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Richiami dei vaccini spostati a 42 giorni, i malati di fibrosi cistica: “Quello è il limite massimo, la Pat tuteli i super-fragili”. Rossi: “Quali garanzie che non si sfori?”

L’Azienda sanitaria trentina posticipa i richiami del vaccino ma in alcuni casi il nuovo appuntamento viene fissato proprio alla scadenza del 42esimo giorno. Il Cts: “L’intervallo ottimale è di 21 giorni per Pfizer e 28 per Moderna”. La seconda dose rinviata anche per i malati di fibrosi cistica: “In altre Regioni la copertura vaccinale dei super-fragili e dei loro famigliari è avvenuta da tempo”

Di Tiziano Grottolo - 17 aprile 2021 - 06:01

TRENTO. “Le comunichiamo che a seguito della richiesta del Commissario Straordinario per l’emergenza Covid 19 ed il parere positivo dell’Aifa, il richiamo della vaccinazione Pfizer le è stato automaticamente posticipato di 21 giorni”. Questo è uno dei messaggi che molti trentini si sono visti recapitare assieme a una nuova data per l’appuntamento. Ovviamente questa notizia ha colto molti di sorpresa suscitando parecchi malumori e non poche preoccupazioni.

 

“Le modalità comunicative adottate – commenta Ugo Rossi – mentre sembrano rimandare ad altri soggetti la responsabilità di tale decisione, non contengono alcun riferimento alle motivazioni scientifiche che ne sono alla base – eppure – ci si chiede se appare ragionevole aver fatto scattare l’applicazione di un possibile maggior intervallo tra la prima e la seconda dose in maniera automatica anche a chi aveva già l’appuntamento, invece di adottare il nuovo sistema dalle a partire dalle nuove vaccinazioni in prima dose”. Il fatto è che chi riceve la prima dose può contare comunque su una protezione (benché parziale) dal Covid-19: in altre parole rimane possibile ammalarsi ma nella stragrande maggioranza dei casi l’eventuale infezione colpisce in forma lieve. In questo modo però è possibile “proteggere” più persone e ridurre la circolazione del virus.

 

“Allo stesso tempo – prosegue Rossi – è evidente come questa situazione possa essere fonte di disagio in particolare per gli over 80 e di diffusa preoccupazione, in relazione al fatto che un posticipo troppo vicino alla scadenza dei 42 giorni potrebbe determinare l’inefficacia del vaccino”. Come riporta il consigliere provinciale di Azione, che in merito ha depositato un’interrogazione, pare che la “precipitosa e automatica” applicazione della nuova “regola” non corrisponda alla necessità di ottimizzazione della campagna vaccinale.

 

“Dalle prime informazioni non risulta che altre Regioni abbiano dato applicazione in questi stessi termini al parere e che soprattutto non abbiano provveduto allo spostamento di appuntamenti già fissati”. In Alto Adige per esempio l’appuntamento per chi aveva già prenotato la seconda dose è stato confermato, allo stesso modo i soggetti particolarmente a rischio (i cosiddetti ultrafragili) continueranno ad essere vaccinati ad intervalli di tre o quattro settimane.

 

A quanto pare in Trentino alcuni utenti avrebbero ricevuto il nuovo appuntamento proprio al 42esimo giorno, e non è chiaro cosa potrebbe succedere se la somministrazione per qualche ragione dovesse saltare. In merito alla possibilità di estendere l’intervallo temporale tra la prima e la seconda somministrazione dei vaccini a mRna il Comitato tecnico scientifico del Governo ha ribadito “che l’intervallo ottimale tra le dosi è, rispettivamente, di 21 giorni per il vaccino Comirnaty (Pfizer/BioNTech ndr) e di 28 giorni per il Vaccino Covid-19 Moderna. Qualora tuttavia si rendesse necessario dilazionare di alcuni giorni la seconda dose, non è possibile superare in ogni caso l’intervallo di 42 giorni per entrambi i vaccini a mRna”.

 

Insomma anche il Cts sottolinea che la seconda dose deve essere fatta (almeno fino a nuove indicazioni) necessariamente entro il 42esimo giorno dalla prima somministrazione. Per questo Rossi chiede di sapere “quanti sono i casi in cui lo spostamento cade esattamente al 42esimo giorno e per quali motivi si sia ritenuto di procedere in tal senso senza mantenere qualche giorno di ‘riserva’ – inoltre viene domandato – quali garanzie siano state predisposte per avere la certezza che il periodo massimo dei 42 giorni fra la prima e la seconda dose non venga superato”.

 

A sollevare la questione c’è anche Bruna Cainelli presidente associazione trentina Fibrosi Cistica Odv: “Da tempo tentiamo di ottenere risposte dall’assessorato alla Salute in altre Regioni la copertura vaccinale dei super-fragili e dei loro famigliari è avvenuta da tempo. Purtroppo nella nostra Provincia altrettanto non si è fatto. In tutti questi mesi si è operata la somministrazione della sola prima dose Pfizer, ai soli pazienti adulti. La seconda agognata dose, la cui somministrazione si sarebbe già dovuta effettuare, è stata rinviata ben oltre la data consigliata da Aifa e dalle Circolari ministeriali”.

 

Come sottolinea Cainelli il problema non sta nell’ impossibilità di reperire il vaccino Pfizer, che al contrario continua ad essere quotidianamente somministrato ad altre fasce di popolazione: Chiediamo che Provincia e Apss osservino le indicazioni ministeriali, volte alla tutela delle categorie super-fragili anche attraverso la copertura vaccinale dei conviventi dei trapiantati, di chi è in attesa di trapianto e dei minori di 16 anni, affetti da fibrosi cistica. Non vogliamo offendere nessuno ma semplicemente informare la cittadinanza delle problematiche dei più deboli, forse vittime di interpretazioni distorte del nostro Ordinamento o di Amministrazioni senza una regia”.

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