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Le Famiglie Trentine del Vino ''sposano'' i piatti dello chef Brunel tra arte, cultura e tradizioni la cucina si trasforma in ''incubatore d'idee''

Il quinto e ultimo appuntamento (per il 2021) ha visto protagonisti i vini delle Cantine Ferrari e il Puzzone del Caseificio di Moena e Predazzo un formaggio che deve il suo nome al compianto Sergio Ferrari storica firma anche de il Dolomiti

Di Luca Pianesi - 13 October 2021 - 18:08

ARCO. Vino, cibo, cultura, arte e storia. E' stato un ''grande incubatore di idee'', come lo ha definito lo chef Peter Brunel il progetto di fusione tra i grandi vini delle Famiglie Trentine del Vino, i piatti della tradizione monastica rivisitati dallo chef stellato che da qualche tempo ha acceso la sua stella nel ristorante che porta il suo nome di Linfano d'Arco, alcuni dei migliori formaggi del territorio trentino. Cinque appuntamenti diversi tra loro ma collegati anche grazie alle opere d'arte di Marco Filippone che hanno impreziosito la già splendida location e hanno fatto da trade-union tra una cena e l'altra. 

 

Martedì sera al Peter Brunel Resturant l'ospite d'onore erano le cantine Ferrari. Camilla Lunelli ha presentato i suoi vini ringraziando chi ha ideato questo ciclo di incontri ''capace di fare sistema tra le cantine, il mondo del food, dei formaggi e quello della cultura del Trentino''. Poi è toccato al formaggio ''presentarsi''. Per la quinta serata (l'ultima del 2021, mentre ce ne saranno poi altre tre nel 2022 dopo l'inverno) è stata ''aperta'' una straordinaria forma di Puzzone del Caseificio Predazzo Moena ed è stato raccontato come il nome ''Puzzone'' sia nato grazie a un'intuizione del ''padre'' del giornalismo di agricoltura Sergio Ferrari, venuto a mancare l'11 febbraio di quest'anno e sin dalla nascita de il Dolomiti firma importantissima della nostra testata. 

 

 

E' toccato, poi, al fisico Alessandro Garofalo spiegare che ai commensali sarebbero stati consegnati dei bigliettini sui quali avrebbero dovuto scrivere cosa evocava loro ogni portata associandola a una superficie, a uno strumento musicale, a un'esperienza di tatto, a un'emozione vissuta secondo il modello della figura retorica della sinestesia. ''Al termine di queste otto serate - ha concluso il padrone di casa Peter Brunel prima di far accomodare i presenti ai tavoli - quanto emerso nel nostro incubatore (quindi, per esempio, anche le centinaia di post-it con le parole scritte dai commensali e associate ai vari piatti ndr) si trasformerà nel contenuto di un libro sotto forma di varie identità diversificate. Un romanzo, un ricettario tante idee che fremono all'interno della cultura trentina e frutto di tante, grandi, passioni''. 

 

Ogni appuntamento ha avuto (e avrà nel 2022) come protagonisti due portate povere, un piatto più complesso e un dessert a base di uovo. Le ricette sono modellate dallo chef per creare un connubio con cinque vini scelti tra le etichette delle cantine che partecipano all’evento. Dodici cantine delle ''Famiglie Trentine del Vino'', di fatto le più importanti della provincia (le cantine che hanno partecipato e che parteciperanno sono: Endrizzi, Abate Nero, Ferrari, Gaierhof, Andrea Forti Wines, Bolognani, Dorigati, Monfort, Marzadro, Pedrotti, Revì e Villa Corniole), in solitaria o in abbinata, a seconda della serate. 

 

Parte del progetto anche Confcommercio Trentino e per la serata con le Cantine Ferrari erano presenti il vicepresidente Mauro Bonvicin (presidente dell'Associazione dei Commercianti all'Ingrosso della quale fanno parte le "Famiglie Trentine del Vino"), il direttore generale Giovanni Profumo, il vicepresidente vicario Massimo Piffer e Francesco Carraro, segretario provinciale dell'Associazione dei Commercianti all'Ingrosso. E poi il direttore di Trentingrana Andrea Merz e tanti altri per una serata presentata per Euregio Media Group da Corrado Tononi.

 

Ecco il menù e i piatti dello chef Peter Brunel che hanno potuto gustare i presenti per questo quinto viaggio con le Famiglie Trentine del Vino. 

Primo: radicchio all'aceto di mela e ricotta (riproposizione dei piatti dei poveri del 1500)

 

 

Vellutata: avena, noci, lardo e olive (rivisitando la quotidianità dei monaci)

 

 

 

Secondo: faraona infornata al melograno

 

 

Dolce: sospiri di monaca con lo zabaione

 

 

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