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Coinvolgere i giovani e puntare sul biologico, queste le richieste del Consorzio Vignaioli

Le zone italiane più vocate al vino registrano un produttore/imbottigliatore mediamente ogni 8 ettari. In Trentino la media si attesta intorno a 1 ogni 70 ettari, mentre i 'cugini' altoatesini ne hanno 1 ogni 30, nonostante gli ettari vitati siano 5 mila. Il Consorzio: "Serve una riflessione condivisa sull'identità della nostra realtà"

Di Nereo Pederzolli - 23 novembre 2017 - 19:21

TRENTO. Piccoli, ma non minoritari. Anzi: decisi a competere con i colossi trentini del vino; paritetici, polemici, molto propositivi. I Vignaioli del Trentino – una settantina le aziende aderenti l’apposito Consorzio – mettono nero su bianco e stimolano la Prima Commissione del consiglio della Provincia a riflettere sulle strategie legate al bilancio di previsione del prossimo bienni.

 

Lo fanno con un documento preciso, essenziale, solo apparentemente scarno. Chiamano subito in causa l’importanza strategica di questa manovra, decisiva per definire i futuri scenari dell’agricoltura trentina, non solo di quella vitivinicola.

 

Per il comparto enoico i Vignaioli sono caparbiamente convinti della necessità di sostenere la nascita di nuove aziende. Partendo da un dato: le zone italiane più vocate al vino registrano un produttore/imbottigliatore mediamente ogni 8 ettari. In Trentino la media registra neppure 1 ogni 70 ettari.

 

I 'cugini' altoatesini ne hanno 1 ogni 30, nonostante gli ettari vitati siano 5 mila, la metà del campo viticolo trentino. Ecco allora la prima richiesta alla Provincia: un maggior numero di aziende imbottigliatrici artigiane consente infatti una maggior valorizzazione del prodotto e del territorio, prodotti più riconoscibili e vocazionali, più opportunità di sviluppo in ambito enogastronomico ed enoturistico, nuove opportunità imprenditoriali ed occupazionali".

 

Per questo il Consorzio propone di attivare interventi che supportino la nascita di nuove aziende capaci di svolgere al proprio interno l’intero ciclo produttivo, dalla campagna alla bottiglia: per esempio attraverso specifici contributi o sgravi fiscali, attraverso premi di insediamento maggiorati, attraverso aiuti per l’acquisto di macchinari per la trasformazione del prodotto o per la creazione di una cantina di trasformazione, attraverso la creazione di un incubatore nel quale condividere la fase di start-up e i costi fissi di avviamento dell’impresa.

 

Sostenere l’attività di formazione dei nuovi vignaioli, coinvolgere la Fondazione Mach, puntare – e questo è l’altro, fondamentale ‘assist’ – prevalentemente sull’agricoltura ecosostenibile, meglio se d’impronta biologica.

Supportando le aziende che riconvertono i sistemi colturali. Perchè il bio può essere la valida alternativa all’agricoltura montana”.

 

E ancora. Riconoscere, nei bandi PSR e OCM, delle aziende - e loro Consorzi o Associazioni - che come i Vignaioli trasformano e commercializzano in maniera autonoma il proprio prodotto, nonché uno sforzo per ridurre il più possibile l’enorme mole di burocrazia a cui sono sempre più costrette le aziende agricole, mettendo in difficoltà specialmente le più piccole.

 

Il presidente dei Vignaioli, Lorenzo Cesconi ribadisce l’importanza di “affrontare queste sfide, ma serve una riflessione condivisa sull'identità della nostra realtà: e questa riflessione, che è un lavoro in divenire e non certo un punto di arrivo, ci ha fatto elaborare alcuni obiettivi strategici, che crediamo centrali non solo per noi Vignaioli, ma per tutto il sistema Trentino".

 

Vignaioli del Trentino che s’apprestano a partecipare in massa alla Fiera di Piacenza, dove nel prossimo fine settimana si tiene il Mercato della FIVI, la federazione italiana vignaioli indipendenti. Una kermesse in grande spolvero, che mette a contatto – senza intermediazioni – i produttori con i consumatori. Una due giorni di confronti, di scambi, pure di insoliti singolari, fraterni baratti, sempre con il vino ‘vignaiolo’ protagonista.

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