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Storia del trionfo europeo del Napoli di Maradona, Careca e Carnevale e di un riscaldamento diventato icona della bellezza del calcio

Nella semifinale di ritorno di un mese prima Maradona danzò sulle note di "Life is life": quel video fece subito il giro del mondo e, ancora oggi, è un'icona della bellezza del calcio (GUARDA IL VIDEO). Il cammino della squadra di Ottavio Bianchi fu esaltante, senza alcuna sconfitta e con l'incredibile rimonta nei quarti di finale contro la Juventus: 0 a 2 all'andata a ritorno e successo per 3 a 0 nel return match

Il Napoli e capitan Diego Armando Maradona festeggiano la conquista della Coppa Uefa il 17 maggio 1989
Di Daniele Loss - 17 maggio 2021 - 17:19

TRENTO.  Trentadue anni fa, al Neckarstadion di Stoccarda, il Napoli alzava al cielo il primo (poi rimasto unico) trofeo internazionale della propria storia: la Coppa Uefa edizione 1988 - 1989.

In panchina c’era Ottavio Bianchi, in campo “Sua Maestà” El Pibe d Oro, ma anche Careca, Alemao, un giovanissimo Ciro Ferrara, Nando De Napoli e Carnevale, che l’anno successivo giocheranno da titolari il Mondiale d’Italia 90, Francini, Corradini, Renica, Fusi e il portiere Giuliano Giuliani, scomparso nel 1996 ad appena 38 anni nell’indifferenza generale, nel reparto di malattie infettive del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.

 

La Coppa Uefa di allora aveva poco o nulla a che vedere con l’attuale Europa League, manifestazione che nelle intenzioni della Uefa doveva sostituire quella che, all’epoca, era la terza manifestazione per importanza dopo la Coppa dei Campioni e la Coppa della Coppe.

Vi partecipavano sessantaquattro squadre, che sin dai 32esimi di finale, si sfidavano in gare d’andata e ritorno senza possibilità d’appello. E anche la finale era in doppia sfida. L’Italia poteva schierare ben quattro formazioni e, al via di quell’edizione, a rappresentare la nostra Penisola, c’erano ovviamente il Napoli, ma anche Juventus, Roma e Inter.

 

Nel primo turno i partenopei sudarono le proverbiali sette camicie per avere ragione del Paok Salonicco: all’andata il Napoli s’impose per 1 a 0 grazie al rigore trasformato da Maradona, mentre nel returno match, nel catino infuocato del “Toumpa”, gli azzurri passarono in vantaggio con Careca (su assist fantascientifico del Pibe), poi fu assedio del Paok con Giuliani che parò l’impossibile, concedendo ai greci solamente il pareggio firmato da Skartados. L’arbitro fu costretto a sospendere la sfida per qualche minuto a causa del fitto lancio di oggetti in campo e, al termine dell’incontro, ci furono scontri la due tifoserie con massiccio intervento delle forze dell’ordine per placare gli animi.

 

Nei 16esimi il Napoli, che non era certamente partito con i favori del pronostico, affrontò la Lokomitive Lipsia che, ovviamente, apparteneva ancora alla Federazione della Germania dell’Est. Giuliani tenne inchiodato il risultato sullo 0 a 0 con almeno tre super parate, ma poi dovette arrendersi al colpo di testa dell’ala sinistra tedesca Matthias Zimmerling. La squadra di Bianchi, in uno stadio pieno, trovò però la forza di pareggiare: meravigliosa azione sull’asse Maradona - Corradini, cross di quest’ultimo e tuffo vincente del terzino sinistro Francini per l’1 a 1 finale.

Nel ritorno, in un San Paolo gremito, il Napoli mise immediatamente in discesa la qualificazione: dopo tre minuti Francini replicò la rete dell’andata con un altro gran colpo di testa su punizione battuta da Maradona e, nella ripresa, arrivò anche il raddoppio con una conclusione da pochi passi di Francini, deviata in maniera decisiva da un difensore tedesco.

 

Dopo essersi sbarazzato del Bordeaux negli ottavi di finale (1 a 0 all’andata in Francia con gran gol di Carnevale e incredibile incrocio dei pali centrato da Maradona su punizione e 0 a 0 nel ritorno), nei quarti arrivò la sfida tutta italiana contro la Juventus, le uniche due superstiti, visto che nel turno precedente l’Inter era stato eliminato dal Bayer Monaco (2 a 0 per i nerazzurri all’andata all’Olympiastadion con la celebre “cavalcata” di Nicola Berti e clamorosa sconfitta al ritorno per 3 a 1 a San Siro) e la Roma aveva ceduto nettamente alla Dinamo Dresda che si era imposta per 2 a 0 in entrambe le sfide.

 

Quel doppio incrocio tra Napoli e Juventus ebbe un epilogo incredibile, alla luce soprattutto di quanto accaduto nella gara d’andata, disputata a Torino. I bianconeri s’imposero per 2 a 0: Pasquale Bruno portò avanti la Juve con un meraviglioso destro di controbalzo da fuori area e, ad un amen dalla fine del primo tempo, arrivò anche il raddoppio. Traversone dalla destra del portoghese Rui Barros e maldestra deviazione nella propria porta di Corradini.

Il discorso qualificazione sembrava chiuso a favore dei bianconeri ma, in un San Paolo che si rivelò dodicesimo e tredicesimo uomo, accadde l’impensabile.

Maradona portò avanti quasi subito il Napoli su calcio di rigore dopo l’atterramento in area di Careca ad opera di Bruno e, prima del riposo, i partenopei impattarono nel computo generale: gran recupero palla di Alemao su Mauro e poi botta imprendibile dal limite di Carnevale per il 2 a 0. Nella ripresa il punteggio non cambiò più, ma nei supplementari gli azzurri completarono la rimonta e, a soli sessanta secondi dai calci di rigore, Careca crossò al centro per Renica che, in mischia, trovò la deviazione sottomisura che spedì il Napoli in semifinale.

 

Al penultimo atto c’erano i partenopei, due formazioni della Germania Ovest, lo Stoccarda e il Bayern Monaco, e la Dinamo Dresda. L’urna non fu benevola con la squadra di Bianchi, che si trovò accoppiata al Bayern Monaco, la favorita numero uno per il successo finale.

 

Gli azzurri erano però lanciati e potevano contare sul giocatore più forte del mondo: l’andata si disputò in via Fuorigrotta e fu un trionfo napoletano. De Napoli per Maradona, che mandò in porta Careca, che completò l’azione con un perfetto diagonale. E, nella ripresa, ci pensò Carnevale ad ipotecare la finale, con un imperioso colpo di testa da centroarea.

 

A quel punto si trattava di andare a Monaco per difendere il doppio vantaggio e la sfida di ritorno entrò sin da subito nella storia del calcio, non solamente perché il Napoli riuscì a pareggiare 2 a 2 ed eliminare il Bayern, ma per quanto accaduto prima della partita.

 

 

Durante il riscaldamento, infatti, Maradona cominciò a scaldarsi, ballando sulle note di “Life is life” del gruppo austriaco Opus.

 

 

 

 

Con gli scarpini slacciati (si vedono nitidamente le stringhe ballonzolare), il numero 10 diede vita ad uno vero e proprio show con il pubblico (un testimone diretto afferma, tutt’oggi: “il prezzo del biglietto era ampiamente giustificato ancora prima dell’inizio della partita”) rapito dalla sua danza con annese incredibili evoluzioni con il pallone.

Il match terminò 2 a 2 con vantaggio napoletano di Careca, pareggio tedesco a firma di Wohlfarth, prima della seconda rete personale di Careca e del definitivo pari siglato da Reuter, che un paio d’anni dopo arriverà in Italia (da Campione del Mondo) per vestire la maglia della Juventus.

 

ll Napoli, dunque, approdò in finale e l’ultimo ostacolo era rappresentato dallo Stoccarda, capace di eliminare la Dinamo Dresda, vincendo 1 a 0 all’andata e impattando 1 a 1 al ritorno.

 

La prima delle due sfide decisive si giocò al San Paolo il 3 maggio 1989: lo Stoccarda sbloccò il risultato con il gol di Maurizio Gaudino, nato a Brühl da padre casertano e mamma napoletana di Frattaminore, ma poi il rigore del "Diez" e la rete di Careca, che della manifestazione fu vicecapocannoniere con 7 reti, una in meno di Torsten Gütschow della Dinamo Dresda, completò la rimonta.

Adesso si trattava “solamente” di andare in Germania e reggere l’impatto con i tedeschi che sino a quel momento, in casa avevano ottenuto 4 vittorie e 1 pareggio.

Il 17 maggio 1989, al Neckarstadion, davanti a 67mila spettatori, molti dei quali di fede napoletana, i partenopei fecero però molto di più: Alemao portò avanti la squadra di Bianchi, poi arrivò il pari di Klinsmann. Ferrara firmò il due a uno a fine primo tempo e poi Careca mise il proprio sigillo anche in questa partita. Lo Stoccarda, che a quel punto avrebbe dovuto segnare quattro gol, riuscì ad accorciare grazie alla sfortunata autorete di De Napoli e a poi a pareggiare con Schmäler, ad un minuto dal 90’, quando il Napoli e tutta Napoli erano già pronti alla festa.

 

E festa fu, grandissima perchè, dopo aver conquistato due anni prima lo Scudetto, il club fondato nel 1926 poteva alzare al cielo il primo trofeo internazionale della propria storia.

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