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Covid, “Pronto a rinunciare alla mia dose di vaccino, ma fatela a chi serve davvero”, la provocazione dello psicologo trentino dopo le parole di Draghi

Dopo le parole di Draghi su chi “salta la fila” per fare il vaccino, uno psicologo trentino si dice pronto a rinunciare alla sua dose già prenotata: “Non voglio fare l’eroe né sono in cerca di visibilità, ma vorrei porre una questione in modo costruttivo, io il mio passo indietro sono disposto a farlo, ma a condizione di lasciare spazio a qualcuno che ne ha veramente bisogno”

Di Tiziano Grottolo - 10 aprile 2021 - 10:43

TRENTO. “Il rischio di decesso è massimo per coloro che hanno più di 75 anni la conclusione di questo è che bisogna vaccinare prioritariamente quelli che hanno più di 80 anni, quelli che ne hanno più di 75 e così via. Tutto dipende da questo”. Questo il commento del presidente del Consiglio Mario Draghi che ha esortato a “smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni, smettetela di vaccinare i giovani, i ragazzi psicologi di 35 anni perché sono operatori sanitari anche loro, ma con che coscienza un giovane o comunque uno che non è compreso nelle prenotazioni salta la lista e si fa vaccinare, sapendo che lascia esposto al rischio una persona che ha più di 75 anni o una persona fragile, al rischio concreto di morte”.

 

In linea di massima il ragionamento sarebbe anche condivisibile se non fosse che gli psicologi rientrano a pieno titolo fra le professioni sanitarie, ma soprattutto solo pochi giorni fa lo stesso Draghi ha firmato un decreto dove viene riportato “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione”. Senza dimenticare che è sempre il Governo ad avere l’ultima parola sul piano vaccinale.

 

Ad ogni modo, uno psicologo trentino ha valuto raccogliere la provocazione trasformandola in una proposta che vuole essere costruttiva: “Fra pochi giorni – spiega Pietro Bianchini – avrei l’appuntamento per la vaccinazione ma rinuncerò a patto che la dose sia somministrata a una persona che ne ha veramente bisogno”. Paradossalmente Bianchini avrebbe diritto a una dose sia in quanto iscritto all’albo degli psicologi, sia perché svolge la sua attività come dipendente dell’Ateneo di Trento.

 

“È vero, avrei due canali per richiedere un vaccino ma ho 40 anni e il Covid l’ho pure già passato, poi sono d’accordo con Draghi quando dice che le persone anziane e quelle fragili rischiano di più, quindi è giusto vaccinare prima loro. Detto questo le parole del presidente del Consiglio mi fanno sorridere perché il piano vaccinale lo fa il Governo quindi non mi sembra corretto etichettare gli psicologi come gente che salta la fila, mettendo alla berlina un’intera categoria”.

 

Lo psicologo trentino si è trovato di fronte a quello che definisce un dilemma morale: “I miei genitori hanno più di 60anni ma non sanno ancora quando potranno avere un vaccino, non voglio fare l’eroe né sono in cerca di visibilità ma vorrei porre una questione in modo costruttivo, io il mio passo indietro sono disposto a farlo con gioia, ma a condizione di lasciare spazio a qualcuno che ne ha veramente bisogno”. 

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