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Coronavirus, il Covid uccide i soggetti già malati, ma non solo. Letalità al 9,2%

Nella pandemia che ha colpito il mondo intero, un terzo dei morti si è attualmente registrato in Italia. Il tasso di letalità, infatti, continua a esser piuttosto alto (9,2%), con un'età media dei deceduti comunque più alta rispetto alla media d'età dei contagiati da Covid-19 (Ecco i grafici dell'Istituto Superiore di Sanità)

Di Davide Leveghi - 29 marzo 2020 - 14:00

TRENTO. In un scenario in continuo mutamento, le statistiche servono più a farsi un'idea della situazione che non un quadro esaustivo – possibile probabilmente solo a epidemia conclusa. Di questo modo si comprendono le caratteristiche e le curve seguite fino ad ora dalla popolazione contagiata, aggiungendo mano a mano nuovi tasselli secondo le direzioni prese dall'analisi dell'Istituto Superiore di Sanità.

 

Così, oltre al tasso d'incidenza della malattia sulla popolazione per regioni è anche possibile cominciare a fare i conti con il censimento – purtroppo parziale e temporaneo – della diffusione del contagio tra chi, con diverse funzioni, lavora in prima linea nel combatterlo tra le corsie degli ospedali.

 

Alle ore 18 del 28 marzo 2020, in Italia il quadro del contagio registrava 92472 casi totali comprendenti 70065 pazienti positivi, 12384 dimessi/guariti e 10023 decessi. 26676 persone erano ricoverate con sintomi, 3856 si trovavano in terapia intensiva e 39533 in isolamento domiciliare. Un focus più specifico sulla sola Provincia di Trento, invece, registrava sempre al tardo pomeriggio di sabato 28 marzo una situazione con 2340 trentini positivi di cui 151 guariti/guariti clinicamente, 120 deceduti, 219 malati nelle RSA, 140 nelle case di cura, 1287 in isolamento fiduciario, 304 ricoverati, 47 in terapia semi-invasiva e 72 in terapia intensiva.

 


 

Rivolgendosi ai giorni passati, questi dati fanno balenare una scintilla di speranza, laddove sia a livello nazionale che locale l'andamento, seppur timidamente, pare aver preso una china discendente. Così in tutta la penisola, dove ieri è stato sì sfondato il tetto dei 10mila morti, ma si sono registrati il record dei guariti e un calo dei positivi (3651 contro i 4401 di venerdì 27 marzo), come anche nella nostra provincia, dove è stato confermato per il quarto giorno di seguito un decremento nel numero di contagi (104 contro i 114 di venerdì, i 121 di giovedì e i 177 di mercoledì).

 

Numeri commentati, pertanto, positivamente sia nella conferenza stampa quotidiana del capo della protezione civile Angelo Borrelli che in quella nostrana del governatore Maurizio Fugatti. “Resta un dato pesante di crescita ma stabile – ha dichiarato il presidente della Provincia – le notizie sono drammatiche per quanto riguarda i decessi, però in prospettiva c'è un aspetto positivo. Siamo cauti e aspettiamo le conferme nei prossimi giorni. Se il trend dovesse continuare così, sarebbe una piccola luce in fondo al tunnel”. Il tutto mentre si attende l'inevitabile proroga della serrata, annunciata probabilmente a inizio settimana prossima dopo i consulti tra l'esecutivo e gli organi medico-scientifici.

 

Passando ai dati analizzati dall'Istituto Superiore di Sanità e pubblicati nel report epidemiologico riportante la data del 27 marzo, ci troviamo di fronte ad un quadro che vede il maggior numero di contagiati posti nelle fasce d'età tra i 51 e i 70 anni (37,8%). Solo l'1,2% dei casi positivi a Covid-19 risulta avere meno di 18 anni, a conferma della omnicomprensività della contagiosità sulla popolazione.

 

Decisamente più alto, anche se spalmato su un range d'età piuttosto ampio, è il dato dei contagiati tra i 19 e i 50 anni (25,1%), mentre molto alta è la percentuale dei malati con più di 70 anni (35,9%). L'età mediana dei contagi parla di 62 anni, con una maggioranza di casi tra gli uomini (57,6%). Di seguito si può vedere invece, su un campione di 22013 casi positivi, lo stato di gravità clinica riportato.

 

 

Con dati aggiornati al 26 marzo, il tasso di letalità – su 6801 casi – si stabilisce attorno al 9,2%. un dato che, come evidenziato dallo stesso Iss va considerato in virtù di una sotto-stima dovuta alla tendenza a diagnosticare solo i casi più gravi, particolarmente nelle aree con trasmissione sostenuta, e con un'alta letalità nei contesti più fragili, cioè tra le fasce d'età più alte e tra i soggetti che presentano patologie pregresse. Il tasso di letalità cresce notevolmente pertanto dai 70 anni in su, mentre le percentuali sul complessivo dei deceduti superano un terzo del totale nelle fasce 70-79 e 80-89.

 

 

Su questo stesso campione si notino la discrepanza tra età media dei malati e età media dei deceduti, quest'ultima più alta, così come una netta predominanza di letalità nei soggetti positivi a Covid-19 che presentavano già delle patologie pregresse. Praticamente la metà dei pazienti deceduti e positivi a Coronavirus possedevano già 3 o più patologie, mentre i soggetti morti senza aver avuto alcuna malattia pregressa rappresentano il 2,1% del totale. Di seguito si possono vedere anche quali siano queste patologie pregresse in percentuale.

 

 

In uno dei grafici, l'Istituto Superiore di Sanità, massimo organo medico-scientifico del Sistema Sanitario Nazionale, analizza l'incidenza sulla popolazione del virus, per regioni. In questo quadro, quando in Trentino i numeri comunque risultavano ben più bassi di quanto non siano ora (circa la metà), la nostra Provincia risultava tra le più colpite.

 

 

Tra i focus più interessanti v'è infine quello sugli operatori sanitari. L'età mediana dei malati, in questo caso, si pone a una quota ben più bassa (49 anni), con una percentuale di poco più di un terzo del personale malato di sesso maschile (35%). In Trentino, al 25 marzo, ultimo dato disponibile, il numero dei contagiati tra gli operatori sanitari si stabiliva a 80 unità su un totale di 8500. 59 di questi sono infermieri/Oss, 7 medici e 14 altre figure. In tutto il Paese, con dati aggiornati al 28 marzo, gli operatori sanitari contagiati risultavano essere 7100, 50 i medici deceduti.

 

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