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Depressione e ansia, crisi economica e difficoltà, l'Argentario lancia l'idea dello psicologo di quartiere: ''Fondamentale occuparsi di salute e benessere''

La commissione politiche sociali guidata da Paolo Holneider ha lavorato per verificare la possibilità di implementare lo "psicologo di quartiere". Un documento sostenuto e curato anche da Antonella Lama, membro esterno della commissione e psicologa in pensione dell'Apss. Una proposta in Consiglio comunale da Alberto Pedrotti (Patt) e Anna Raffaelli (Insieme per Trento)

Di Luca Andreazza - 21 giugno 2021 - 15:31

TRENTO. "L'intenzione è quella di riuscire a anticipare eventuali problemi che possono scaturire da questo evento sconvolgente". Così Andrea Vilardi, presidente del Circoscrizione Argentario. "La fatica psicologica dettata dall'emergenza Covid è un aspetto normale: la cittadinanza proviene da un anno molto difficile e complicato. Questa iniziativa vuole provare a fornire un aiuto concreto per far fronte a queste situazioni".

La commissione politiche sociali guidata da Paolo Holneider ha lavorato per verificare la possibilità di implementare lo "psicologo di quartiere". Un documento sostenuto e curato anche da Antonella Lama, membro esterno della commissione e psicologa in pensione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Il piano è stato poi approvato dalla Circoscrizione. Una proposta ripresa e presentata in Consiglio comunale dai rappresentanti di maggioranza Alberto Pedrotti (Patt) e Anna Raffaelli (Insieme per Trento) per impegnare la Giunta Ianeselli a sviluppare in maniera organica sul territorio comunale questa iniziativa.

"C'è la necessità - dice Vilardi - di una seria e non differibile presa di coscienza delle criticità e di una valutazione tempestiva e insieme approfondita dei possibili e appropriati interventi. Un elevato rischio nella popolazione di sviluppare disturbi d’ansia, depressione e comportamenti aggressivi. Gli studi dimostrano che solitudine, stress economico, disoccupazione, perdita del ruolo e del lavoro, i lutti, la rottura delle relazioni diventano fattori di rischio psicosociale".

 

In queste settimane il progressivo allentamento delle restrizioni per fronteggiare l'epidemia porta migliaia di ragazzi a riempire le piazze di tutta Italia con non pochi disagi per abitanti del centro e preoccupazioni per le forze dell'ordine: "Bisogna dare ai giovani delle opportunità per socializzare - ha spiegato a Il Dolomiti Carlo Dalmonego, psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale - per incontrarsi in contesti organizzati e controllabili, dove il rischio che la situazione degeneri è notevolmente ridotto" (Qui articolo).

 

Altre situazioni da monitorare sono la pandemic fatigue (una crescente demotivazione, da parte delle persone, nel mettere in atto i comportamenti protettivi raccomandati per la tutela della salute dei singoli e delle comunità) e la correlazione tra gravità della malattia e gli effetti post Covid. Non è detto, infatti, che le persone che hanno avuto una forma grave abbiano poi sintomi nel lungo periodo (Qui articolo).

 

Molti i territori che in questi mesi si sono mossi per prevenire situazioni più o meno critiche oppure giocare d'anticipo con la prevenzione e l'informazione. Il Comune di Brentonico, per esempio, ha stanziato alcune risorse per i servizi di psicoterapia (Qui articolo).

 

"Occuparsi della salute mentale e del benessere psicologico delle persone è importante per qualsiasi città - dice il presidente di Circoscrizione - nonostante una valida offerta pubblica e privata di servizi di supporto psicologico, la domanda che emerge dalla popolazione è sempre più complessa. Questa figura dello psicologo di quartiere può fornire informazioni e indicazioni, in particolare può avere il polso della situazione sullo stato della comunità". 

 

Uno psicologo in ogni quartiere, dunque, pronto a raccogliere le esigenze delle persone e delle famiglie a orientare le persone alle soluzioni presenti in città. Un professionista a cui le persone possono rivolgersi per parlare di problemi personali, ma anche di quelle riguardanti la comunità. Dai rapporti famigliari alle relazioni di vicinato, dalle dipendenze alla tutela dell’infanzia, dal bullismo alle violenze di genere: compito dello psicologo è quello di ascoltare e indirizzare il cittadino alle strutture e alle soluzioni che il territorio offre per facilitare la costruzione di reti per una presa in carico funzionale del bisogno.

 

"Si hanno ragionevoli motivi di preoccupazione sul prolungarsi del disagio psicosociale ben oltre la cessazione della pandemia. Questo dato - prosegue Vilardi - è confermato da studi che indicano un protrarsi delle difficoltà in questa fase dell'emergenza Covid. In un quadro con diversi elementi di criticità, un fattore di positività sembra possa essere costituito dall’attenuarsi in maniera sensibile del tradizionale riserbo con cui la cittadinanza racconta di sé e delle difficoltà nel chiedere aiuto, specialmente se i problemi riguardano la sfera psichica o relazionale". 

 

E' esperienza comune, infatti, il bisogno di confrontarsi, condividere, trovare ascolto nelle reti di prossimità, cercarsi e offrirsi per donarsi reciprocamente forme di aiuto, sostegno e orientamento. "L'idea è quella di sviluppare l'ascolto e l'aiuto di tipo professionale, così da garantire il monitoraggio di base della situazione diffusa sul territorio e, in caso di necessità, l’invio delle situazioni di rischio ai servizi sociosanitari competenti. Ma serve chiaramente una pianificazione capillare di ordine superiore con le indicazioni del Comune di Trento", conclude Vilardi.

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