Contenuto sponsorizzato

Contro “un'ingiustizia durata 100 anni. Anche a Trento il separatismo tirolese si prende “i muri”. Delle Donne: "Anacronistici"

Per iniziativa dell'associazione culturale Südtiroler Heimatbund, Trento e l'Alto Adige ospiteranno nelle prossime settimane una campagna di manifesti contro "un'ingiustizia durata 100 anni". Il 10 ottobre 1920, infatti, il territorio a sud del Brennero veniva ufficialmente annesso al Regno d'Italia, senza che la popolazione venisse interrogata. Lo storico Delle Donne: "I principi vanno applicati a seconda del contesto storico. In Trentino l'appoggio a queste iniziative nasce dalla paura di non saper giustificare la propria autonomia"

Di Davide Leveghi - 28 settembre 2020 - 16:22

TRENTO. “Il 10 ottobre 1920 l'Italia annetteva il Tirolo meridionale senza consultazione popolare. 100 anni di ingiustizia non cancellano un diritto. Autodeterminazione per il Sudtirolo da Brennero a Borghetto”. È da oggi, lunedì 28 settembre, che su tutto il territorio regionale sono comparsi i manifesti in cui campeggiano queste scritte. A promuovere la campagna, il Südtiroler Heimatbund, associazione fondata dapprima come espressione del mondo degli ex detenuti politici, poi divenuto mano a mano polo culturale “a forte connotazione politica separatista”.

 

Non a caso si firmano come “Freheitkämpfer”, i “combattenti per la libertà”, definizione sorta negli anni '50 e che anche nell'opinione pubblica di lingua tedesca dell'Alto Adige/Südtirol venne progressivamente meno quando dall'ideologia non violenta e profondamente cattolica del leader del terrorismo sudtirolese Sepp Kerschbaumer si passò alla violenza feroce dei neonazisti austriaci e tedeschi. La prima componente, quella autoctona, del Bas, il Befraiungsausschuss Südtirol (“Comitato per la liberazione del Sudtirolo”), sarebbe stata spazzata via dalle conseguenze della Notte dei Fuochi, la spettacolare serie di attentati messi in atto nella notte tra l'11 e il 12 giugno 1961, lasciando così spazio alla radicalizzazione voluta dalle centrali ideologiche di Innsbruck e della Baviera.

 

Arrestati, gli attivisti del Bas (tra cui lo stesso Kerschbaumer, poi morto in carcere nel '64) avrebbero denunciato dal carcere i maltrattamenti subiti dalla polizia. Due di loro, Anton Gostner e Franz Höfler, ci rimisero pure la vita. Nonostante le denunce di tortura, la giustizia italiana non avrebbe perseguito i responsabili, giudicandole come morti naturali. La “battaglia per l'Alto Adige” si sarebbe combattuta anche nelle aule di tribunale, con sentenze dall'esito esemplare sia in Italia che in Austria. Oltre a questo, gli attentati ai monumenti, ai tralicci, alle case popolari, alle ferrovie, le sparatorie, le stragi, i rastrellamenti e la militarizzazione del territorio (sul terrorismo in Alto Adige ci siamo occupati QUI e QUI).

 

 

Alla base dell'iniziativa messa in campo dal Südtiroler Heimatbund (e sostenuta da vari circoli di Schützen sudtirolesi e trentini, tra cui la Schützenkompanietrient Betta), ci sarebbe però la “grande ingiustizia del 1920”, quella mutilazione della madrepatria tirolese frutto della vittoria italiana nella Grande Guerra. Dopo la firma del Trattato di Saint-Germain-en-Laye, avvenuta il 10 settembre del '20, sarebbe passato giusto un mese perché il confine del Brennero divenisse ufficialmente la frontiera tra il Regno d'Italia e la neocostituita Repubblica austriaca, nata dalle ceneri del dissolto Impero.

 

Ricordare quest’ingiustizia che perdura tutt'oggi, dopo 100 anni – scrive nel comunicato il presidente del Südtiroler Heimatbund Roland Lang – è un dovere che noi abbiamo nei confronti dei nostri antenati e dei nostri discendenti”. Per questo, Trento, come tutto il Sudtirolo, verranno tappezzati da manifesti che ricordano l'evento. Ma cosa avvenne, effettivamente, quel 10 ottobre di 100 anni fa?

 

“Fu la ratifica di ciò che era stato deciso a Versailles e la conferma del Patto di Londra – spiega lo storico bolzanino Giorgio Delle Donne – ad essere annesso, quindi, fu il confine geografico del Brennero e non quello linguistico di Salorno. Per chi, come l'Italia, aveva presentato la guerra come quarta guerra di indipendenza e compimento del Risorgimento fu quindi un grosso elemento di contraddizione”.

 

Ad essere contraddittorio, pertanto, non è tanto la mancanza di una consultazione popolare, quanto lo scarto tra il compimento dell'unificazione di tutti gli italiani e l'annessione di fatto anche di popolazioni non italofone. “Dobbiamo pensare che il suffragio universale maschile è del 1912 – continua – per le donne arriverà solo nel 1946. I cosiddetti plebisciti risorgimentali, per cui si chiedeva alla popolazione dei territori via via da annettere, se volessero o meno entrare nel Regno d'Italia, si fondavano su una base elettorale limitatissima (per censo, ndA). Pensiamo anche al fatto che al momento dell'unificazione il 95% degli italiani era analfabeta. Sono tutti elementi di cui tener conto”.

 

Ritornare continuamente sulla mancanza del diritto all'autodecisione non è altro che un'arma retorica utilizzata dai separatisti, anche in Trentino, per delineare l'identità dei nostri territori. L'uso politico della storia, nondimeno, fa leva su degli anacronismi da tempo superati. “Entrando nel campo delle ipotesi, è chiaro che se avessero fatto un referendum nel 1919 non solo il 100% dei sudtirolesi ma anche una gran parte dei trentini avrebbe votato a favore dell'Impero. Nel 1920, lo scrittore e germanista Giuseppe Antonio Borgese pubblicò per il Corriere della Sera una serie di articoli poi raccolti nel libro 'L'Alto Adige contro l'Italia'. La richiesta di plebiscito o l'autodeterminazione, diceva, fa sembrare che i sudtirolesi si siano dimenticati che c'è stata una guerra e che l'hanno persa”.

 

“L'annessione dell'Alto Adige sicuramente fa a pugni con i 14 punti di Wilson, in cui si riconosce il principio dell'autodeterminazione dei popoli. Nondimeno la questione dell'autodeterminazione è già superata nel '20, anche dal mondo dei socialisti. Nel congresso di Brünn (attuale Brno, in Repubblica Ceca, ndA), gli austro-marxisti, passati dal massimalismo alla socialdemocrazia, sostennero la tesi secondo cui, in un Impero cosmopolita come quello austro-ungarico, una popolazione poteva essere minoranza dominata in un territorio e al tempo stesso maggioranza dominante in un altro. La soluzione a quel punto doveva essere la federazione delle nazionalità e l'autonomia”.

 

In Italia, invece, il massimalismo caratterizzò per larghi tratti il socialismo italiano, tanto che poi ebbe un ruolo anche nell'ascesa del fascismo. Nel 1919, pertanto, i socialisti italiani appoggiarono le richieste di autodeterminazione dei sudtirolesi. È bene però tenere sempre a mente la storicità di ogni principio. Favorevoli all'autodecisione della popolazione di lingua tedesca nel '19, i socialisti, così come i comunisti, sarebbero stati contrari a questo diritto nel 1946. Perché? Perché dopo 30 anni c'erano 100mila italiani in più che vivevano in quei territori e quindi la soluzione possibile era solamente una autonomia per il territorio abitato dalla minoranza sudtirolese”.

 

La pecca maggiore del discorso del Südtiroler Heimatbund, pertanto, sta proprio nell'anacronismo. “I principi vanno applicati a seconda del contesto storico – prosegue Delle Donne – a fine '800 anche gli anarchici e i socialisti erano favorevole all'autodeterminazione per rompere l'ordine borghese, poi si sono spostati verso il federalismo e l'autonomia. Il discorso dell'autodecisione, che può essere anche non essere sbagliato, è però fortemente anacronistico. In Alto Adige, ad oggi, vivono ad esempio 50mila stranieri, mentre a Bolzano ci sono persone di 100 nazionalità diverse”.

 

Cosa servono allora delle iniziative del genere?Per dimostrare di esistere, facendo leva sul vittimismo e su un sentimento mai sopito. Pensiamo che fino a 50 anni fa, quando venne votato il Pacchetto, Magnago vinse sui contrari con il 50,5% dei voti nel congresso dell'Svp. L'appoggio di iniziative del genere in Trentino, invece, dimostra come negli ultimi 20-30 la paura di dover legittimare l'autonomia abbia prodotto questo atteggiamento che fa sempre riferimento alle angherie subite dai sudtirolesi. In provincia di Trento c'è un uso politico della storia finalizzato a giustificare l'autonomia con l'appartenenza al Tirolo storico”.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 28 ottobre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

29 ottobre - 14:45

Mentre Boccia ieri sera impugnava l'ordinanza di Fugatti e ''valutava'' quella altoatesina (protetta da una legge al contrario di quella di Trento) Kompatscher ha riunito la giunta e, visto l'andamento della curva del contagio, ha deciso di adottare il dpcm e renderlo ancor più restrittivo

29 ottobre - 17:20

L'uccello è stato curato da Diego Sebastiani di Animal Care e poi consegnato al centro Lipu di Trento. Qualche giorno fa il caso di un cormorano a Canzolino e oggi un altro svasso maggiore recuperato nella zona di Calceranica dalla forestale di Levico e consegnato al centro recupero Lipu, con diverso filo di bava attorcigliata attorno al corpo, un amo nel becco, uno in gola e uno sull’ala

29 ottobre - 16:48

Il consigliere leghista Renato Zucchelli ha condiviso con un quotidiano locale un testo per parlare del problema degli anziani soli e coronavirus, peccato però che buona parte della “lettera” non fosse farina del suo sacco: “Starò più attento, non sono esperto di queste cose, ho semplicemente trasformato diversi interventi in un pensiero comune”

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato