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Palazzo delle Albere ''impacchettato'' come il Reichstag di Berlino: lettera all'artista Christo per il ''miracolo''

La provocazione è partita dall'artista Roberto Codroico durante la mostra ''Artisti a Statuto Speciale'' (in corso fino al 30 giugno) che ha accostato i due edifici e la loro storia, fatta di lunghi periodi di semi abbandono. Ora che con Sgarbi e Zecchi il tema torna a far discutere ecco l'idea

Di Luca Pianesi - 26 giugno 2019 - 13:15

TRENTO. E se alla fine l'unico in grado di risollevare le sorti di Palazzo delle Albere fosse Christo? Nessun errore di scrittura, la ''h'' deve stare lì perché qui non si parla del Messia, ma dell'artista Christo Yavachev che nel passato è riuscito (assieme alla moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon) nel ''miracolo'' di rilanciare il Palazzo del Reichstag di Berlino trasformandolo in una delle più grandi installazioni artistiche di sempre. Un vero e proprio ''impacchettamento'' di un edificio bellissimo, con quattro torrette negli angoli, rimasto vuoto per buona parte della sua recente storia (vi ricorda qualcosa?) che nel 1995, dopo 24 anni di disegni, progetti, ipotesi e dibattiti è stato trasformato con un imballaggio argenteo grazie all'opera di 90 arrampicatori e 120 operai.

 

E qualche giorno fa l'architetto e artista Roberto Codroico a margine della mostra ''Artisti a Statuto Speciale'', in corso fino a questa domenica proprio a Palazzo delle Albere e che propone opere di 20 artisti provenienti dalle cinque regioni italiane a statuto speciale (per il Trentino Alto Adige ci sono le opere di Matteo Boato, Roberto Codroico, (Lome) Lorenzo Menguzzato e Antonello Serra), ha lanciato questa splendida provocazione: fare con la villa-fortezza del XVI° secolo voluta dalla famiglia Madruzzo quello che è stato fatto con il palazzo di Berlino

 

D'altronde le vicende dei due palazzi, con le ovvie differenze e i dovuti paragoni, in qualche modo si assomigliano. Per Palazzo delle Albere già due secoli dopo la sua realizzazione cominciò una faticosa ricerca d'una destinazione d'uso. ''Fu ipotizzato di farne un teatro - ha spiegato Codroico - nel 1796 fu adibito ad ospedale militare e subì un incendio che in parte lo distrusse. Ristrutturato senza la ricostruzione del “belvedere”, fu trasformato in “Seminarium Puerorum” con l’inserimento di un nuovo vano scale e servizi igenici. Di qualche tempo dopo il progetto di destinarlo a Museo Diocesano. Nel 1903 Cesare Battisti si lamentò sul quotidiano locale Vita Trentina, del cattivo stato di conservazione in cui era tenuto il Palazzo. Nel 1925, Pranzelores denunciò in un articolo sul quotidiano La Libertà la vendita di un'area pertinente al Palazzo a scopo industriale. Nel 1927 il soprintendente, Gerola, sollecitò di prestare particolare attenzione agli affreschi, da poco riportati alla luce. Mentre nel 1963 il prefessor Rasmo ribadì l’opportunità di sgomberare il palazzo dagli inquilini''.

 

''Nel 1970 il Palazzo, in misere condizioni di abbandono tanto da meritarsi l’appellativo di “el mas desert”, fu acquistato dalla Provincia Autonoma di Trento - ha proseguito Codroico - e vennero intrapresi notevoli lavori di sistemazione su progetto degli architetti Elena Defant e Vittoria Wolf, anche se in assenza d’una destinazione d’uso''. Con il passaggio delle competenze della Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie alla Provincia Autonoma di Trento, il Palazzo delle Albere fu destinato a Museo d’Arte Moderna, che qualche tempo dopo divenne un Ente autonomo al quale fu concesso in gestione il Palazzo delle Albere ed il suo contenuto. Poi, però, arrivò la costruzione di un nuovo edificio per l'Arte moderna e contemporanea a Rovereto, su progetto dell'architetto svizzero Mario Botta, nel Palazzo delle Albere restò la Collezione permanente, sino a quando anche questa fu portata a Rovereto. E', quindi, arrivato il nuovo quartiere delle Albere con il Muse e l'edificio è diventato luogo di passaggio per aperitivi, vernissage, qualche mostra addirittura con esposte verdure e alimenti.

 

E ora, con l'arrivo di due personalità ''da fuori'' provincia, come Sgarbi per il Mart e Zecchi per il Muse, il destino del Palazzo torna d'attualità. I due ''presidenti'' se lo contendono convinti che sia stata follia non essere stati in grado di utilizzare per anni un edificio del genere. Un destino, come dicevamo, simile lo ha avuto il Palazzo del Reichstag di Berlino, ''un massiccio edificio quadrato con quattro torrette negli angoli e una cupola al di sopra del tetto - ha spiegato ancora Codroico - costruito a fine '800 quale sede del parlamento al tempo di Guglielmo II e non fu usato. Conclusa la prima guerra mondiale, a causa dei disordini a Berlino, i deputati furono convocati nel teatro di Weimar ed il Palazzo del parlamento a Berlino rimase vuoto''.

 

''Il giorno seguente alla nomina di cancelliere di Adolf Hitler - ha completato l'artista trentino - nel 1933, il Reichstag fu dato alle fiamme. Restaurato restò un simbolo vuoto poiché la dittatura non aveva bisogno di un parlamento. Bombardato dagli alleati fu di nuovo restaurato o meglio parzialmente ricostruito, ma senza la cupola e rimase ancora per molti anni vuoto. Nel 1971 un americano residente a Berlino, Michael Cullen, inviò una cartolina con l'immagine del “Reichstag” all'artista bulgaro-americano, a tutti noto semplicemente con il nome Christo, famoso per aver incartato palazzi, ponti, scogliere ed ogni altra cosa''. E da lì l'idea realizzata dopo la caduta del Muro di Berlino e dopo una votazione in parlamento (caso unico di opera d'arte decisa dall'assise di un'intera nazione) che approvò a maggioranza anche se vide l'opposizione dell'allora cancelliere Helmut Kohl.

 

Per realizzare l'impacchettamento furono impiegati 100 mila metri quadrati di uno speciale tessuto e la magia dell’opera, che rendeva ancora più evidenti le forme e le proporzioni del palazzo, durò due settimane. Dopo iniziarono i lavori di restauro ed è cominciata la ''nuova vita'' del Reichstag di Berlino oggi luogo immancabile di visite turistiche (ha 3 milioni di visitatori all'anno) con la nuova cupola e la nuova (dal 1999) sede del Parlamento tedesco. E' stato il ''miracolo'' di Christo a rimetterlo al centro della discussione a farlo tornare un luogo simbolo? Sicuramente la sua opera resta una delle installazioni artistiche più famose della storia contemporanea e allora perché non provarci anche con Trento?

 

 

L’architetto Codroico ha quindi invitato i presenti all'inaugurazione della mostra ''Artisti a Statuto Speciale'' a sottoscrivere una gigantesca cartolina da inviare a Christo per invitarlo ad incartare il nostro Palazzo delle Albere, in attesa che i nostri politici si decidano a trovare una degna soluzione ad uno dei simboli di Trento. 

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