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Viaggio semiserio nella storia di Ötzi tra fake news (anche sulla sua sessualità), tatuaggi di divi di Hollywood, canzoni e ricerche (alcune ai limiti del grottesco)

Il 19 settembre 1991 veniva ritrovato sulle montagne tra Austria e Italia il corpo di un uomo di più di 5000 anni fa. L'incredibile scoperta apriva una stagione di grandi ricerche ma nono solo. Su Ötzi è stato fatto di tutto: dal ricostruire la sua voce al realizzare film e canzoni (e ha dato anche il nome a un noto DJ tirolese)

Di Davide Leveghi - 19 settembre 2019 - 18:33

BOLZANO. Il tutto cominciò con una disputa tra Italia ed Austria, non di certo una novità negli ultimi due secoli. Erika ed Helmut Simon, due coniugi di Norimberga appassionati di montagna, stavano facendo un'escursione sulle montagne a cavallo tra la Val Senales e la Ötztal, attorno al ghiacciaio del Similaun, precisamente sullo Hauslabjoch, quando si imbatterono in un corpo che si pensò essere di un alpinista recentemente scomparso, tutt'al più di un soldato della Grande Guerra.

 

Vennero subito i gendarmi austriaci, si iniziò a scavare, senza particolare riguardo per la mummia e il suo equipaggiamento, ma il cattivo tempo impedì di completare le operazioni di recupero in quella stessa giornata del 19 settembre 1991. Ötzi, come poi chiamato amichevolmente da un giornalista, sarebbe rimasto in quel luogo – dopo oltre 5000 anni – fino al 22 settembre, prima di essere trasportato a Innsbruck per gli esami del caso.

 

Si narra che fu il celebre alpinista Reinhold Messner, impegnato nel giro del Sudtirolo con il collega e amico Hans Kammerlander, a comprendere l'eccezionalità della scoperta visionando uno schizzo dell'ascia ritrovata accanto al corpo. “Mi resi conto che non era un corpo come quelli che ho visto nelle mie imprese in montagna, nelle Dolomiti o in Himalaya – ci racconta al telefono il “Re degli 8000” - ma questo si appurò dopo. Da subito ci fu una disputa tra Austria e Italia sul luogo del ritrovamento, e io dissi che era in suolo sudtirolese perché stavamo nel nostro giro, pensato per far ragionare i sudtirolesi su chi fossimo, seguendo i confini. Per questo fui persino deriso dal Dolomiten. Uno scrittore bavarese scrisse un libro in cui si diceva che avevo rubato una mummia in Egitto e l'avevo lasciata sul ghiacciaio”.

 

Non di certo la prima leggenda, o fake news, fiorita attorno all'Uomo del Similaun e al suo ritrovamento. Messner indica dei sassi che tirando una linea retta marcano il confine tra Italia e Austria, mentre la costa su cui è ritrovato pende verso la Ötztal. Un confine che non si vede a occhio, che non esiste in natura e men che meno esisteva al tempo in cui il nostro antenato spirò, ferito a morte da una freccia.

 

Ma ormai i confini esistono e sono stati determinati da tempo, e Ötzi, anche se per poco, è in territorio italiano. Viene mandato a Bolzano, dove il Museo archeologico ha la possibilità di studiarlo e conservarlo nelle migliori condizioni, a 6º sotto zero, con un'umidità del 99% a cui si aggiunge una leggera spruzzata d'acqua ossigenata per mantenerlo avvolto in una finissima patina di ghiaccio.

 

Ötzi si dimostra sin da subito un forziere pieno di informazioni. È un uomo tra i 40 e i 50 anni – età avanzata per quell'epoca – vissuto nell'Età del Rame, tra il 3300 e il 3100 a.C.. Occhi marroni, capelli lunghi e scuri, alto 1 metro e 60, pesa attorno ai 50 chili. Ai piedi porta un 38. Attorno alla mummia si sbizzarriscono studiosi d'ogni tipo. Si ricostruisce cosa mangiava, come vestiva, l'equipaggiamento che portava – i ritrovamenti sono eccezionali – l'ascia (sempre lei!) permette di collegarlo a una cultura vissuta tra la Toscana e la Pianura Padana.

 

Non ha eredi, Ötzi. Il suo corredo genetico, con alcuni tratti in comune con sardi e corsi, si è estinto. Di gruppo sanguigno 0, aveva predisposizione alle malattie cardiovascolari, un'intolleranza al lattosio e aveva contratto la malattia di Lyme, un'infezione batterica portata spesso dalle zecche. La sua età complessiva, definita dalla datazione col radiocarbonio, gli dà tra i 5300 e i 5200 anni.

 

La pelle è ricoperta da più di 60 tatuaggi, linee e punti il cui senso non si ritrova certo nella vanità o nella moda del tempo, ma, ipoteticamente, in fini spirituali o medici, vista l'arteriosclerosi di cui soffriva. Ötzi per questo si converte in un mito dei tatuatori in quanto primo uomo ritrovato con tatuaggi. Pure il noto attore hollywoodiano Brad Pitt se lo fa disegnare su un avambraccio, accompagnato dalla scritta “Absurdités de l'existance”.

 

 

Al limite dell'assurdo c'è pure una ricostruzione della voce a partire dalle cellule delle corde vocali, effettuata dai foniatri del San Maurizio di Bolzano e dal Cnr di Padova. L'esito è grottesco, Ötzi “si esprime” a vocali, non mancando di utilizzare, da buon sudtirolese, le umlaut. Un modo di esprimersi non si sa se più confacente al suo ruolo di pastore – ipotesi derivata dalla presenza di diversi peli sugli abiti - o al suo retaggio nobile, ipotizzato invece da un archeologo austriaco sulla base del ricco corredo di cui disponeva.

 

 

 

 

Sulle dinamiche della morte si sprecano le ricostruzioni, più o meno fantasiose. C'è chi parla di un agguato, di una freccia scagliata da lontano, inaspettata – come testimonierebbe il fatto che ha lo stomaco pieno, e ha quindi potuto mangiare il suo “speck” di stambecco in tutta calma. C'è chi immagina fosse implicato in una faida, vedendo la sua profonda ferita da arma da taglio sulla mano, provocata forse in una colluttazione qualche giorno prima del decesso.

 

La postura innaturale, non certo anticipazione – nonostante l'inquietante somiglianza – della mossa della dab dance, sembrerebbe legata proprio al tentativo di estrarre la freccia, la cui punta in selce viene ritrovata nella spalla sinistra, o al massimo al trasporto in spalla da parte di una compagno.

 

L'ombra della morte di Ötzi si allunga su chi lo ha scoperto e ha avuto modo di seguirne le sorti dal principio. In forma analoga alla popolare mummia di Tutankhamon, la superstizione avvolge immediatamente Ötzi dopo la morte in montagna di Helmut Simon, dell'operatore della tv pubblica austriaca che lo aveva filmato, di un alpinista che lo ha trasportato, di un medico legale che l'ha studiato e così via. Il bilancio del sortilegio conta alla fine 7 morti, gli altri toccano proverbialmente ferro, o parti meno nobili.

 

Helmut Simon non ha nemmeno il tempo di godersi il “risarcimento” di 175mila euro, concesso alla fine dall'allora governatore Luis Durnwalder per la scoperta della mummia, dopo una vicenda giudiziaria trascinata più di vent'anni.

 

La fama della “mummia del Similaun” si estende a tutto il mondo. Un DJ tirolese ne prende il nome, si stampano copie in 3D in dimensioni naturali per i musei americani, gli viene pure dedicato un asteroide, battezzato 5803 Ötzi.

 

Da subito l'eccezionale reperto antropologico spopola nei media. Gli si dedicano canzoni – scomodando il brano “Taxman” dei Beatles, mutuato per l'occasione in “Iceman”, o giocando con i bizzarri esiti della ricostruzione della voce, tra rap e trap -, spettacoli teatrali, perfino due pellicoleÖtzi l'ultimo cacciatore (2017) di Felix Randan, con Jürgen Vogel e Franco Nero, girato in lingua originale protoretica, e Ötzi e il mistero del tempo (2018) di Gabriele Pignotta, con Vinicio Marchioni, Alessandra Mastronardi e Michael Smiley, una sorte di Una notte al museo in cui la mummia si risveglia in un'avventura fantastica per bambini –, comparendo anche in un episodio di una nota serie Rai con Terence Hill girata interamente in Alto Adige.

 

 

 

 

Ma si sa, la fama ha pure degli aspetti negativi, confezionati spesso nella forma della bufala. “Ötzi ha dello sperma nel retto”, si diceva in una notizia rimbalzata sui social. Niente di tutto questo, in realtà. Tutto merito di una traduzione sbagliata dal tedesco, e di un pesce d'aprile giocato all'opinione pubblica già nel 1992 (qui l'articolo). Anche le fake news, d'altronde, esistono da migliaia di anni.

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