciale presieduta da Alessia Ambrosi (Fratelli d'Italia) con la vice presidente Sara Ferrari (Partito democratico), il segretario Devid Moranduzzo (Lega) e i componenti effettivi Gianluca Cavada (Lega), Lucia Coppola (Europa Verde), Paola Demagri (Patt) e Luca Guglielmi (Fassa).

 

I tentativi di avvicinare e in qualche modo equiparare il sistema della formazione professionale agli altri istituti trentini è un'operazione che parte da lontano. Si deve tornare indietro di oltre 25 anni e all'obbligo scolastico fissato alla terza media: spesso le attuali Formazione professionale sono le uniche scuole presenti nelle valli: i numeri di iscrizione sono ridotti ma gli studenti sono fortemente interessati perché scelgono di continuare gli studi e di perfezionare le esperienze prima di tuffarsi nel mondo del lavoro. 

 

Poi l'obbligo è stato elevato a 16 anni. E gli assessori Tiziano Salvaterra prima e Claudio Molinari poi avviano un percorso di crescita del comparto e il Trentino si spende per ottenere il riconoscimento dell'assolvimento dell'obbligo per sostituire gli Ipc con le Formazione professionale: inoltre c'è una parificazione nei titoli di accesso; vengono definite le materie; il passaggio dall'assessorato del lavoro a quello dell'istruzione; viene irrobustita la parte culturale; il diploma triennale si trasforma in ciclo di 4 anni con il quinto opzionale (la leva militare obbligatoria viene tolta e si punta sullo studio). 

 

La legge provinciale ragiona anche sul corpo docente perché la cattedra va resa appetibile e si vuole dare continuità scolastica: basta insegnanti che si parcheggiano alle scuole professionali che poi, per varie ragioni, decidono di spiccare il volo alla prima occasione per coprire qualche ruolo nelle altre scuole. In sostanza si vuole parificare il trattamento contrattuale e attingere dalla stessa graduatoria. La norma da allora resta in parte sulla carta, ma ci sarebbero già le disposizioni.

 

Si arriva a Ugo Rossi e c'è stato un rallentamento, gli enti privati possono derogare sul contratto provinciale e le graduatorie restano ancora separate. Poi siamo ai giorni nostri con l'assessorato affidato a Bisesti. Il leghista cerca di dare qualche risposta alle criticità che emergono: i test Invalsi evidenziano risultati decisamente migliorabili sul profilo culturale; inoltre c'è la necessità di rendere le Formazione professionale attrattive e iscrivere studenti motivati perché le imprese del territorio segnalano la fatica nel trovare addetti sufficientemente preparati per inserirli nel mondo del lavoro. 

 

Da qui l'ordine del giorno per investire sulle ore culturali e su docenti preparati nel proprio ambito di specializzazione per non avere, per esempio, un professore laureato in lettere frustrato nel dover insegnare materie economiche. La richiesta di rafforzare la parte culturale viene evidenziata anche dalle aziende. C'è inoltre condivisione da parte dei consiglieri, via libera alla riorganizzazione. Piani che, però, sembrano essere rimasti nel cassetto con gli istituti che avrebbero disatteso le indicazioni politiche nell'ultimo anno. 

 

L'assessore Bisesti ha affermato in V Commissione che il sistema scolastico deve essere concepito come un sistema unico e non più diviso tra una serie A e una serie B, quest'ultima rappresentata dalla Formazione professionale. Si è scelto di alzare i livelli culturali, allargando a tutte le scuole le possibilità di accedere ai Capes, i corsi annuali che permettono agli studenti di accedere alla maturità. "E' importante - dice il leghista - anche lo sforzo sull'alta formazione: questo settore è un'eccellenza per le scelte operate dalle Giunte precedenti ma va mantenuta la qualità, anche formando cittadini e lavoratori flessibili, pronti per affrontare i cambiamenti".

 

In questi mesi piazza Dante ha portato avanti un lavoro con le categorie, con l’Agenzia del lavoro, per arrivare a una sintesi per innalzare il livello della scuola professionale. "Ci sono problemi reali - prosegue Bisesti - c’è la concorrenza per gli insegnanti del canale dell'istruzione, tema che riguarda i contratti, ma la strada scelta va portata avanti per migliorare. E' necessario, però, mantenere la barra dritta verso l’obiettivo della qualità".

 

Il primo punto all’ordine del giorno della V commissione di lunedì scorso è stato l’incontro con gli insegnanti tecnico pratici e della Formazione professionale di Rovereto e Levico e quelli dei matematica, informatica e materie economico giuridiche dei centri di Trento, Rovereto e Levico. Tema, le novità introdotte dai nuovi piani di studio che hanno aumentato le ore di formazione teorico – culturale e ridotto quelle pratiche.

 

"Sono troppo poche tre ore di laboratorio" (Anche se da quadri di orario sono 323 le ore minime di laboratorio lungo le 25 settimane scolastiche). Questo quanto messo in luce dagli insegnantiWalter Targa, insegnante di cucina all’alberghiero di Levico, ha messo in evidenza come 3 ore di laboratorio in prima siano poche, tenendo conto che la parte pratica è sempre stata e rimane un tassello importante per la formazione dei ragazzi;  Marco Moser (pasticceria) ha affermato che nei nuovi piani di studio è rimasta la lacuna degli orari della pratica che possono essere ampliati nell’ambito dell’autonomia degli istituti, ma ha aggiunto che sarebbe necessario una linea definita per i prossimi anni. 

 

Stesso discorso, sostanzialmente, da parte di Giovanni Emma, insegnante di sala, il quale ha evidenziato che le competenze dei ragazzi negli ultimi anni sono aumentate ma, con i nuovi piani di studio, ci si è sbilanciati sulla parte teorica, e Piergiorgio Gatti che insegna cucina a Rovereto ha sottolineato che l’esperienza pratica, la ripetitività dei gesti, rimane fondamentale.

 

Piani di studio, viene spiegato, che senza dubbio andavano rivisti ma che hanno creato problemi: dal fatto che con tre ore i ragazzi non riescono a preparare i piatti per la mensa, a quello che riguarda la scelta tra cucina e sala. Invece Tiziana Monegatti ha aggiunto che informatica, con la denominazione laboratorio digitale, è stata ampliata quindi a maggior ragione c’è la necessità di insegnanti competenze specifiche. Stesso ragionamento che vale per le materie economiche.

 

"Gli istituti hanno l'autonomia - Cristina Ioriatti, dirigente della Formazione professionale della Pat - per poter adattare i piani di studio ai percorsi formativi che sono molto diversi tra loro. L’obiettivo centrale è quello di alzare il livello culturale dei ragazzi della Formazione professionale. Una richiesta che viene anche alle categorie. Un cambiamento ragionevole, visto che si tratta di un’ora in più di formazione culturale, che va affrontato per la qualità della formazione dei ragazzi.

 

In realtà sembra che proprio l'autonomia degli istituti per pianificare il monte ore sia stato l'escamotage per riuscire a ritrovare il "vecchio equilibrio" tra pratica e teoria: una flessibilità del 20%. E se la richiesta della Provincia è stata quella di aumentare la parte teorica, si è agito dall'altra parte per riportarle sulla pratica e così parare il colpo. In sostanza, sconfessando forse le linee impartite dalla Provincia. 

 

Sono stati ascoltati anche i docenti di matematica, informatica e materie economico giuridiche delle scuole di formazione professionale: Piero Panettieri ha detto che la questione di fondo rimane quella di allineare la Formazione professionale col contratto della scuola statale anche nelle regole. Compresa la coerenza tra titoli di studio dei docenti e le materie insegnate.

 

Con gli ultimi piani di studio sono state cambiate le denominazioni delle materie. Un esempio? Informatica è diventata laboratorio digitale che è stato spostato nell’area tecnico-pratica e quindi può essere insegnata da chi non ha competenze specifiche. Anche la gestione di impresa e del personale è cambiata per diventare studi economici e giuridici. Il risultato è che possono insegnarla anche i laureati in lettere.

 

I cambi di denominazione delle materie, viene evidenziato, danno troppa discrezionalità ai dirigenti. C’è poi il tema annoso della migrazione dei docenti verso la scuola statale, ci sono i problemi strutturali: il “Pertini” è relegato in una serie di container. Ci sono state rassicurazioni sull'ultimo punto da parte dell'assessore: "A fine settembre ci sarà il progetto esecutivo; l'appalto entro gennaio e l'inizio dei lavoro nei primi mesi del 2022 per concludere il cantiere nel 2024", conclude Bisesti, mentre sui piani di studio è stato ribadito che "si punta sulla qualità".

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