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“In una società che ci vuole sempre più soli anche l’amore è influenzato dall’imperativo della produttività”, la scrittrice Jennifer Guerra presenta “Il capitale amoroso”

“Il Capitale amoroso” di Jennifer Guerra affronta il tema dell’amore ma lo fa da un punto di vista inusuale: quello politico. Nella società attuale anche l’amore diventa performance: “Arriviamo a considerare l’amore come uno dei tasselli della realizzazione personale finendo poi con l’accettare delle relazioni che in realtà non sono quelle che vogliamo”

Di Tiziano Grottolo - 14 ottobre 2021 - 11:16

ARCO. Jennifer Guerra, classe 1995, è una giornalista, già redattrice per The Vision vanta collaborazioni anche con l’Espresso, Il Corriere, La Stampa e Jacobin, solo per fare alcuni nomi. La giovane scrittrice ha all’attivo pure due pubblicazioni. La prima, è “Il Corpo elettrico”, un saggio all’interno del quale si traccia un percorso che parte dall’autocoscienza del corpo femminile e arriva fino ai gender studies contemporanei. Un modo per recuperare i concetti e le lotte femministe adattandole al nuovo millennio. Il secondo libro, edito da Bompiani e scelto da Roberto Saviano per la collana Munizioni, è “Il capitale amoroso – manifesto per un eros politico e rivoluzionario”.

 

In quest’ultimo saggio si affronta il tema dell’amore ma lo si fa da un punto di vista inusuale: quello politico. Nella società neoliberista anche l’amore diventa performance e soprattutto il tempo a disposizione per amare viene intaccato da quello che si deve dedicare al lavoro. Inoltre, come scrive Guerra nel suo libro, in una società dove non c’è spazio per gli altri l’amore diventa un lusso per pochi e se non c’è tempo per amare allora non c’è nemmeno motivo per farlo. L’autrice punta a costruire una contronarrazione dell’amore da contrapporre a questo modello di società che ci vuole sempre più soli, divisi e in competizione l’uno con l’altro.

 

Ecco, “Il Capitale amoroso” ha sicuramente i pregio di portare all’attenzione una cosa che è sotto gli occhi di tutti ma spesso viene poco considerata: l’amore è sotto attacco. Le scelte dei singoli su chi, come e quando amare sono messe in discussione, ma sono anche oggetto di scontro politico. Tutto ciò si riflette sulla società, spesso con effetti dirompenti ma che tendono a isolare la “diversità” fino a diventare strumento di repressione verso tutto ciò che si pone al di fuori dei canoni preconfezionati. Guerra sarà ospite per due eventi in Trentino, il primo organizzato dalla libreria Due punti di Trento si terrà oggi, 14 ottobre, alle 21 alla sala Colomba Gabardi e Quintilla Mosna. Il secondo sarà domani, 15 ottobre, al Cantiere 26 di Arco alle 20e30.

 

Partiamo facendo un passo indietro, in che modo ti sei avvicinata al giornalismo e ai temi del femminismo?

“Diciamo che le due cose sono convergenti. Mi è sempre piaciuto scrivere ma non pensavo di poterne fare un lavoro. Scrivevo molto su blog o dove capitava. Negli ultimi anni delle superiori ho scoperto ‘Soft revolution zine’ un blog che parava di femminismo in italiano che se oggi può sembrare una cosa abbastanza scontata nel 2012 non lo era affatto. Era un blog che trattava di un femminismo per ragazze quindi lontano dall’immaginario che si poteva avere del femminismo radicale anni ‘70 ma anche per questo era un versione molto accessibile. Si parlava molto di cultura pop, una realtà che una ragazza di 17 anni come ero io all’epoca, poteva conoscere meglio. Quindi ho iniziato leggendo e a un certo punto ho pensato di mandare dei miei contributi che sono stati accettati. È cominciata così questa collaborazione che è stata un po’ l’inizio di tutto, nel senso che da un lato mi ha permesso di sviluppare un interesse per il femminismo ma anche di cominciare a interfacciarmi con una redazione e con dell’editing. Anni dopo ho provato a inviare degli articoli a delle testate online e così le due cose si sono unite anche in maniera più professionale”.

 

Nel giornalismo si riflettono e probabilmente si amplificano tutte le storture presenti nel mondo del lavoro, quindi precariato, stipendi sottopagati, ma è presente anche tanto maschilismo. Tu come lo vedi?

“Sì, senz’altro tutti questi problemi esistono. Poi c’è questa cosa che chi fa chi fa opinione in Italia e chi scrive gli editoriali, dirige i giornali e dà la linea dei quotidiani alla fine è un gruppo ristretto di uomini che hanno tutti un’età media abbastanza elevata. Questo porta a restringere la diversità delle voci a dei problemi. Soprattutto quando si tratta di fenomeni di costume, o di fenomeni sociali anche molto importanti, penso a ‘Black Lives Matter’ o al ‘Me Too’, c’è questa prospettiva che a volte è un po’ fuori dal mondo rispetto a quello che succede effettivamente. Capita di leggere cose che fanno cascare le braccia. Talvolta ci trova di fronte a opinioni da salotto di chi non frequenta certi ambienti e non ha idea di che cosa succede al di fuori delle redazioni”.

 

Ecco, eppure i giornali contribuiscono a costruire una narrazione che poi condiziona la società, in che modo il sentimento dell’amore ne viene influenzato?

“Sicuramente è molto influenzato, nel senso che l’influenza avviene su due piani. C’è un’influenza di tipo ideologico e questo si riflette in tutto il discorso che faccio sull’individualismo, sulla competizione, sull’imperativo della produttività, cioè che dobbiamo essere sempre performanti, autosufficienti, sempre super impegnati e questo diciamo influisce negativamente sulla nostra concezione dell’amore. Questo è quello che nel libro chiamo ‘amore pragmatico’, cioè il considerare l’amore come uno dei tasselli della realizzazione personale finendo poi con l’accettare delle relazioni che in realtà non sono quelle che vogliamo, che ci soddisfano, ma soltanto perché sono le più semplici da vivere da giustificare agli occhi degli altri. Poi c’è un piano più materiale che è strettamente collegato a questo piano ideologico, cioè la difficoltà che noi abbiamo nel trovare concretamente il tempo di amare, di poter stare con i nostri affetti, con la nostra famiglia, con i nostri amici proprio perché le nostre giornate sono organizzate in maniera tale che il tempo che passiamo a non lavorare si riduce sempre di più. L’ideale suddivisione della giornata in 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo e 8 ore di sonno ormai non ha più senso, quasi nessuno può permettersi di vivere in quel modo”.

 

Quest’idea di amore preconfezionata può diventare uno strumento di controllo e di repressione verso le minoranze, verso tutto cioè che può essere percepito fuori da quelli che sono i canoni che la società si è data?

“La repressione del desiderio autentico diventa essa stessa una forma di controllo sociale, nel mio libro parlo molto del modello di coppia che la società si aspetta da tutti noi e in effetti è un modello che pur con grandi trasformazioni sociali, per esempio il matrimonio contratto nel 2021 non ha più lo stesso valore di quello contratto nel 1930, rimane lo stesso. A prevalere è l’idea che l’unica possibilità di esistenza per essere socialmente accettati, per essere parte attiva della società, sia quella della coppia eterosessuale. Qualsiasi variazione da questa norma è difficile da vivere sulla propria pelle. Ho una relazione con un uomo di vent’anni più grande di me e a volte mi sono sentita non dico discriminata ma in dovere di giustificare questa cosa agli occhi degli altri, oppure di difendere la mia relazione da dei pregiudizi da parte di chi conoscevo ma anche da parte di completi sconosciuti che a volte ci fanno i commenti per strada. Chiaramente per noi che siamo una coppia bianca eterosessuale questa situazione è un problema minoritario, ma per una coppia interrazziale o dello stesso sesso, diventa anche una questione di sopravvivenza molto più seria”.

 

Ma quindi come si può uscire da questo sistema?

“Chiaramente non so dare delle soluzione a questo problema, perché per me la soluzione sarebbe cambiare il sistema dalle fondamenta. Al contempo penso che sia possibile riflettere sul ruolo che noi diamo all’amore nella nostra vita di tutti i giorni. Noi come singoli individui. Ti dirò, quando ho finito il libro, una delle ultime frasi dice che se non possiamo cambiare la società possiamo cambiare noi stessi. Mi sono chiesta se fosse giusto dire una cosa del genere perché alla fine la nostra responsabilità individuale, in questi grandi cambiamenti, è molto limitata. Eppure proprio perché l’amore è qualcosa che ci riguarda molto da vicino penso che sia importante anche solo rendersi conto di questo potenziale trasformativo che ha, sia nella nostra vita che per la collettività”.

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