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Nidi d’infanzia, a Trento (al momento) ha un posto solo il 61% dei bimbi. “Cosa devo fare lasciare il lavoro per stare con mio figlio? Nel 2021 non dovrebbe succedere”

Per via dei protocolli anti-Covid i posti nei nidi d’infanzia sono meno e a Trento sono ben 300 le richieste che non sono state accolte. A pagare il conto della situazione, ancora una volta, sono soprattutto le donne. Una mamma-educatrice: “Mi troverò nella condizione di lavorare con i bambini degli altri e sapere che per il mio non c’è un posto”. L’assessora Bozzarelli però promette: “Contagi in calo, contiamo di poter tornare ad aumentare i posti in graduatoria”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 16 maggio 2021 - 06:01

TRENTO. In questi ultimi giorni tiene banco la polemica sull’apertura prolungata delle scuole d’infanzia a luglio, con la Giunta Fugatti che sta portando avanti un braccio di ferro con i sindacati. Forse però le priorità potrebbero essere altre. Per esempio i circa 300 bambini che, almeno per il momento, sono stati esclusi dalle graduatorie di ammissione al nido d’infanzia.

 

Vero è che il quando si parla di asili nido formalmente si tratta di servizi di conciliazione (proprio per questo già aperti anche a luglio) gestiti direttamente o indirettamente dai Comuni. Ad ogni modo tra ottobre 2020 e aprile 2021, a Trento, sono state presentate (fra tempo pieno e parziale) 998 domande per l’accesso al nido d’infanzia, per un totale di 807 bambini interessati. I posti assegnati però soddisfano solo il 61% delle richieste per il nuovo anno educativo. La questione ovviamente si è presentata anche in altri Comuni trentini. 

 

Il problema è che in periodo di pandemia i numeri dei posti disponibili sono stati ridotti per via dei protocolli adottati da Provincia e Azienda Sanitaria per contrastare la diffusione del Covid-19. “I protocolli che ci troviamo ad attuale – conferma Elisabetta Bozzarelli, l’assessora del Comune di Trento competente in materia – ci chiedono di limitare i gruppi classe, quelli che noi chiamiamo in gergo ‘bolle’ o ‘bollicine’ in base, alle metrature disponibili. Per questo è stato necessario ridurre il numero dei bambini che normalmente avrebbero potuto accedere”.

 

Il problema però esiste e a pagare il conto, ancora una volta, sono soprattutto le donne. “Non abbiamo trovato posto nemmeno negli asili nido privati – commenta la giovane madre di due bambini che lavora nel capoluogo come commerciante – l’unico posto lo abbiamo trovato a 20 chilometri da casa, fuori Trento, ci costa 800 euro al mese”. Le famiglie escluse dalle graduatorie in un momento già di per sé complicato sono chiamate a sacrifici, sia in termini di tempo che economici. “A gennaio ho chiesto di accedere ai vari bonus ma non ho ancora visto un soldo – aggiunge – ma la retta va pagata sempre”.

 

Con la curva dei contagi in calo molte famiglie si sarebbero aspettate un’organizzazione diversa, ma come già anticipato i protocolli in vigore sono ancora quelli adottati da Pat e Apss e i Comuni devono sottostare. “Tutto finisce sulle spalle delle famiglie – prosegue la giovane madre – siamo commercianti e di fronte a questo problema siamo disperati, ci vuole coraggio per costruire una famiglia in un momento del genere, ci aspettiamo di più dalle istituzioni”. Problemi di questo tipo si ripercuoto anche sul lavoro. “Con la pandemia anche gli orari dei nidi sono stati ridotti così sono stata costretta ad assumere una persona che mi sostituisse nel pomeriggio perché io non posso più lavorare come prima. In pratica il mio stipendio va tutto per pagare le spese i nidi dei bambini. Una donna è costretta a fare delle riflessioni. Conosco alcune mamme che hanno dovuto scegliere di lasciare il lavoro per poter stare a casa con i figli, il problema è che soprattutto in questo periodo i costi ricadono su noi donne”.

 

E infatti chi si trova nella difficile posizione di dover scegliere fra famiglia e lavoro c’è: “Sia io e che il mio compagno lavoriamo a tempo pieno – racconta un’altra madre di Trento – ma nostra figlia non sarà iscritta né nella prima né nella seconda scelta. Abbiamo provato con il Servizio tagesmutter ma le liste d’attesa sono molto lunghe. Io sono in maternità ma ho praticamente già consumato ferie e permessi mentre la mia bambina a oggi non ha un posto dove stare. Trovo assurdo che nel 2021 una donna debba trovarsi a dover scegliere fra lavoro e famiglia per la carenza di strutture conciliative”. Sullo stesso tema poi non mancano i paradossi: “Mi troverò nella condizione di lavorare con i bambini degli altri e sapere che per il mio non c’è un posto – spiega una terza mamma che di lavoro fa l’educatrice proprio in un asilo nido – è una questione anche di emancipazione, mi hanno praticamente supplicata di rientrare ma per una donna sembra ancora impossibile conciliare famiglia e lavoro”.

 

Dal canto suo l’amministrazione comunale sta cercando delle soluzioni. Dallo scorso anno educativo e per tutto il 2021/2022 sarà mantenuta a disposizione la struttura di nido d’infanzia Interporto, in grado di ospitare 45 bambini a tempo pieno. Il nido verrà proposto, dopo le assegnazioni sulla graduatoria annuale, alle famiglie che non dovessero risultare assegnatarie per nessuna scelta operata in sede di domanda. “Cristallizzate le graduatorie – fa sapere Bozzarelli – procederemo con l’assegnazione di questi posti. Siamo consapevoli dei problemi che le famiglie sono chiamate ad affrontare ma ribadisco che siamo al lavoro per rispondere alle esigenze di tutti”.

 

Il nodo principale resta quello dei protocolli che tengono “bloccati” i posti disponibili. “La situazione epidemiologica sta migliorando proprio per questo contiamo di poter tornare ad aumentare i posti in graduatoria. È vero che al momento la Provincia non ha ancora provveduto a modificarli ma abbiamo avviato un’interlocuzione. Per migliorare la situazione – afferma Bozzarelli – siamo pronti ad incontrare direttamente l’Azienda sanitaria. Anche perché nella visione della nostra Giunta i nidi non sono solo un servizio di conciliazione ma danno la possibilità ai bambini di affrontare una prima parte pedagogica-educativa”.

 

Nel frattempo l’assessora promette che il Comune continuerà a garantire agli insegnanti di sottoporsi al tampone, per isolare immediatamente qualsiasi focolaio. “È una misura che ha funzionato ma che ci conferma che i numeri dei contagi sono in calo. L’appello che mi sento di rivolgere alle famiglie – conclude Bozzarelli – è quello di fidarsi, perché siamo impegnati costantemente per poter tornare nel più breve tempo possibile alla normalità”.

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