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Da Cape Town a Ronzo Chienis in bicicletta, Francesco pedala 26.000 chilometri dal Sudafrica alla Val di Gresta

Il trentunenne trentino, dopo due anni in Sudafrica, ha deciso di tornare in Italia in sella ad una bici. Oltre trenta i paesi toccati dal suo viaggio, con rientro previsto a maggio per riabbracciare la famiglia

Di Cinzia Patruno - 22 aprile 2019 - 22:55

BRASOV (ROMANIA). Obiettivo: 26.000 chilometri pedalati, da Cape Town in Sudafrica a Ronzo Chienis in Val di Gresta. Con alle spalle cinque mesi di preparazione (più mentale che atletica) e sette mesi sul sellino della sua bici, Francesco Ciaghi si appresta a ritornare in Trentino dall'Africa, dove ha vissuto e lavorato negli ultimi due anni. Nessun desiderio di "battere record di tempo", solo quello di conoscere il più possibile, vivendo i luoghi e le persone in modo autentico.

"La parte migliore del viaggio – racconta Francesco nella sua sosta "tecnica" in Romania – sono state le persone che ho incontrato. Ho sempre cercato ospitalità dalla gente del posto, mentre una trentina di volte ho piantato la tenda". E questo in oltre trenta tappe che gli hanno permesso di attraversare l'Africa da sud a nord arrivando in Egitto, per poi toccare Israele, Libano, Turchia, Grecia e risalire per i paesi balcanici.

 

"L'idea è nata nel marzo dell'anno scorso – spiega Francesco -. Scherzando, dicevo agli amici che se fossi tornato dall'Africa, l'avrei fatto in bici. E così è stato. Durante i cinque mesi di preparazione, pensavo di farmi guidare dall'istinto, andare un po' dove tira il vento. Volevo partire con un foglio bianco, e man mano scrivere il viaggio". E il foglio bianco lo ha portato nella direzione di Romania, Moldavia e Ucraina, allungando un po' il percorso che lo porterà di nuovo a Ronzo. Senza escludere un'ultima tappa prima di abbracciare i famigliari, la partenza del Giro d'Italia che sarà il 10 maggio a Bologna. Chilometro più, chilometro meno non faranno grande differenza.

Il viaggio di Francesco, trentunenne di Ronzo Chienis, è nato dall'amore e dalla passione per la bicicletta uniti ad una grande curiosità. "È stato un processo per vincere le mie paure. All'inizio avevo paura di piantare la tenda a bordo strada, talvolta anche di chiedere ospitalità". Ma le esperienze si sono rivelate tutte molto positive.

 

Francesco, laureato in scienze e tecnologie agrarie con una specializzazione in previsioni di vendita, aveva lavorato a Barcellona per due anni per la multinazionale Asics, che produce abbigliamento e calzature per la corsa. L'azienda gli aveva proposto poi un trasferimento a Cape Town, che lui aveva accettato con entusiasmo. Dopo due anni nella capitale della repubblica del Sudafrica, nacque la decisione di partire e il primo passo era quello di vendere gli oggetti che avevano fatto parte di oltre due anni di vita: automobile, due biciclette, una tavola da surf, l'attrezzatura d'arrampicata. Viaggiare leggeri era essenziale.

Venticinque i chili totali, divisi tra bicicletta e bagagli. "Porto con me il materiale da campeggio, tra cui tenda, materassino e sacco a pelo, del sapone, due completi per pedalare e un cambio di abiti normali. Naturalmente, ho del materiale per la riparazione della bici (gli incidenti di percorso non sono stati pochi, ndr) e la crema da sole". D'altronde, attraversare l'Africa non è stato facile a causa delle alte temperature.

 

Guidato dalla curiosità nei confronti di chi intraprendeva un percorso simile a quello che aveva in mente, Francesco non si è lasciato scappare l'opportunità di uno scambio di opinioni con gli altri ciclisti che attraversavano l'Africa. "La maggior parte faceva un percorso opposto al mio: partiva dal Cairo e arrivava a Cape Town. Io li seguivo su Instagram e, quando arrivavano, li invitavo a cena".

 

La parte veramente bella e arricchente è stata il contatto con le persone. "Durante il giorno, tanta gente era a bordo strada e, quando passavo, mi salutava con grande curiosità. In Botswana mi chiamavano muzungu, che significa uomo bianco, ma senza alcuna accezione dispregiativa. In Etiopia, invece, ero farangi. La gente in Africa è spettacolare. Vivono con niente ma hanno sempre il sorriso". E non possiamo che fidarci, visti i due anni vissuti a Cape Town e gli oltre quattordici (su cinquantaquattro) stati africani attraversati.

 

Mai un occhio rivolto al cronometro, mai la spinta a battere un record. "C'è uno scozzese - racconta Francesco - che ha fatto Cairo - Cape Town in quarantadue giorni. Senza mai visitare niente". Le persone, le esperienze, i luoghi visitati, la gioia contagiosa di Francesco hanno reso questo viaggio qualcosa di più prezioso, qualcosa da cui trarre grande ispirazione.

 

 

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