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Il Covid compare in Groenlandia e una troupe italiana rimane bloccata in un paesino sperduto. Il fonico trentino: "Il vento impedisce di volare. Qui non ci sono i mezzi per curarsi"

Mentre stava girando un documentario sull'alpinista altoatesino Robert Peroni, trasferitosi in Groenlandia per sostenere una piccola comunità locale, una troupe cinematografica italiana è rimasta bloccata in uno sperduto paesino dove si arriva solo in elicottero. I voli sono stati sospesi e le condizioni meteo stanno peggiorando. Il fonico Rogan: "Siamo in contatto con la Farnesina. La popolazione ha paura e vedendoci, alcuni si coprono la bocca. Qui non ci sono i mezzi per curarsi"

Di Davide Leveghi - 02 aprile 2020 - 16:02

TRENTO. Mentre in Italia le persone sono chiuse in casa per l'emergenza Coronavirus, in mezzo all'Atlantico, nella ghiacciata isola groenlandese, una piccola troupe cinematografica italiana si è ritrovata bloccata dall'apparizione del virus. Anche in questa enorme e pressoché disabitata provincia danese (55992 abitanti nel 2019), dove vivono Inuit ed Eschimesi, i primi casi di Covid- hanno fatto capolino, spingendo il governo a chiudere tutto.

 

Sulla parte opposta della capitale Nuuk, in un paesino da 2000 abitanti sulla costa orientale dell'isola, il documentarista torinese Francesco Catarinolo, Bernadette Weber, Ylenia Busolli e il trentino Dominic Rogan, impegnati in un documentario sull'alpinista sudtirolese Robert Peroni, trasferitosi lì negli anni '80 quando l'economia locale fu stravolta dal divieto della caccia alla foca, stavano girando quando è arrivata la notizia che tutti i voli esteri sarebbero stati sospesi.

 

“Siamo arrivati qui il 5 di Marzo – spiega il fonico Dominic Rogan, unico trentino della spedizione - il 13 hanno annunciato il blocco dei voli in Islanda, dove dovevamo fare scalo per il ritorno, poi il 18 la Groenlandia ha bloccato i voli interni dopo i primi casi confermati a Nuuk. La situazione qui è che hanno chiuso le poche attività commerciali a parte gli alimentari, sono chiuse le scuole e sono vietati gli assembramenti di più di 10 persone. Non sono in lockdown ma ci hanno consigliato di non andare troppo in paese perché la gente è molto preoccupata, a noi bene o male ci conoscono in molti ma spesso capita che la gente si copre la bocca quando ci vedono”.

 

L'ospedale del luogo, infatti, pare non dare garanzie in caso di diffusione del virus, in una comunità comunque già molto povera. In un'atmosfera surreale, tra i ghiacci di Tasiilaq – questo il nome del paesino - e il vento gelato che soffia fino ai 200 chilometri all'ora, la troupe vive così lo stallo con un po' di preoccupazione, chiusa nella Casa Rossa, l'hotel di turismo responsabile fondato da Peroni per sostenere i locali. “Siamo in contatto con la Farnesina e le ambasciate ma è molto difficile coordinare le varie compagnie aeree per il viaggio, dato che da Tasiilaq ci si muove solo in elicottero, per poi prendere l'aereo dall'areoporto di Kulusuk e fare scalo a Reykjavik. C'è poi il problema meteorologico che rende difficile i voli, ieri è arrivato il piteraq, il vento freddo con raffiche di 200 chilometri orari che oltre che tenerci chiusi nella Casa rossa, ovviamente renderebbero impossibili eventuali voli”.

 

 

Da una parte siamo preoccupati per il non sapere quando torniamo a casa – prosegue - il nostro rientro era programmato per venerdì 3 aprile ma i blocchi dei voli interni sono programmati fino all'8 e quelli per l'Islanda il 13, ammesso che non vengano allungati come sta succedendo in tutta Europa. Inoltre qui non c'è la possibilità di curarsi in caso di emergenza c'è un piccolo ospedale ma per casi gravi bisogna essere trasportati in elicottero e in aereo, un viaggio di due ore, ammesso che il meteo permetta di volare. Dall'altra siamo fiduciosi che le istituzioni riescano a risolvere la situazione, nonostante le complessità del caso”.

 

A migliaia di chilometri di distanza dall'Italia, Rogan e i compagni continuano intanto il loro lavoro, cercando di trovare una soluzione alla snervante stasi creata dall'emergenza e dalle circostanze sfavorevoli. Per ora, concentrarsi sul film “The Red House” (prodotto dalla torinese Tekla Srl) – che racconta i “problemi sociali che esistono da quando è stata proibita la caccia alla foca, per millenni unica fonte di sostentamento, e il ruolo che Robert Peroni svolge nel campo base/albergo creato per chi viene in Groenlandia e sostenere la comunità dando lavoro” - rimane l'unica distrazione, vento permettendo.

 

Da Roma, per ora, s'attende risposta.

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