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Terremoto in casa Patt, Ugo Rossi lascia le Stelle alpine dopo oltre 20 anni e averle portate alla guida della Provincia

Il capogruppo delle Stelle alpine nell'attuale legislatura a trazione centrodestra in Consiglio provinciale cambia partito. Lascia dopo un impegno nel Patt iniziato nel 1999, poi ha scalato le gerarchie della forza politica fino a diventare assessore nel 2008. Nel 2013 l'elezione a governatore in piazza Dante 

Di Luca Andreazza - 26 febbraio 2021 - 06:07

TRENTO. Terremoto in casa Patt, Ugo Rossi lascia dopo oltre 20 anni. Il capogruppo delle Stelle alpine nell'attuale legislatura a trazione centrodestra in Consiglio provinciale cambia partito. Farà ingresso nel gruppo misto in piazza Dante e pensa di convergere in un'area di centro e di stampo europeista, lontano quindi dai movimenti sovranisti e populisti.

 

Intanto si separano le strade tra le Stelle alpine e un artefice della vittoria elettorale del 2013, corsa che aveva portato il Patt a ricoprire la presidenza della Provincia di Trento. Le Stelle alpine perdono un pezzo da 90 per esperienza e spessore, mentre la leadership ora passa quasi inevitabilmente all'ex assessore Michele Dallapiccola e alla consigliera provinciale Paola Demagri. A loro il compito di raccogliere il testimone, anche se la lotta per la "successione" potrebbe riservare sorprese. 

 

Questa decisione di Rossi arriva dopo 2 anni da quelle frizioni che avevano portato la coalizione di centrosinistra a frantumarsi. Elezioni poi vinte dalla Lega. Archiviata quella chiamata alle urne, sono poi uscite altre tensioni: questa volta principalmente all'interno del Patt. Confronti costanti tra le Stelle alpine, un rapporto che si è più o meno logorato con quel fronte che strizza l'occhio in modo costante con il carroccio e il centrodestra nelle figure di Lorenzo Ossanna e Franco Panizza

 

Tensioni che non sono mai state un grandissimo mistero, emerse in particolare nel trovare la quadra per il perimetro delle varie coalizioni alle ultime comunali. L'ex presidente Ugo Rossi si è poi speso in Consiglio provinciale per chiedere una commissione d'indagine per ottenere trasparenza sui dati dei contagi e sulla situazione epidemiologica in Trentino. Si è, infatti, fin da subito battuto per la trasparenza nelle informazioni da comunicare ai cittadini, prima ancora che a Roma, ma in queste occasioni si è trovato proprio il collega di partito Ossanna, ormai organico al centrodestra, a firmare un documento completamente opposto proposto dalla maggioranza.

 

Una serie di episodi che l'hanno portato a prendere questa decisione di gettare la spugna. Se non altro il Congresso del Patt, inizialmente previsto per questo febbraio, è stato rimandato a causa dell'emergenza Covid-19 e potrebbe trovare una nuova collocazione il prossimo autunno. Un lasso di tempo a questo punto necessario per digerire l'uscita di scena di Rossi e calibrare priorità e linea politica.

 

Una serie di valutazioni, un periodo di riflessioni hanno portato Rossi a chiudere qui la sua esperienza con il Patt dopo aver scalato praticamente tutte le gerarchie. Un impegno iniziato nel 1999, oltre 20 anni fa. Dopo il congresso provinciale del 2002, di cui ha curato l'organizzazione, gli viene affidata la funzione di Segretario organizzativo del partito.

 

Nel 2004 viene proposto come candidato trentino del Patt nella lista Svp alle elezioni europee, in appoggio alla candidatura di Ebner, poi eletto al Parlamento europeo. Nel 2005 viene eletto Segretario provinciale nel congresso di Baselga di Pinè. E' membro della Commissione paritetica dei Dodici dal 2006 al 2008, quando poi entra in Provincia come assessore alla salute e politiche sociali nella Giunta guidata da Lorenzo Dellai. Nel 2013 vince le primarie per il centrosinistra come candidato presidente e poi diventa governatore della Provincia. La battuta d'arresto nel 2018 è storia recente.

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