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Mancano le guardie mediche, l'Apss rassicura ma Ioppi rilancia: ''Si vuol dire che tutto va bene ma non è così. La disorganizzazione non aiuta''

Sono diverse le zone scoperte sul fronte dei medici di base, una categoria in difficoltà. Ma non sono le uniche criticità per quanto riguarda il settore della sanità trentina. In alcune aree mancano le guardie mediche

Di Luca Andreazza - 25 ottobre 2021 - 06:01

TRENTO. "Si vogliono dare i messaggi che tutto va bene ma invece non è proprio così". A dirlo Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici di Trento. "La popolazione viene rassicurata ma la verità è quella che ci sono pochissimi medici di medicina generale e di continuità assistenziale: si rincorrono gli eventi, si trovano soluzioni di corto respiro e non si pianifica una strategia strutturale per rispondere ai bisogni dei cittadini. E' un momento difficile e i tempi sono caotici".

 

Sono diverse le zone scoperte sul fronte dei medici di base, una categoria in difficoltà. Ma non sono le uniche criticità per quanto riguarda il settore della sanità trentina. In alcune aree mancano le guardie mediche. Da Mori a Cles, alcune sedi sembrano in affanno (Qui articolo). "La delibera con cui la Giunta Fugatti aveva deciso di diminuire il rapporto a 1 guardia ogni 4.350 cittadini si è rivelata un flop e mette in difficoltà l'intero sistema - spiega Nicola Paoli, segretario della Cisl medici - attendiamo che l'assessora Segnana dia seguito all'ultima dichiarazione pubblica, cioè che non c'era intenzione di tagliare i servizi".

 

Il segretario della Cisl medici aveva già annunciato lo stato di agitazione e pensato allo sciopero ma nell'incontro con l'Azienda sanitaria ci sono state delle aperture e allora tutto è congelato: ''Intanto si blocca l'allargamento delle zone previsto dal primo di novembre. Però - evidenzia Paoli - tre medici di Rovereto e due di Ala si sono già licenziati. Il danno è fatto speriamo di fermare il resto. Qualcuno ha sbagliato ma se le colpe non sono della Provincia o dell'Apss ci devono dire chi ha commesso degli errori. Intanto ringraziamo l'Azienda per aver aperto a possibili interventi a breve termine".

 

Tutto è stato "congelato" ma in linea teorica la sede di Mezzolombardo avrebbe dovuto coprire il territorio fino a Taio, Fondo invece l'intera area di Cles, si sarebbe poi andati da Grumes a Cavalese e Roverè della Luna, Trento sarebbe diventato punto di riferimento pure per Lavis e Zambana. Una serie di aggregazioni per far fronte alla carenza di professionalità.

 

Resta che la situazione appare delicata. "Le guardie mediche sono poche e troppo spesso questi posti vengono assegnati a giovani in attesa poi di proseguire il percorso di studio. Una soluzione -  spiega Ioppi - per calmierare nel breve i posti vacanti ma in questo modo non si riesce a dare continuità ai servizi e si rischia di perdere di vista l'obiettivo di una pianificazione futura in grado di dare risposte concrete a professionisti e cittadini. C'è la massima solidarietà dell'Ordine dei medici alle istanze portate avanti dal sindacato: sbagliato accorpare e ridurre le sedi di questi presidi fondamentali per il territorio".

 

I giovani si mettono a disposizione in via temporanea e in attesa di ripartire poi con i percorsi formativi per entrare in pianta stabile nel mondo del lavoro. Questo permette da un lato di coprire i posti ma molte nuove leve, come segnalato da Il Dolomiti da altri professionisti cambiano i piani perché arrivano a contatto quasi troppo prematuramente a essere sottoposti alla pressione troppo forte: preparati e volenterosi ma affossati da una mole di impegni troppo gravosi.

 

Il medico di base della val di Ledro stesso ha parlato di un lavoro di tipo psicologico e sociale perché la società e i bisogni sono notevolmente mutati nel corso dei decenni. "Sono lasciati soli e abbandonati. Questo - prosegue il presidente dell'Ordine dei medici - è il risultato di un'organizzazione non affatto previdente. Le difficoltà non sono causate esclusivamente dall'attuale guida provinciale che però fa poco per cambiare la direzione. Tante parole ma pochi fatti, non si pianifica un'uscita strutturale da questa crisi, non c'è una programmazione".

 

Oltre alle strategie come si è arrivati a questo punto? "I numeri dei posti - continua Ioppi - per la formazione specifica di medicina generale sono stati raddoppiati negli ultimi 2 anni. Ma c'è anche un lato pratico: il medico di base non è mai stato valorizzato come merita, vengono trattati come dei burocrati o dei passa carta, le condizioni negli ambulatori sono inadeguate per carenza di personale e per edifici spesso con spazi insufficienti. I porofessionisti vengono ascoltati e coinvolti poco o nulla nel processo decisorio e per capire i modi di interpretare questo ruolo molto difficile".

 

E le guardie mediche? "Va anche peggio. Sono medici 'senza volto' - evidenzia il presidente dell'Ordine dei medici - lavorano moltissimo ma senza riconoscimenti. Spesso sono lasciati da soli a coprire i sabati, le domeniche, i festivi e le notti in zone periferiche, con tutti i rischi del caso, soprattutto per le donne. Manca il personale infermieristico e amministrativo, non sono collegati in maniera agibile alle forze dell'ordine: qui accade più raramente che nel resto d'Italia ma in alcuni casi le professioniste vengono accompagnate dai genitori o dai mariti che trascorrono il tempo all'esterno di un edificio per assicurarsi che non ci siano problemi. In generale le guardie mediche non vengono sostenute, tutelate e protette".

 

Insomma, i tempi sono duri. "La disorganizzazione non aiuta. Aggiungiamoci anche - spiega Ioppi - connessioni scadenti e sistemi informativi che non sono messi in rete tra loro: oggi una guardia medica non ha accesso alle cartelle ospedaliere. Questi aspetti fanno parte del lavoro e questi professionisti devono essere messi nelle condizioni di operare per il meglio e serenamente per concentrarsi sull'attività: il quadro non è per nulla semplice".

 

Intanto il ministero ha raddoppiato i numeri per accedere a questi settori. L'Ordine dei medici, che gestisce con Pat, Apss e Fbk la scuola di formazione, è riuscita di rimando a passare da 20 a 42 posti i corsi di medicina generale. "Questo ci potrebbe permettere di dare una risposta tra 3 o 5 anni alla carenza dei medici. Ma attenzione, poi queste figure si fermeranno in Trentino? Il territorio è attrattivo? Non c'è una strategia convincente per riuscire a raggiungere e mettere a contratto i migliori professionisti", conclude Ioppi.

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