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Cani abbandonati in aumento, i volontari lanciano l’allarme: “Portati da fuori provincia e abbandonati qui”

Dall’inizio dell’anno sono ben 120 le catture effettuate dal personale del parco canile di Rovereto, 35 nei soli mesi di luglio e agosto. “La situazione resta comunque sotto controllo – fa sapere Pierluigi Raffo presidente dell’associazione Arcadia – ma bisogna mantenere alta l’attenzione”

Di Tiziano Grottolo - 19 agosto 2019 - 09:18

ROVERETO. Dall’1 luglio a oggi i cani recuperati dai volontari dell’associazione Arcadia, la stessa che gestisce il parco canile di Rovereto, sono ben 35. Un numero quasi doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

 

Nella maggior parte dei casi, analizzando il microchip (che sarebbe obbligatorio per legge), i volontari riescono a riportare gli animali ai legittimi proprietari. Dall’inizio dell’anno infatti sono state operate circa 120 catture e 75 cani sono stati riconsegnati.

 

C’è però un dato su tutti a preoccupare il presidente di Arcadia Pierluigi Raffo: “La maggior parte dei cani che non siamo riusciti a riconoscere alle famiglie d’appartenenza hanno lo stesso profilo, simili tra loro anche se recuperati in posti diversi e a giorni di distanza fra loro”.

 

In due casi inoltre gli esemplari sono risultati affetti da leishmaniosi canina, una malattia endemica dei randagi del centro e sud Italia. Secondo Raffo questo potrebbe essere un indizio importante sulla provenienza di questi animali. I casi di contagio da questa malattia, sottolinea il presidente di Arcadia, sono molti rari in Trentino.

 

“I cani che abbiamo catturato e che non siamo riusciti a riconsegnare non avevano nessun microchip, inoltre in appena due giorni si sono inseriti nel gruppo degli altri animali del canile”. Ciò dimostrerebbe come questi esemplari siano già abituati a stare in branco, “Ma non mi risulta esistano gruppi di randagi nella nostra provincia” evidenzia Raffo.

 

“In altri casi abbiamo dovuto far ricorso a delle trappole, perché gli animali si dimostravano diffidenti nei confronti dell’uomo”. Tutti questi indizi secondo i volontari di Arcadia porterebbero in una direzione: la maggior parte dei cani recuperati, che vagavano nel nostro territorio, non sarebbero originari della provincia.  

 

Raffo prova a formulare anche alcune ipotesi: “Potrebbero essere randagi recuperati da altre associazioni – spiega – e per qualche motivo liberati in Trentino nella consapevolezza che qui ci sono le strutture e le risorse per seguirli, oppure si tratta di persone che adottano animali senza microchip e successivamente non si mettono in regola”.

 

L’abbandono dei cani però ha dei costi molti alti che ricadono interamente sulle associazioni che si devono accollare tutti i trattamenti del caso, dalle vaccinazioni all’impianto dei microchip, fino al mantenimento dell’animale.

 

Combattere questo fenomeno sarebbe possibile: “L’azienda sanitaria dovrebbe promuovere un censimento canino nei vari comuni in modo da conoscere il numero reale degli animali ma soprattutto si capirebbe chi è in regola con il microchip e chi no”.

 

In questo modo sarebbe facile confermare l’ipotesi sulla provenienza extra-regionale dei cani ritrovati. Volendo però guardare al bicchiere mezzo pieno un dato su tutti può far felici le persone che hanno a cuore la salute degli animali, in questi mesi infatti sono state ben 15 le famiglie che hanno adottato un cane della struttura di Rovereto.

 

C’è però anche un altro problema da non sottovalutare e riguarda la popolazione felina, in costante aumento, così come le richieste di intervento sulle colonie di randagi che entrano in contrasto con i residenti che chiedono di spostarle.

 

Ogni anno, in media, entrano nelle strutture gestite da Arcadia in collaborazione con altre associazioni circa 500 felini e vengono eseguite 200 sterilizzazioni su gatti di colonia, termine che indica un insieme di due o più gatti che vivono in una zona pubblica.

 

“Questi dati dimostrano che c’è un problema da non sottovalutare – racconta sempre Raffo, anche perché i costi gravano totalmente sulle associazioni – bisognerebbe che i gatti lasciati liberi dai cittadini fossero sterilizzati e microchippati, nessuno vuole negare loro la libertà ma non si può permettere che si riproducano sul territorio a discapito delle colonie che già ci sono”.

 

C’è poi un altro numero che dovrebbe far riflette, sono una trentina i gatti (tutti maschi senza chip), che sono stati investiti dall’inizio dell’anno. Il presidente di Arcadia rileva una mancanza di rispetto etico e di educazione civica: “Riusciamo comunque a gestire al meglio queste situazioni ma servirebbero più soluzioni e una strategia a lungo termine che possa arginare questo fenomeno”.

 

Infine c’è un ultimo fatto piuttosto inquietante che viene portato alla nostra attenzione e che è stato prontamente segnalato alle forze dell’ordine: sul nostro territorio è stato avvistato un furgone che montava 35 gabbie in acciaio per il trasporto di animali.

 

Il mezzo non presentava le apposite griglie di areazione, previste in questi, casi ciò fa pensare che possa trattarsi di veicolo utilizzato per la tratta e il commercio illegale di animali che attraversa il nostro territorio. Così come messo in evidenza dal rapporto “Zoomafia 2019” della Lav che afferma come in Trentino-Alto Adige, nel 2018 si registrino 236 procedimenti per maltrattamenti sugli animali.

 

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