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La Provincia punta a risparmiare 5 milioni di euro, dopo oltre 90 giorni arrivano le nuove linee guida per le associazioni di cooperazione internazionale

Oltre i canonici 90 giorni che l'assessorato di Achille Spinelli si era riservato per approfondire il tema della cooperazione internazionale e educazione alla cittadinanza globale nella delibera del 21 dicembre scorso per sospendere la presentazione delle domande per i progetti, sono arrivate le linee di lavoro e le priorità

Di Luca Andreazza - 21 aprile 2019 - 06:01

TRENTO. E' arrivato l'indirizzo della giunta in materia cooperazione internazionale. Oltre i canonici 90 giorni (Qui articolo) che l'assessorato di Achille Spinelli si era riservato per approfondire il tema della cooperazione internazionale e educazione alla cittadinanza globale nella delibera del 21 dicembre scorso per sospendere la presentazione delle domande per i progetti (Qui articolo), sono arrivate le linee di lavoro e le priorità.

 

Crescita della quota di finanziamento della parte privata pari a quello messo a disposizione dalla Provincia, una maggiore collaborazione tra i soggetti attivi nel settore, pubblici e privati, profit e non-profit, e quindi maggiore "massa critica", con conseguente riduzione della dispersione delle risorse e un risparmio atteso per le finanze provinciali di circa 5 milioni di euro.

 

Queste le principali novità previste nelle linee di indirizzo che riformano gli attuali criteri di finanziamento pubblico della cooperazione allo sviluppo, approvate dalla giunta provinciale. L'obiettivo principale è quello della pari compartecipazione privata al finanziamento delle iniziative avanzate dalle circa 300 associazioni del settore.

 

Un settore davvero strategico per il Trentino, tanto da riservare una quota non inferiore allo 0,25% delle entrate annuali facendolo riconoscere a livello internazionale per i tanti interventi portati avanti. A questo si aggiunge che gli aiuti umanitari si sono trasformati in passato in collaborazioni di sviluppo bilaterale.

 

E se la decisione della Provincia è legittima, le associazioni coinvolte si sono mostrate preoccupate a più riprese per l'assenza più che altro di segnali e indicazioni (Qui articolo). Tra gli altri si sono bloccati anche alcuni piani in ormai avanzato stato di approvazione per interventi in Brasile e Africa sub-sahariana, ma anche in Trentino.

 

La cooperazione internazionale garantisce, infatti, al Trentino una grande autorevolezza e credibilità internazionale. Al punto che dalla nostra Provincia possono partire iniziative di politica estera. Ora però è tutto fermo e si rischia anche un danno di immagine in termini di relazioni e affidabilità. E dopo i segnali d'allarme lanciati e dal cosmo di FArete del Trentino, un coordinamento che raggruppa una settantina di associazione che ruotano intorno ai progetti di cooperazione internazionale (Qui articolo), qualcosa si è mosso.

 

Nel dicembre scorso la giunta aveva sospeso i termini previsti per la presentazione delle domande di contributo da parte degli organismi trentini di volontariato internazionale e il processo di approvazione e assegnazione dei contributi per iniziative programmate dalla giunta provinciale. Tutto questo per consentire all'assessorato competente di effettuare un'approfondita analisi del settore, da sottoporre alla giunta stessa, per poi procedere ad una riformulazione dei criteri di finanziamento pubblico del sistema trentino, propedeutici alla ridefinizione del sistema degli interventi nel suo complesso

 

La riforma del sistema di sostegno pubblico al settore che la giunta intende promuovere prevede il raggiungimento di specifici obiettivi, quali dare sostegno alle attività delle associazioni trentine di cooperazione internazionale che andranno co-finanziate dal settore privato in maniera più "forte" che in passato, ma anche di migliorare qualità, trasparenza e rendicontabilità delle proposte e delle azioni progettuali.

 

E ancora favorire il rafforzamento dei partenariati territoriali con le realtà di destinazione delle attività, la cooperazione sistemica tra associazioni e il coinvolgimento di altri attori pubblici e privati trentini all’interno dei progetti. L'intenzione è quella di generare più massa critica e ridurre la frammentazione. Un altro punto è quello di riconoscere e premiare il radicamento e la capacità di autofinanziamento delle associazioni e le attività volte a creare processi di sviluppo endogeno e di cooperazione tra profit e no profit.

 

Sono tre gli ambiti finanziabili. I progetti di cooperazione e sviluppo, gli interventi di emergenza umanitaria e le iniziative programmate dalla giunta provinciale. Nel primo caso, quelli di cooperazione e sviluppo, il periodo per la presentazione di progetti è fissato annualmente tra il 1 e il 15 settembre.

 

L'approvazione della graduatoria relativa ai contributi deve avvenire entro e non oltre il 31 gennaio dell'anno successivo. La proposta deve necessariamente prevedere, oltre all’associazione capofila e al suo partner locale, almeno altri due soggetti trentini, pubblici e/o privati tra i quali almeno un’altra associazione, con un ruolo attivo chiaramente definito (ai partner possono essere corrisposte risorse, fermo restando una partecipazione fattiva alle attività progettuali).

Lo strumento di finanziamento provinciale è ispirato da un meccanismo di “raddoppio” della quota di auto-finanziamento (da fonte privata e/o pubblica non provinciale e regionale) dell’associazione. L’associazione non può avere attivi più di due progetti in contemporanea nella stessa annualità e non può ottenere, in qualità di capofila, finanziamenti della Regione Trentino Alto Adige a valere sullo stesso progetto o sulle stesse tipologie di attività progettuali.

 

Capitolo interventi di emergenza umanitaria. Vista la specifica natura dei progetti, i nuovi indirizzi non pongono delle scadenze. Per essere finanziati gli interventi devono dimostrare in fase di proposta lo stato di calamità e illustrare le misure per affrontarla.

 

Il progetto deve essere presentato entro e non oltre 6 mesi dall’evento calamitoso. L’associazione non può avere attivi altri progetti di emergenza contemporanei e non potrà presentarne più di uno all'anno. I progetti possono essere realizzati solo nei Paesi inclusi nella lista Dac dell'Ocse, accessibili all’amministrazione per una verifica di controllo rispetto a quanto realizzato. Il partenariato deve necessariamente prevedere l’associazione capofila e indicare il partner locale che attua le azioni in loco.

 

La Provincia può, infine, sostenere anche particolari progetti rientranti in tipologie individuate annualmente dalla giunta provinciale secondo modalità da essa stabilite e attraverso strumenti da definire con criteri specifici.

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