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Mentre la comunità trentina è sempre più divisa e le istituzioni fanno il dito medio e insultano i ''democratici'', i fascisti citano gli 883

Dopo i manifesti per i ''100 anni di Giovinezza'' apparsi ieri oggi è stato attaccato questo striscione sul Lung'Adige. Rigurgiti di fascismo in un clima sempre più avvelenato con anche i trentini (un tempo coesi e forti della propria autonomia) ormai divisi tra un ''noi'' e un ''loro'' sempre più distanti

Di Luca Pianesi - 23 marzo 2019 - 13:21

TRENTO. Sono giornate difficili queste. I rigurgiti di fascismo vengono a galla con sempre maggior frequenza forti di un ecosistema sempre più favorevole. Emergono nel marasma di una società, quella trentina, un tempo coesa (seppur nelle differenze), salda nei suoi principi e nei suoi valori, e oggi, al contrario, più che mai divisa, confusa, spaccata. Se un cambiamento c'è stato, dopo le elezioni provinciali, questo è quello che appare più evidente: il ''noi'' e il ''loro'' (a prescindere dal punto di vista) sono sempre più marcati. Il solco che ogni giorno viene scavato all'interno della nostra stessa società è sempre più profondo e rischia di trasformarsi in baratro.

 

Una comunità che un tempo si riconosceva in sé stessa e difendeva la sua identità tutelando l'autonomia, rilanciandola ciclicamente a livello nazionale, cercando di rafforzarla, oggi, proprio a causa di questa divisione, pare in balia degli eventi, senza bussola, incapace anche di gestire un confronto, una serata pubblica organizzata da ben due assessorati che dovrebbero sempre rappresentare tutta la comunità. E invece contro una parte di quella comunità si è preferito schierare le forze dell'ordine, piuttosto che incontrarla, ed è andata come non era mai andata, come peggio non poteva (QUI ARTICOLO).

 

Il finale, poi, è stato, forse, anche peggiore, con l'assessore Bisesti a scegliere di uscire tra i manifestanti giusto a sottolineare la differenza tra quel ''noi'' e quel ''loro'', ad aumentare la profondità di quel solco invece che cercare di favorire un dialogo, di evitare lo scontro, di cercare un punto d'incontro. Sembra quasi che non ci sia coscienza del fatto che si stanno ricoprendo dei ruoli istituzionali, sembra che non si voglia lavorare per la comunità tutta ma solo per i propri elettori, per il proprio partito, per la propria di comunità. E solo così si spiega l'aver organizzato un incontro a senso unico, fazioso, di partito appunto, apponendovi i loghi della Provincia e la firma di due assessorati. 

 

In questo modo si sta svuotando sempre di più il concetto di istituzione. E d'altronde non potrebbe essere altrimenti se in consiglio provinciale ogni tre per due viene sfoderato un dito medio (ne è maestro il consigliere Savoi); se un senatore della repubblica come De Bertoldi si lancia sui social (sotto uno dei nostri articoli sugli scontro di ieri) e commenta che ''La “democrazia” dei sinistroidi è sempre proverbiale. Non tollereremo più queste prevaricazioni'' aprendo a scenari misteriosi e inquietanti; se un assessore regionale usa la parola ''democratici'' come insulto e lo fa seguire a un bel ''di merda'' (qui la sua spiegazione), se quotidianamente figure dalla maggioranza usano termini come ''buonisti'', ''sinistroidi'' e come argomentazione principale di ogni discorso sfoderano un ''mettetevi il cuore in pace il 21 ottobre ha vinto la Lega''.

 

In questo clima di odio e rabbia che, fino a qualche anno fa, sembrava lontano dal Trentino (preso a modello di indipendenza proprio dai leghisti di un tempo: quelli dell'autodeterminazione dei popoli e del federalismo) dove il confronto è diventato insulto, il linguaggio è diventato insulto, il livello del dibattito si è ridotto a insulto ecco riemergere quei rigurgiti che dicevamo prima. ''Noi riconquisteremo tutto come tanti anni fa / 1919-2019'' hanno scritto misteriosi neofascisti su uno striscione apparso questa mattina su un muretto di via Lung'Adige Braille a Trento (mentre ieri erano stati affissi in via Fogazzaro dei manifesti con scritto ''100 anni di Giovinezza 1919-2019''). Il riferimento è al centenario della nascita dei ''Fasci Italiani di Combattimento'' (era il 23 marzo 1919) la citazione, invece, ha il sapore dell'alta letteratura: sono gli 883 con Max Pezzali e la canzone ''Se tornerai''. 

 

Insomma il background culturale si ferma a ''La dura legge del Gol''. Il concetto storico a cui si fa riferimento, invece, va una qualche tipo di conquista quando l'unico risultato di quei ''100 anni di Giovinezza'' è stato far conquistare l'Italia da tutti: tedeschi, inglesi, americani e chi più ne ha più ne metta. Per fortuna a salvare la faccia al Paese (e anche l'indipendenza) c'hanno pensato altri. Tra loro c'era anche una figura passata alla Storia perché allo scontro ha sempre preferito l'incontro, perché all'insulto ha sempre preferito il dialogo; uno che la parola ''democratici'' l'ha sempre usata come se fosse il più grande dei complimenti da fare a un popolo, a una comunità. Si chiamava Degasperi, era trentino ed era molto, molto, istituzionale

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