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Un impianto operativo dal 1985 e un altro dal 1893, viaggio nella centrale di Canezza, la Stet: ''Deflusso minimo vitale garantito e gli utili ai Comuni''

La centrale idorelettrica di Canezza è in funzione da 35 anni, operativa dal 22 aprile del 1985. Costruita per un costo di circa 7 miliardi di lire, costituisce la batteria produttiva in concessione alla Stet-Servizi territoriali est Trentino. A questo impianto si aggiunge la centrale di Serso, realizzata nel 1893: "Da parte nostra l'attenzione è massima nel rispettare e garantire l'applicazione delle normative"

Di Luca Andreazza - 08 luglio 2020 - 21:24

PERGINE. "La nostra politica è quella di evitare gli spechi ma anche di limitare gli impatti che la nostra operatività può comportare sul torrente". Così Giorgio Pallaoro, responsabile di Stet per la centrale idroelettrica di Canezza. La società a capitale pubblico ha invitato Il Dolomiti all'impianto per illustrare il suo funzionamento e spiegare le modalità di intervento lungo il corso d'acqua dopo la pubblicazione dell'articolo "L'acqua del Fersina sparisce nella 'presa' e il torrente diventa una pietraia tra pesci boccheggianti e una portata ai minimi" (Qui articolo).

Le giornate di pioggia del mese scorso hanno un po' "nascosto" il problema, che però sembra riemergere ormai in forma costante da anni soprattutto con la bella stagione e in particolare una presa che taglia il fiume assorbe praticamente tutto. E se il Fersina non è nuovo a periodi di secca dovuti alla siccità, quello dei rilasci minimi vitali resta un tema molto sentito, soprattutto dai pescatori e dagli escursionisti che frequentano in particolare il tratto di circa 5 chilometri tra Canezza e Cirè di Pergine che vedono l'alveo diventare una pietraia, la poca fauna ittica boccheggiante e un rigagnolo d'acqua che cerca di farsi spazio.

 

 

"Il deflusso minimo vitale è di 2 litri/secondo per chilometro quadrato. E questo valore - aggiunge il responsabile della centrale - viene sempre garantito e i rilasci avvengono in maniera continuativa. Come tutti i corsi, il Fersina risente delle precipitazioni stagionali, il torrente in questo tratto disperde molta acqua e la portata sembra bassa ma poco più a valle riprende vigore anche per la presenza di alcuni affluenti. Da parte nostra l'attenzione è massima nel rispettare e garantire l'applicazione delle normative".

 

La centrale idorelettrica di Canezza è in funzione da 35 anni, operativa dal 22 aprile del 1985. Costruita per un costo di circa 7 miliardi di lire, costituisce la batteria produttiva in concessione alla Stet-Servizi territoriali est Trentino. A questo impianto si aggiunge la centrale di Serso, realizzata nel 1893. "E' stata le seconda a diventare operativa in Trentino e la prima a portare la corrente alternata nell'Impero Austroungarico", prosegue Pallaoro.

 

 

La Stet è attiva nei settori dell'erogazione di servizi pubblici a rete, quali la distribuzione gas naturale e la gestione del ciclo idrico. Si occupa poi di produzione di energia elettrica e di gestione di impianti della pubblica illuminazione. Gestisce un impianto di trigenerazione (produzione combinata di energia elettrica, termina e frigorifera) abbinato a una rete di teleriscaldamento.

"Siamo una realtà - evidenzia Pallaoro - che opera sui territori comunali di Pergine, Levico, Caldonazzo, Tenna, Borgo Baselga di Pinè, Grigno, Albiano, Novaledo e Frassilongo. Sono settori di interesse generale, rilevanti e delicati per la vita quotidiana, così come per lo sviluppo sociale e economico del territorio: la società per azioni è pubblica, quindi poi gli utili vengono riversati nelle casse dei Comuni. C'è questa consapevolezza, ma l'azienda è impegnata nel costante miglioramento della qualità dei servizi erogati, nel rispetto degli standard tecnici e commerciali imposti dall’Autorità di regolazione, così come la salvaguardia ambientale".

 

Un problema è il livello alla sorgente del lago di Erdemolo e all'imbocco della valle dei Mocheni la portata sembra calare drasticamente, forse anche a causa delle concessioni di derivazioni idroelettriche. A questo poi si aggiunge la richiesta per irrigare le coltivazioni agricole presenti nell'area.

 

"La presa di Canezza - dice il responsabile - deriva l'acqua all'interno del canale che porta alla prima vasca, comprendono anche dispositivi di sghiaiamento e di dissabbiamento, quindi arriva alla vasca di carico per una capienza di 31 mila metri cubi. Da qui parte la tubazione: 200 metri per sorpassare la montagna, dividersi in due tronconi e alimentare le due turbine. Generalmente si producono e si immettono sul mercato tra gli 8 e i 12 milioni di kwatt/ora".

Ma l'acqua non sembra superare il Croz del Cius e il risultato è che l'alveo si trasforma in pietraia con conseguenze negative per l'ambiente, la biodiversità e per la fauna ittica che non riesce a trovare elementi e spazio per sopravvivere. E già nell'aprile 2012 una relazione tecnica del Dipartimento urbanistica e ambiente del servizio utilizzazione acque pubbliche della Provincia aveva messo in luce diverse criticità relative all'utilizzo del deflusso minimo vitale.

 

 

"Il prelievo avviene in modo prioritario e tutto è automatizzato. La precedenza va al torrente, se la portata è buona cerchiamo di accantonare un po' d'acqua, ma il dvm è garantito, spesso superiori al limite. I rilasci sono continuativi", conclude Pallaoro.

 

 

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