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Era l'agosto 1899 quando due giovani universitari austriaci salirono per la prima volta sul Campanil Basso: Campiglio ricorda la mitica scalata

Un'impresa che Madonna di Campiglio vuole ricordare in un incontro con guide alpine. Il Campanil Basso rappresentava al tempo, come adesso, una vera e propria leggenda dell'alpinismo dolomitico. Un monolite senza fessure e cammini, alto 2883 metri, dalle pareti esposte

Di Davide Leveghi - 22 agosto 2019 - 20:18

MADONNA DI CAMPIGLIO. Si terrà domani alle 18, nella Sala della cultura di Madonna di Campiglio, un incontro sulla commemorazione avvenuta il 4 luglio scorso della prima salita sul Campanil Basso, per riproporre pensieri, parole, immagini e testimonianze al pubblico appassionato di montagna ed alpinismo. Un'occasione per celebrare una grande conquista alpinistica in compagnia di Rosario Fichera, moderatore dell'incontro, e delle guide alpine Franco Nicolini e Mario Cristofolini.

 

Organizzato dalle guide alpine di Madonna di Campiglio insieme alle aziende per il turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena e Dolomiti Paganella, l'incontro segue come detto la commemorazione ufficiale, avvenuta il giorno 4 luglio (qui l'articolo) tra il Basso e il rifugio Pedrotti-Tosa con il racconto dell'impresa da parte dell'attore trentino Andrea Castelli. Oltre alla conferenza saranno proiettati i filmati “Buon compleanno Campanil Basso” e “Campanil Basso 100 dopo”, spettacolo teatrale con lo stesso Castelli ed Elena Nicolini.

 

Era il 18 agosto 1899 quando i due studenti universitari austriaci Otto Ampferer e Karl Berger compirono la loro ascesa al Campanil Basso, nel gruppo delle Dolomiti di Brenta, passando alla storia come i primi salitori della guglia. Un'impresa già tentata, due anni prima, dai trentini Carlo Garbari, Nino Poli e Antonio Tavernaro, i quali si fermarono a pochi metri dalla vetta, e che riuscì ai due austriaci solo al secondo tentativo.

 

Il Campanil Basso rappresentava al tempo, come adesso, una vera e propria leggenda dell'alpinismo dolomitico. Un monolite senza fessure e cammini, alto 2883 metri, dalle pareti esposte. Saranno gli avanzamenti della tecnica alpinistica e i nuovi materiali, oltre alla bravura dei due, a permettere di calpestarne la vetta. Si dice perfino che Ampferer e Berger avessero trovato un messaggio di Garbari in cui si augurava buona fortuna ai prossimi che avessero tentato quell'ardua scalata.

 

E da lì, la consapevolezza dell'impresa crebbe nei due, come lasciarono scritto nelle loro memorie: “Dunque la possente montagna non era stata ancora vinta! Un fremito di gioia scosse i nostri corpi, sentimmo respirando profondamente che nuove forze si destavano in noi. Giallo rossastra strapiombante, dai contorni finemente scheggiati, si levava davanti a noi la parete della vetta. Non una fessura, non un rientramento ci faceva sperare qui una qualsiasi facilitazione”. Tanto che, come detto al secondo tentativo, attraverso un'altra via riuscirono a conquistare la vetta, il 18 agosto 1899.

 

Era un tipo di alpinismo completamente diverso, quello. I chiodi e i moschettoni facevano la loro comparsa, tra le critiche feroci dei puristi, che consideravano il loro utilizzo un modo di barare con la montagna, una slealtà ai principi dell'alpinismo. Di questa scuola di pensiero era Paul Preuss, grande alpinista tedesco, che nel luglio del 1911 salì in libera il “campanile” sul Brenta, impiegando appena due ore.

 

Critico nei confronti degli avanzamenti tecnici dell'alpinismo, Preuss affermava: “Secondo il mio punto di vista un’assicurazione mediante chiodi, e in molti casi qualsiasi mezzo di sicurezza, nonché le discese a corda doppia e tutti gli altri sistemi di assicurarsi con la corda, che tanto spesso rendono possibile una salita o comunque vengono usati durante la stessa, sono mezzi artificiali e perciò per il vero alpinista sono inaccettabili, mentre l’arrampicatore in artificiale li trova giustificatissimi... Quando si sarà riusciti ad accettare il principio dell’uso della corda unicamente in casi di estremo bisogno, le montagne come il Campanile Basso di Brenta, la Torre Delago e il Campanile di Val Montanaia avranno visite molto più rare, ma invece qualitativamente di un valore superiore”.

 

Il “Signore dell'abisso”, come lo nominò il noto alpinista Tita Piaz, fedele fino in fondo al suo credo della scalata libera, sarebbe morto precipitando sulle Alpi austriache.

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