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Razzismo e xenofobia, Passerini: ''Rischiamo di innescare fatti che ci porteranno di nuovo ad Auschwitz''. E su Trento: ''In Provincia in un anno solo politiche contro i migranti''

Si chiama 'Tempi Feroci-Vittime, carnefici, samaritani' l'ultimo libro scritto da Vincenzo Passerini. Un testo che parla delle tante vittime del tempo feroce che stiamo vivendo ma anche di storie di chi si oppone alla disumanità e che tengono viva la speranza. L'allarme lanciato, però, è chiaro: l'odio verso il diverso e la non consapevolezza della gravità di alcuni atteggiamenti ci possono portare solamente ad uno dei periodi più bui della nostra storia 

Di Giuseppe Fin - 11 novembre 2019 - 05:01

TRENTO. “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che 'ogni straniero è nemico'. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il Lager''. Queste parole sono contenute nella prefazione di “Se questo è un uomo” di Primo Levi e sono il punto di partenza dell'intervista che Vincenzo Passerini, già presidente del Punto di Incontro di Trento fondato da don Dante Clauser e del Cnca del Trentino Alto Adige, ha concesso a ildolomiti.it per parlare del suo ultimo libro “Tempi Feroci-Vittime, carnefici, samaritani” pubblicato da Gabrielli editori. Un libro che parla di vittime, carnefici e samaritane, di storie di intolleranza e dolore ma anche di bella accoglienza.  “Se questo pensiero 'ogni straniero è nemico' diventa premessa di un ragionamento politico - spiega Passerini -  rischiamo che si inneschi una catena di fatti che ci porteranno dritti di nuovo a quello che è successo ad Auschwitz. Questo è la paura che stiamo vivendo anche oggi”.

 

 

Riprendendo il titolo del suo libro, oggi stiamo vivendo dei tempi feroci. Le vittime sono i migranti ma non solo. Stiamo assistendo ad un continuo oltrepassare di limiti di civiltà e valoriali. Chi lo fa viene applaudito dalla folla. Cosa sta succedendo alla nostra società?

Quello che stiamo vivendo non è nato ieri ma è frutto di un processo che dura ormai da alcuni anni. Prima di tutto abbiamo la questione dei migranti che, non dimentichiamolo mai, sono le vittime delle guerre che spesso produciamo noi con il commercio delle armi ma anche con i vari interessi geopolitici che vanno dal vicino Oriente all'Africa. Noi produciamo guerre e poi rifiutiamo di accogliere i profughi. Di fronte a questi arrivi le destre hanno riacceso il fuoco contro il cosiddetto “nemico interno”. Che è una storia vecchia perché da sempre quando il potere vuole trovare un facile capro espiatorio lo cerca negli stranieri.

 

Noi però siamo all'inizio del terzo millennio. Abbiamo Auschwitz alle spalle e le leggi razziali. Non possiamo dimenticare quello che scrisse Primo Levi nella prefazione di 'Se questo è un uomo' dove raccontava come all'interno di ogni essere umano esiste un'infezione latente creata dal pensiero che 'ogni straniero è nemico'. Questo sentimento che c'è nel fondo di ogni essere umano, finché resta così può manifestarsi con episodi isolati ma quando questo diventa premessa di un orientamento o atteggiamento politico, allora la catena che si innesca rischia di portarci nuovamente ad Auschwitz.

 

Adesso sta accadendo proprio questo a causa delle destre che stanno trasformando ogni straniero in un nemico. Abbiamo visto poi quello che è successo in occasione della votazione sulla Commissione Segre. Le destre si sono astenute. Questo era impensabile qualche anno fa. Ma dobbiamo stare attenti perché non ci sono solo atteggiamenti. Nel libro ricordo tre gravissimi omicidi politici recenti. Nel 2016 la deputata americana Helen Joanne Cox, 41 anni, è stata colpita a coltellate e colpi d'arma dopo una campagna d'odio contro di lei che sosteneva l'accoglienza. All'inizio di quest'anno il sindaco di Danzica accoltellato e poi morto per le sue idee sempre sull'accoglienza degli stranieri e a giugno un politico di Kassel, nel Land tedesco dell'Assia, Walter Luebcke, 65 anni, è stato ucciso per le sue politiche pro migranti. Ormai l'odio, se non porta a Auschwitz porta all'assassinio delle persone. E ci sono poi anche tantissime altre piccole e grandi violenze quotidiane.

 

I libro “Tempi feroci” ci ricorda proprio questo: ogni stagione ha i suoi drammi e le sue feroce ma noi stiamo ritornando ad un tempo di cui l'italia è stata sciaguratamente protagonista con il fascismo che ha sostenuto il nazismo nell'eliminazione degli ebrei . Dobbiamo stare attenti che tutto questo non ritorni. Non possiamo tacere e non possiamo sottovalutare dicendo che sono solo parole nei campi da calcio o nelle scuole. Bisogna dire alla gente la verità di quello che sta accadendo.

 

Un odio che ha portato alla scorta per la senatrice Liliana Segre, ad una bambina alla quale è stato vietato sedere su un autobus per il colore della pelle o ancora a librerie incendiate e sindaci che non finanziano il “Trento della memoria” giudicandolo di parte. E' un odio che non si ferma e che sembra arrivare dall'alto per poi diffondersi.

Questo ci riporta alle guerra in ex Jugoslavia nei primi anni 90. Proprio all'indomani della caduta del muro Berlino. Cosa è successo? Semplificando è accaduto che alcuni pezzi di potere che non volevano essere eliminati dopo la caduta del muro e la disintegrazione delle classi dirigenti dei paesi comunisti, hanno scatenato una guerra fraticida per mantenere il potere.

In città come Sarajevo dove vi era una altissima percentuale di matrimoni misti musulmani e cristiani che vivevano in pace da tempo, è nata una guerra etnica. Questo è scoppiato innestando nelle persone il pensiero “lo straniero è mio nemico”. Parole d'ordine partite dall'alto che hanno infettato la popolazione e hanno distrutto un sistema di convivenza consolidato da anni. I vertici della politica sono responsabili di ogni parola e atteggiamento perché costruiscono l'ideologia dell'opinione pubblica, educano le masse e le formano.

 

E in tutto questo il ruolo della stampa quale dovrebbe essere?

Io credo che prima di tutto bisogna far capire alle persone la gravità di questi fatti, sempre. Mai sottovalutarli parlando di 'ragazzate'. Poi bisogna ricordare cosa hanno portato queste campagne di odio, i risultati di ieri ma anche oggi. Dove ci stanno conducendo senza avere paura di enfatizzare. Questa è l'emergenza sicurezza che drammaticamente abbiamo oggi e che dovrebbe preoccupare.

Ma ricordiamo anche i tantissimi concittadini italiani che sono immigrati in tutto il mondo e che ancora oggi sono bersaglio di pregiudizi e di ostilità. Vittime anche di questo razzismo e di questa xenofobia. Nel libro racconto alcuni episodi. Con le fake news e l'esasperazione si creano linciaggi, si scatena quell'odio a cui stiamo assistendo.

 

La Chiesa, quella che una volta veniva vista come una istituzione capace di arginare in qualche modo questa ondata di odio, oggi sembra non riuscirci. Nei giorni scorsi abbiamo anche sentito il pensiero del cardinal Ruini che invita a dialogare con una certa parte politica.

Non è una novità. Non dimentichiamo che la Chiesa italiana, come la Chiesa tedesca, ha sostenuto il fascismo in funzione anticomunista. Poi, certo, all'interno c'erano coloro che non la pensavano in questo modo. Ma oggi, per fortuna, certi pensieri non sono la maggioranza della chiesa che ha imparato dagli errori dal passato, dalla tragedia di non aver parlato in maniera chiara contro il totalitarismo fascista così come aveva fatto per il totalitarismo comunista.

Oggi abbiamo un pezzo della Chiesa che appoggia la destra in funzione anti-islam. Per voler salvaguardare una sorta di purezza etnica che è una enorme fesseria. Ormai tutte le nostre società sono formate da persone che provengo da ogni parte del mondo. Su questo, nel magistero di Papa Francesco ma anche di tanti vescovi come quello di Trento, vi è una consapevolezza chiara sul fatto che le nostre società sono vecchie e c'è la necessità di convivere nelle diversità.

 

Il prossimo anno ci saranno le elezioni amministrative a Trento. La destra potrebbe vincere. Lei cosa ne pensa?

Io credo di avere una opinione basata su un dato di fatto. In questi anni abbiamo visto che la città di Trento è spesso ai vertici delle classifiche nazionali per la qualità della vita. Questo vuol dire che tra tanti problemi e difficoltà la città di Trento è stata governata bene puntando ad un livello di qualità tra i migliori in assoluto. Spetterà ai trentini dover decidere se proseguire in questa strada oppure buttarla per affidarsi ad improvvisatori e alimentatori di odio, a chi oggi governa la nostra Provincia e che dopo un anno ha prodotto quasi solo politiche contro i migranti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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