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Al via Vinifera, la kermesse che esalta gli artigiani e cerca di superare la mostra dei vini. Ma restano divisioni e incomprensioni

Le cantine, tutte, si mobilitano in vista del Vinitaly, tra due settimane, nel bailamme più vinoso del mondo, Verona capitale del buon bere. Ma anche per questo appuntamento il Trentino – unica tra le realtà italiane - è in ordine sparso

Di Nereo Pederzolli - 22 marzo 2019 - 20:56

TRENTO. Il vino nella sua schiettezza, senza tante sovrastrutture, senza neppure l’alone dell’esclusività. Proposto da uno staff di giovani "non del settore enoico", decisi però a rompere certi schemi stantii della promozione vitivinicola.

 

Un progetto apparentemente dato per perdente, ma che con questa seconda edizione diventa stimolo non solo per riflettere sul settore vinario dolomitico, ma anche interrogarsi sugli spazi disponibili dove scegliere, degustare, acquistare vini volutamente "diversi". Ecco Vinifera 2019 che sabato 23 marzo spalanca le porte negli spazi di Trento Fiere è una piccola sintesi di queste contraddizioni.

 

Fiera artigianale, in tutto. Svincolata dall’ufficialità e spesso "ingombrante" di Consorzi di tutele, organismi di controllo, enti certificatori e assessorati vari. Vinifera colma in qualche modo l’incertezza di superare coralmente la storica Mostra dei Vini, rassegna "da sempre" anteprima dell’annata vinaria. Che da qualche stagione, in Trentino, non coinvolge i più. Di sicuro non riesce a mettere in sintonia cantine cooperative con vignaioli. Ognuno per il suo filare. Con riscontri tutti da "decifrare".

 

Mettendo in luce la mancanza di una "visione enoica", di una regia condivisa, di un confronto dialettico autenticamente vinario. Carenze penalizzanti. L’immagine del vino trentino-fatta salva quella spumeggiante del Trento Doc – rischia di finire in coda alla graduatoria nazionale, in posizione da retrocessione, oltre il quindicesimo posto.

 

Intanto le cantine, tutte, si mobilitano in vista del Vinitaly, tra due settimane, nel bailamme più vinoso del mondo, Verona capitale del buon bere. Ma anche per questo appuntamento il Trentino – unica tra le realtà italiane - è in ordine sparso. Divisioni e incomprensioni. Reciproche. Aziende dal "brand" che giustamente occupano spazi e hanno riscontri d’assoluta visibilità.

 

Altre cantine che si sistemano all’interno del Padiglione 2, dove il Consorzio vini del Trentino garantisce struttura e organizza degustazioni. Ma senza coinvolgere una schiera di validi vignaioli, che anche quest’anno "emigreranno" nei padiglioni marginali- per collocazione – dove la Fivi – federazione vignaioli indipendenti – stimola l’assaggio di vini all’insegna del "piccolo è bello e pure buono". Creando – con questa separazione espositiva vista quasi come provocazione – ulteriore confusione, perdita d’identità territoriale, scompenso all’immagine stessa del vino trentino. Con ripercussioni (negative?) sugli stessi protagonisti, indipendentemente se aziende leader o semplici, onesti vinattieri dolomitici.

 

Vinifera cerca, a suo dire, di esaltare almeno gli artigiani. Con una selezione ancora più radicale rispetto la prima edizione, quella del 2018, operata dai promotori tra gli "artigiani del gusto", ospitando a Trento solo una settantina di aziende (non solo del Trentino) spesso gestite con metodi di tendenza biologica o biodinamica.

 

Così, mentre altre poderose cantine fanno il bilancio della recentissima ProWine di Duesseldorf, a Trento si tenta – in piccolo - di andare controcorrente. La kermesse tedesca è stato un successo del cosiddetto B2B, il business to business, scambio commerciale di prodotti tra aziende. Anche se tra gli stand s’aggiravano buyers che cercavano – udite, udite – vini bianchi aromatici Trentino Doc a meno di 2 euro e 30 centesimi la bottiglia. Vini destinati al "profondo nord" Europa. Una richiesta svedese che probabilmente ha trovato pure soddisfazione. In compenso, le compagnie aeree degli Emirati, erano interessate solo a vini da oltre 100 dollari la bottiglia. Che anche in questo caso il Trentino non riesce a competere.

 

Ma torniamo a Trento. Dove a Vinifera ci sarà una sorta spontanea di B2C, dove il business è mirato al consumatore. Che potrà acquistare direttamente il vino, proposto a prezzi giusti. Per rispettare l’originalità del produttore oltre che l’origine delle uve.

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